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23.10.03

Luisito Bianchi

Come ho già segnalato nei giorni scorsi (qui e qui) è arrivato nei giorni scorsi in libreria il romanzo di don Luisito Bianchi La messa delll'uomo disarmato, pubblicato dall'editore Sironi nella collana "indicativo presente", della quale ho la responsabilità (qui la scheda editoriale).
In realtà il libro era già stato stampato (ma non veramente "pubblicato") più di dieci anni fa: a cura degli amici di don Luisito Bianchi. Aveva circolato passando di mano in mano, consigliato o donato da persona a persona.
E' un libro, secondo me, molto forte e bello.
In casa editrice lo portò Paola Borgonovo (che guida il gruppo redazionale). Se a qualcuno va ascritto il merito della (ri)pubblicazione di questo libro così forte e bello, è a lei.
Qualche giorno fa le ho scritto: "Cara Paola, hai voglia di scrivermi un pezzo, magari in forma di lettera, o nella forma che vuoi, nel quale dici che effetto ti fa la pubblicazione della Messa? Così, io lo pubblicherei nel blog. A me piacerebbe farlo".
Questa è la lettera che Paola mi ha scritto:

caro giulio,
mi chiedi che effetto mi fa vedere La messa dell'uomo disarmato pubblicata. Ci provo a dirtelo, ma devo partire un po' da lontano. Circa dieci anni fa (mese più mese meno), un'amica - un'amica cara - mi regala una copia del romanzo nell'edizione pro manuscripto. La sua dedica dice, più o meno, ti regalo questo libro perché è molto bello e, testuale, "...perché tengo a dividere con gli amici quello che mi capita". Questo è stato l'inizio, per me. La scorsa estate (2002) presto il mio volume della Messa (familiarmente detta) a Enrica, in una sorta di più o meno cosciente elezione. Lei torna dalle vacanze e mi dice quanto sta amando questo libro e mi dice anche che "questo libro fa accadere cose". Per me è stato come il chiudersi di un cerchio: un'amica ha voluto condividere questo romanzo come si condivide un fatto, un evento - bello - e un'altra amica me lo ha restituito nello stesso modo. Così, mi rendo conto che, per quanto mi riguarda, questo libro (già a monte, cioè prima che iniziasse il nostro lavoro editoriale) è l'origine di una catena di fatti che si sono verificati e succeduti per sua forza. Non intendo dire solo che ha catalizzato eventi, ma proprio che li ha generati. Così, in estrema sintesi, vedere la Messa pubblicata, vederla in libreria, mi dà l'idea che un fatto, un evento bello sia in circolazione e che potrà andare ben più lontano della mia copia originaria - la copertina bianca ormai più che grigia e sporca - che è passata credo almeno per venti paia di mani, comprese le tue, giulio.
La Messa mi ha confermato alcune cose che già mi giravano in testa. Ad esempio, con Paolo quasi vent'anni fa ci eravamo fatti un ex libris, con su scritto "la verità vi farà liberi", perché ci pareva che i libri fossero per noi una strada importantissima di questa interminabile ricerca. Ho applicato con particolare convinzione il nostro ex libris alla Messa, perché è un libro che con la verità c'entra moltissimo. Non lo dico perché penso che dica o insegni "la verità". Lo dico perché è un libro che è nato per necessità, che si porta dentro la propria necessità. Questo non so spiegartelo bene; al succo di questo libro sento di aderire profondamente, ma non sarebbe bastato questo per farmelo amare tanto e perché assumesse per me la forza di un evento, se non fosse per la necessità che ne è la fonte e la giustificazione. Questa cosa non ci sarebbe stato bisogno di saperla direttamente da Luisito, perché la Messa ne parla da sola. Poi la Messa c'entra molto con la libertà. Non perché parla della Resistenza, ma perché come tutta la letteratura che (secondo me) è buona e grande letteratura non impone e non si preoccupa dei suoi esiti. Gli esiti appartengono a chi legge e non a chi scrive. La pretesa di governare gli esiti credo sia la peggiore trappola in cui oggi cadono molti autori. E infine la Messa c'entra molto con la Memoria. Devo dire che mi ha abbastanza impressionata leggere quello che hai scritto tu, sul fatto che in questo libro il desiderio e il sogno di un futuro diverso si radica in un passato già sperimentato. Io ci ho sentito fortissimamente la potenza della memoria, perché questo libro non "parla" della memoria "è" proprio lui memoria e lo è, direi, cattolicamente: non ricordo, cioè, ma attualità, non passato ma presente. I Morti non tacciono, ma parlano e sono, non li portiamo dentro di noi, ma ci portano. Poi la Messa c'entra molto con la resistenza (sì, minuscolo) e la responsabilità. Nelle sue note finali, Luisito data sulla base di un suo personale calendario: a 58 anni dal 25 aprile e nel LX anno di resistenza. Queste non sono categorie dello spirito: sono rampini che ti agganciano a una storia non conclusa, che ti impongono un paragone e un confronto. Qual è la resistenza che (non?) sto combattendo? Di fronte a chi porto la responsabilità di (non?) combatterla? E il confine, il confine dove passa? fuori di me? o dentro di me? Io, che ancora non ho quarant'anni, so di poter essere anch'io nel LX di resistenza, purché mi assuma la responsabilità di questa storia, di questa vita. Poi la Messa c'entra moltissimo con la bellezza (ricordi quello che dicevi sulle possibili ragioni che muovono a leggere un libro? una era "elevarsi spiritualmente contemplando la bellezza" ). Questo non c'entra solo con l'evidente letterarietà (quella per la quale abbiamo scomodato quei "nomoni" che Onofri ci ha rimproverato. Forse lui non ha torto, anche se io continuerei a fare paragoni altisonanti. Non tanto per contiguità estetica, ma per significare analogia di potenza e di valore). Per me c'entra con il sentimento, che provo, di corrispondenza tra quanto leggo e un desiderio che avevo e non sapevo di avere e che si trova, gratuitamente, almeno in quel momento acquietato.
Tante cose che ti ho scritto mi sono già capitate con altri libri. Forse però è la prima volta che le vivo tutte insieme.
Ti immagini giulio, cosa possa provare ad aver contribuito a che questo libro fosse pubblicato. Felicità e la conferma di una verità lapalissiana (forse). L'ho scritta nella scheda per gli agenti: "È forse questa una esemplare conferma di ciò che è il lavoro di un editore: incontrare un libro bellissimo, amarlo e metterlo a disposizione di più persone possibile".
ciao
paola

Posted by giuliomozzi at 23.10.03 20:54 | TrackBack
Comments

io lo devo ancora comperare questo libro ma di questo libro me ne ha parlato il mio amico fernando che lo ha "preso" alla fiera di francoforte. io di fernando mi fido perché quel che mi dice di leggere e quel che gli dico di leggere insomma ci troviamo in sintonia. poi devo dire che fernando qui non viene perché ha meno tempo ancora di me e perciò ve lo dico io che questo libro è da comperare. io non ci guadagno nulla ve lo assicuro e di fernando mi fido. lui dice che il libro è stupendo… ora fate voi, io lo prendo

Posted by: francesco at 23.10.03 21:27

La lettera di Paola è molto bella, invita ad acquistare, leggere il libro. Lo cercherò, sperando di trovarlo subito. E speriamo che Paola sia in futuro più fedele alle belle parole che ha scritto (come Mozzi alle sue, quelle che emergono in questa lettera).

Posted by: luminamenti at 23.10.03 23:11

Libro interessante. Un altro caso di nostro colpevole ritardo, avremmo potuto opzionarlo. Saluti, Furio Junio Bozzi.

Posted by: furiobozzi at 23.10.03 23:15

Non so se comprerò il libro o no, ma so che sono contento per Paola (anche se non la conosco).Credo che siano queste le soddisfazioni che rendono bella la vita.Saluti

Posted by: Raffaele P. at 23.10.03 23:25

Uhm, sembrerebbe un libro *molto* interessante. Almeno il post è molto bello. E la scheda presente su Sironi invita davvero molto, tentazione grandissima. Ricco di promesse. E l'autore, Luisito Bianchi, non è proprio il caso di sottovalutarlo. Che sia una sorta di Fenoglio, il caso editoriale dell'anno? Forse questa volta ci siamo davvero... Saprò dire.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.10.03 00:13

Cara Paola, caro Giulio
ho concluso stamane la lettura de La Messa. Costretto da pensieri ancora non giunti a parola, mi sono svegliato presto, cosa contraria alle mie abitudini, occupazioni permettendo. Una necessità, quella di terminare le pagine sulle quali l'occhio si era chiuso ieri sera. Una necessità capire l'iter di dom Placido, scoprire letta la scelta di Giovannino, già intuita (e me ne son ugualmente stupito), incontrare il nuovo perdono a se stesso di Franco, primo dei vivi memoranti, simbolo di chi, come me, nato trent'anni dopo, non può aver vissuto l'Avvenimento se non nelle pagine di Meneghello, Chiodi, Vittorini, Revelli, Battaglia, Pavone... forse Pavese.
Ho sempre pensato che non siamo noi a scegliere il libro che stiamo per leggere, E' lui a chiamarci, a leggerci, come sono i fatti che iniziano a comprendere Franco, in chiusura. Dimora dell'essere, ancor più dell'esistere, il linguaggio costringe a questa rivoluzione copernicana. Ma la filosofia, della quale sono non innocuo supplente nelle scuole di Padova, non basta. La necessità che mi ha trascinato a La messa era fatta di due cose: Resistenza e Parola, prima separate o cercate - astrattamente - insieme (la verità vi farà liberi), ora scoperte insieme già da sempre, in Luisito. Un'indicazione di percorso, una direttiva per cercare la Parola. E in fondo non è tutto qua? Se la incontri non puoi che raccontarla, urlarla, suggerirla, come è stato fatto, di mano in mano, per La messa.
Grazie. Che sia un 2004 di parole vive.
Giovanni - Padova

Posted by: Giovanni at 03.01.04 10:29
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