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29.10.03

Il Grande Artista Sconosciuto, 11

Passo a trovare il Grande Artista Sconosciuto. Mi apre la porta con un pennello in mano. Entro nella cucina-studio. Appoggiato alla libreria, che funge da cavalletto, c'è la "copia" della Cattura di Cristo di Caravaggio alla quale Claudio sta lavorando ormai da mesi.
Fuori piove.

Appendo il giaccone zuppo allo schienale di una sedia, cercando di non bagnare e non far crollare la pila di libri, giornali, carte, schizzi.
Mi siedo sull'altra sedia, libera.
Il Grande Artista Sconosciuto torna al quadro. Dà del nero sulla piega di un manto rosso.
"Vedi questo nero", dice, "come viene fuori? Confrontalo con questo qui", e indica un'altra zona dello stesso manto, "e guarda la differnza".
C'è una bella differenza, infatti.
"Mi fai un caffè?", dico.
"Sì", dice il Grande Artista Sconosciuto.
Mette giù il pennello, comincia a trafficare sul lavello.
Mi suona il telefono portatile. E' A* G*. Rispondo. Cinque minuti di panico: mi rendo conto di avere segnato un appuntamento nel giorno sbagliato. Questa sera dovrei essere contemporaneamente a Padova e a Pordenone. Cerco di rimediare. Mi scuso. Finisco la conversazione.
Il Grande Artista Sconosciuto sta frugando nella sua borsa di pelle.
"Comunque", dice, "bisognerà parlare di questa storia di Kìmota".
"Quale storia?", dico.
"Be'", dice il Grande Artista Sconosciuto, "la mia foto che ha messo nel suo sito è veramente orrenda".
Rido.
"Ma dài, Grande Artista Sconosciuto", dico, "è una foto fatta anche per contribuire, così, a quella specie di clima di mistero un po' sciocco che abbiamo cercato di creare".
"Mah", dice il Grande Artista Sconosciuto.
Mi rendo conto che non riesce a trovare la caffettiera. Il lavello è ricolmo di piatti di plastica. Claudio li usa come tavolozze.
"Senti", dico, "per il caffè non importa".
"Ecco", dice Grande Artista Sconosciuto, "meglio".
Mi suona ancora il telefono portatile. Un numero di Milano, sconosciuto. Rispondo. E' un tizio che mi ha spedito un dattiloscritto due mesi fa. Gli dico di farsi vivo venerdì mattina, che sono in casa e posso parlare con calma.
"Ma che cos'ha che non ti va, quella foto?", dico. "Ti pare un po' troppo Nosferatu?".
"No", dice il Grande Artista Sconosciuto, e mi rendo conto che è serissimo. "E' che mi ha preso dalla parte sbagliata".
"Cioè?", dico.
"Guardami", dice, mettendosi di tre quarti.
"Ti guardo", dico.
"Vedi che da questa parte sono molto più bello?", dice.
Rido ancora.
"Ma dài, Grande Artista Sconosciuto!", esplodo. "Sei peggio della Loren! Vuoi essere fotografato solo dalla parte che vuoi tu! Ma si può?".
"Ma perché tu, scusa?", dice, sempre più serio.
"Boh, non lo so", dico. "Quando mi fanno delle foto, come vengono vengono. Il fotografo sa il suo mestiere. Non mi ci metto in mezzo".
"Ma anch'io sono fotografo!", dice il Grande Artista Sconosciuto.
"Sì", dico, "e hai anche più esperienza di Kìmota, probabilmente. Ma se è lui a fare le foto, e se tu ti lasci fotografare, non puoi che accettare il risultato".
"Non so", dice.
Si volta, guarda il quadro.
Mi suona il telefono portatile. E' un numero di Vicenza che conosco bene. Non rispondo. Il telefono suona a lungo.
"Non puoi pretendere di apparire sempre come vuoi tu", dico al Grande Artista Sconosciuto.
"E perché no?", dice.
"Perché la tua esistenza è proprio nella percezione di te che hanno gli altri", dico. "Tu, come me, come tutti, esisti nelle relazioni. Se pretendi di essere fotografato, pensato, considerato solo come vuoi tu, è come se tu rifiutassi di essere in relazione con chi ti fotografa, pensa e considera".
Mi guarda fisso.
"Ripeti", dice.
Ripeto.
"Ah", dice.
Restiamo in silenzio.
Mi suona il telefono. E' M* dalla casa editrice. Domani sono lì, a Milano. Ci accordiamo in poche parole.
Spengo il telefono. Guardo il Grande Artista Sconosciuto. Il Grande Artista Sconosciuto è fermo al centro della stanza. Ha la fronte aggrottata, la testa un po' piegata.
"La pittura, però", dice, "resta lì".
"Ma", dico. "La pittura è un mezzo di relazione. Come la letteratura, la musica, il giardinaggio e la cucina".
Mi guarda fisso. La fronte è sempre più aggrottata.
"Davvero pensi questo?", dice.
Faccio un lieve ritardo.
"Sì", dico. "Penso questo".
"Ah", dice.
Restiamo ancora in silenzio.
"Ma la pittura è arte", dice il Grande Artista Sconosciuto.

Posted by giuliomozzi at 29.10.03 19:12 | TrackBack
Comments

mezzi di relazione. si, è vero sono mezzi di relazione. ma di solito questi mezzi di relazione vengono usati da persone che non sono in grado, o non riescono, a mettersi in relazione con gli altri. è strano, vero? io (e qui mi rifaccio a Marco2candida, quindi non io LSF ma io(?)) riesco a scrivere un bel racconto, facciamo una bella storia d'amore, si, mi piace, una storia d'amore. a lui faccio dire le cose giuste, a lei le giuste movenze. i momenti, gli attimi, il sense of "romantic". tutto perfetto. e poi? io(?) nella realtà non riesco a vivere bene la mia(?) storia d'amore. la mia(?) donna(?) mi(?) dice che non so "parlare d'amore", non so essere romantico. non so relazionarmi(?). saluti LSF. p.s. spero che marco2candida non mi pialli per quell'uso scopiazzato dei suoi ii.

Posted by: LoScrittoreFantasma at 29.10.03 19:52

Hai ragione "scrittore fantasma", o meglio ha ragione chi si lamenta di non sentirsi amata : una cosa è saper scrivere d'amore e un'altra cosa è saper amare. Maria L

Posted by: maria L at 29.10.03 20:10

sono una disadattata.
questo per quanto mi riguarda. Lu.

Posted by: diariodilu at 29.10.03 20:15

Questo pezzo mi è piaciuto molto.Bravo giulio.Saluti

Posted by: Raffaele P. at 29.10.03 22:40

Questa affermazione la condivido: "La pittura è un mezzo di relazione. Come la letteratura, la musica, il giardinaggio e la cucina". Non solo meccanicamente, colori e occhi, parole e cervelli, caffè e mani, non solo questo. E' anche offrire un volto, scambiare uno sguardo, condividere un mondo.

Posted by: omniaficta at 29.10.03 22:56

l' arte nasce dal rifiuto amoroso: il vecchio mito di siringa, la ninfa che per sfuggire a PAN si trasforma in canna. E Pan inizia a suonarsela, in mancanza di meglio...

Posted by: radiocatalin.clarence.com at 30.10.03 00:12

a me sta storia che il GAS abbia un nome e cognome, un atelier (sia pure, come si conviene, ricolmo di piatti di plastica usati a mo di tavolozza) un nome (e credo, anzi sono certo) un cognome mi intristisce. Non so. Avrei preferito fosse avvolto, confinato, in quel territorio del perfettibile cui gm ci ha abituato con le sue storie. Scoprirne di colpo la fisicita' e' come approcciare un libro di Agatha Cristie partendo dall'ultima pagina.

Posted by: cletus a.a. at 30.10.03 00:54

PER LO SCRITTORE FANTASMA E IANNOZZI: troverete le mie risposte nel mio blog.
Saluti,
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 30.10.03 01:28

Quello che scritto Mozzi qui meriterebbe più di solo otto commenti.Ma la colpa è sua. Colpa? meglio dirla errore! E' vero che non è la quantità degli interventi a determinare la qualità, tuttavia anche andare oltre una soglia di quantità può contribuire a fare crescere la qualità. Nella sezione Mi Faccio delle domande si è arrivati a 115 commenti che se esaminati uno a uno poco si riferiscono al quesito, tema che aveva posto Mozzi. Per quanto mi riguarda, basta andare a vedere, io sin dall'inizio, in quella sezione, ho commentato rimanendo al tema.
Ma poi ci è allontanati dal tema di Mozzi. Ora cosa è accaduto? O meglio cosa accade quando succede? Certo, ciò che è accaduto si può prestare a molte interpretazioni, motivazioni.
A me sembra - adesso non ho neanche tanto voglia di spiegarlo nel dettaglio o in maniera pignola come mi direbbe l'intelligente Talpa - che sia accaduto quello che accade abbastanza raramente (o spesso? non credo) quando si conversa e si riesce a dire (e come dirlo e quanto dirlo e perchè dirlo e cosa dire e dove dirlo e come creare lo spazio problema, il macro-contenuto e il micro-contenuto e tante altre cose ancora che quando uno parla e scrive può pensare autosservando COSA SI STA FACENDO!) qualcosa che "accende" connettivamente i cervelli delle persone e produce la cosidetta logica-acqua, fondata sulla percezione. Vi sono due tipi distinti di sistemi d'informazione che sono legati al modo di "fare" operare la percezione. C'è il tradizionale sistema "passivo" in cui frammenti, simboli o informazioni di vario genere vengono registrati e immagazzinati in una determinata superfice di supporto. L'informazione dentro a questo superficie non cambierà, e nemmeno la superficie. Questo è il SISTEMA BLOG-MOZZI (Caro Giulio, quando parlavo di uno speciale, dossier sul tuo Blog non mi riferivo certo come qualche persona del tuo team ha detto con leggerezza un documento basato su insulti, basato su vendetta, ma piuttosto proprio quello che qui, adesso, provo ad accennare. Il malloppone lo potrai vedere altrove, tranquillo!magari ci trovi qualcosa su cui sei d'accordo con me! Essere troppo d'accordo con gli altri non fa poi un gran bene, così come l'Amore è il bene che può crescere e stare nel disaccordo!).
Nel sistema passivo Mozzi-Blog c'è la necessità di una specie di operatore/i esterni che manipolino (vedete bene di capire questa parola, manipolare!) l'informazione sulla base di alcune regole. Spiego la manipolazione. Immaginiamoci un giocatore di scacchi (faccio anche questo Scarpa abbastanza impegnativamente, a proposito di cosa stiamo facendo, per diletto ma anche per studio su come si ragiona, quali componenti del ragionamento agiscono o potrebbero agire giocando a scacchi). I pezzi poggiano passivi e inerti sulla scacchiera fino al momento in cui il giocatore Mozzi li muoverà sulla base delle regole degli scacchi e di una strategia che nel frattempo egli si sarà formata nella sua mente. Anche i computer tradizionali sono sistemi d'informazione passivi. L'informazione viene immagazzinata su nastri o dischi e poi usata sulla base di regole particolari e per uno scopo particolare da un processore centrale. Uno scolaro che fa degli esercizi aritmetici presi da un libro è un altro esempio ancora di sistema passivo d'informazione.
L'altro tipo di sistema è il sistema ATTIVO. Quello che io e qualcun altro è stato capace di innescare (niente per cui prendersi dei meriti,e niente che possa definirsi come SCOPO, perchè è il sistema, la comunità, l'insieme che autoregola da sé lo SCOPO! qui solo analisi che spero faccia riflettere ogni persona sull'interazione con un qualsiasi umano e l'apprendimento di QUALSIASI COSA)in alcune sezioni di questo blog facendoci arrivare a una quantità elevata di numero di commenti, quasi tutti oltretutto ricchi di significatività, di densità (il numero elevato non è determinato dai miei che sono sopra la media, ma dalla quantità complessiva. Basta fare una valutazione statistica). Nel SISTEMA ATTIVO non c'è operatore esterno. Tutte le attività si svolgono all'interno della superficie di registrazione. L'informazione è attiva. SI AUTORGANIZZA! La superficie è attiva (a vari livelli). L'informazione interagisce con la superficie e va a formare delle organizzazioni, delle sequenze, degli schemi, dei cicli eccetera.
E' così che quello che sembrerebbe lo Scopo di un Blog, o ancora meglio cosa è un Blog in generale in chi l'ho ha inventato, progettato e lo usa, diviene inevitabilmente, involontariamente, CREATIVAMENTE QUALCOSA D'ALTRO!
Sul fatto che una cosa possa divenire altro vi risparmio, per adesso, l'illusione che accada DAVVERO!
Allora la creatività e l'apprendimento, la conoscenza non sono ciò che uno crede siano.
Chissà se Il Grande Artista Sconosciuto se lo è mai chiesto quando riposa!
N.B molte cose che ho detto qui è chiaro che non sono a mio parere state molto approfondite. C'è anche chi gioirà! ma, forse, chissà, non per molto!

Posted by: luminamenti at 30.10.03 08:06

nessuno di voi ha mai suonato ? no, dico qualcos'altro che non fosse il clacson, il citofono...parlo di strumenti musicali. E' noto il concetto di "jam-session" ? Avete presente la struttura del blues (prima) e della sua evoluzione (jazz) dopo ? Bene, se cosi fosse le chiacchiere starebbero a zero!!! Si, un blog, potrebbe, anche, essere una sorta di jam, con la sua tipica struttura (che poi, evvai altra benzina...la sparo grossa, e' "in nuce" l'essenza stessa della democrazia. C'e' un tema, centrale, e a turno i musicisti staccano A TURNO i propri "a solo", interpretando al meglio delle loro capacita' creative. Poi, stop, si torna al tema corale e cosi via. Gli si resta fedeli quanto basta per non dimenticarlo del tutto. Ecco, mi veniva in mente sta cosa qua.
E buonagiornata tutti.

Posted by: cletus a.a. at 30.10.03 08:19

Bravo Luminamenti, che dopo aver deprecato questa abitudine, pure tu scrivi un commento per parlare dei commenti e non del post; con la consueta sinteticità, peraltro. Perché non ti fai un blog commentigiuliomozzi.clarence.com e lasci in pace chi, qui, ci viene per leggere?

Posted by: ConComodo at 30.10.03 08:30

Bene, ho postato qui il mio primo messaggio alle 8:06 e in 24 minuti ho generato due reazioni.
Tutte e due significative.
Naturalmente Concomodo (mai nome fu più appropriato) se la prende comodo a leggermi e quindi gli sembra che in quello che ho scritto oggi ci sia contraddizione rispetto a ciò che ho detto in altri giorni. Ma se se la prende Concomodo a leggermi; allora nulla ho tolto alla sua pace di leggere anche nel blog di Mozzi ciò che non scrivo concomodo. Prenditela comodo prima di rispondermi. Tanto prima delle 13 non ritorno!
E naturalmente a sentir lui non avrei parlato del post. Ma, invece, ho fatto anche questo. Forse è perché te la prendi Concomodo che ti è sfuggito?
Cmq la tua reazione va benissimo, ed è coerente con il mio discorso. Hai preferito dire subito su ciò che ho detto piuttosto che postare un commento - come dici tu? - contestuale al post!
Medita...Concomodo...

Posted by: luminamenti at 30.10.03 08:54

ciao giulio, mi dai il tuo numero di cellulare? ;-)

Posted by: francesco at 30.10.03 09:33

Deve esserci un altro Talpa, in questo blog...

Posted by: LaTalpa at 30.10.03 09:42

Anche questo mio commento è fuori post, ma se un blog è un blog, si può anche andare fuori tema e fare i propri commenti quando se ne ha voglia, quindi dico la mia. Rispondo a chi mi ha spiegato molto sinteticamente che un blog è un blog : è vero,ma spesso mi sembra uno di quei gruppi di dinamica, dove ciascuno è libero di esprimere bisogni, identificazioni, proiezioni, frustrazioni, aggressività. Sarà magari catartico, peccato però che non ci sia un conduttore, perchè ciascuno possa imparare a utilizzare meglio tutte queste energie, il più delle volte sprecate e disperse...Maria L

Posted by: maria L at 30.10.03 10:41

Condivido molto, Giulio, ciò che hai messo al centro di questo pezzo. Sai di che cosa parlo. E dunque sai anche che lo condivido. Dunque non servirebbe scriverlo. Ma io lo scrivo lo stesso, così, per salutarti.

Posted by: luca at 30.10.03 11:07

Riprendo il post di Mozzi con questa idea sotto un’altra forma. Sarà o non sarà attinente a ciò che Mozzi ha scritto? Leggendo un libro ho capito come si dovesse scrivere. Sottolineo innanzi tutto il mio errore di un lontano passato – avevo 15 anni - che consisteva nel giudicare le frasi dalla loro apparenza senza preoccuparmi del bottino più o meno brillante che portavano. Bisognerebbe riuscire a esprimere meglio quest’idea. Tutti gli scrittori sono inclini a cadere in questa bizzarria. Scrivono per gli occhi del lettore e non per la sua immaginazione o per il suo pensiero, secondo il caso. Scrivono come se il loro lettore dovesse scorgere nella loro poesia o nei loro racconti solo frasi e non un quadro o un’avventura. Credo di sapere finalmente da dove venga il male. Non si sono mai sufficientemente esercitati a scavare un abisso incolmabile fra l’atto di scrivere e quello di leggere. Poniamo la questione su un altro piano. Non ho compreso a sufficienza il mio mestiere, è forse tempo che me ne renda consapevole. Ho sempre agito come se non vedessi nulla della mia arte al di là dell’atto di scrivere. Lo scrittore è solo la metà dell’artista che pensa di incarnare. Crede di trovare l’oggetto della sua arte in ciò che è soltanto la sua manifestazione. Ricorrerò a un paragone: il mio modo di lavorare si potrebbe riconoscere nella follia di un Pittore che si applichi a dare ogni pennellata con mano sapiente ignorando che l’insieme cancella i particolari. Ci si applichi allora innanzitutto ad osservare, poi ci si sforzi di unire un atto e una visione. E’ questa l’operazione che rende possibile la scrittura. La prontezza dell’esecuzione, credo, è ciò che dà a questa sintesi le probabilità più sicure di riuscire. Intervengono altri fattori. Ma tante condizioni grammaticali che un buon autore brucia dal desiderio di soddisfare, una eleganza di movimento e ogni specie di restrizione si realizzano da sé sulle forme che una frase prende; tutte queste considerazioni di stile che un buon autore si lusinga di poter dominare, non mi sembrano costituire il fondo dell’arte, ma la sua alchimia interiore; mi sembrano scoprire per ogni operazione estetica un secondo piano biologico in cui operano leggi estranee all’arte stessa…Il migliore scrittore è colui che meno sembra nato per scrivere. Vorrei dare un accento a questa verità. Scrivo per essere compreso e non per essere letto. Ieri ho annotato che tutta la mia ambizione era stata certamente tesa ad assegnare al linguaggio il suo vero ruolo. Oggi so attraverso quale scappatoia questo giudizio si ricongiunge alla conclusione che una pagina come questa richiede. Volevo che, grazie a me, il linguaggio scoprisse la sua reale funzione, che si rivelasse solamente da sé come una forma della vita. Oggi, voglio che la parola dello scrittore sia una cammino attraverso la sua ispirazione. Intravedo appena questo accostamento. Ma ieri, come oggi, e sul piano dell’essere, prefiguravo che se la parola è una forma dell’oggetto, essa non può vivere e aggiungersi alla parola senza che dalla frase così formata magicamente sparisca la qualità materiale che l’avrebbe tenuto in nostro potere. Tutto questo non è maturo. Che fatica! Ma no. Oggi so dove voglio arrivare. Sono sempre stato invidioso dei musicisti e dei pittori ( e non di Mozzi né tantomeno potrei esserlo del Tiziano Scarpa che mi pensa, che ci pensa in termini d’invidia!). Ho sempre pensato che solo musicisti e pittori sono veri artisti. Li vedevo abitare un mondo a parte e usare la loro arte come uno strumento per ritornare nel nostro mondo. Il letterato è ben lontano dall’eguagliarli. Riunisce dei pensieri; non sa mai se è nel suo universo o nel nostro. Ha mai avuto un mondo suo? Parlo del cattivo scrittore, di quello che mi somiglia…
(fine prima parte o ultima della fine)

Posted by: luminamenti at 30.10.03 14:36

Buon viaggio, Luminamenti. Facci un cenno, quando sei arrivato.

Posted by: ConComodo at 30.10.03 15:10

Difficile che possa dirti quando arrivo. Me la prendo Concomodo!

Posted by: luminamenti at 30.10.03 15:17

un pianista una volta mi disse, mentre si arcuava grigia la cenere della sigaretta poggiata sul suo animalone nero: "se la musica ha un numero maggiore di amatori che non la poesia o l'architettura o che so io la scultura, questo non lo si deve al fatto che è "più spirituale", come pensano taluni, bensì al fatto inverso:che è più sensuale". io non lo so, strano tipo quello lì, alternava la vita fra musica e non musica,come fra sonno e veglia. mi stranisco quando qualcuno cerca di definire l'arte. c'è una disciplina per questo e qualcosa mi dice che l'espressione e la comunicazione c'entrano. caravaggio era un grande fotografo.

Posted by: sara at 30.10.03 15:26

ha ragione il signor claudio, forse quella foto è tipica di chi dipingerebbe quel *cristo a due teste, ma chi ci dice che il grande artista sconosciuto non potrebbe essere venuto male? ecco vorremmo vedere un'altra foto. gli "artisti" hanno più lati o no? :)mi sembra che ne la prosivendola pennac si diverte molto con le immagini degli scrittori.

Posted by: sara m. at 30.10.03 15:42

Volevo dire una cosa al Luminamenti: hai mai pensato di aprire un blog tutto tuo?Il tempo per scrivere ce l'hai, il bisogno di farlo pure e sei anche dotato di sufficiente egocentrismo (che non penso sia necessariamente un difetto).Quindi perché no?Quello che non capisco è perché critichi tanto questo blog e poi passi le giornate a commentare scrivendo molte volte cose interessanti, ma altrettante comportandoti come un bambino viziato. Per caso la tua presenza è diventata una questione di principio con qualcuno dei visitatori? E’ mia intenzione stimolare una riflessione, non una lite.Fiducioso di una chiara quanto sintetica risposta Raffaele P....P.S:Credo che anche la sintesi sia un pregio.

Posted by: Raffaele P. at 30.10.03 16:22

Non riesco a resistere alla tentazione di vantarmene: con me, Luminamenti riesce a essere SINTETICO!

Posted by: ConComodo at 30.10.03 17:19

Cosa sta succedendo? C'è uno che ha scritto un commento bellissimo: "Sottolineo innanzi tutto il mio errore di un lontano passato – avevo 15 anni - che consisteva nel giudicare le frasi dalla loro apparenza senza preoccuparmi del bottino più o meno brillante che portavano." Vado a vedere la firma... Luminamenti? Scorro il testo sino alla fine e arrivo all'ultima lettera senza fatica. Perbacco! Quindi, Lumina, perché invece di imporci la tua presenza non ci consenti di goderne? (mauro mirci)

Posted by: mauro at 30.10.03 17:37

Al caro Raffaele. Certo che la sintesi è, può essere ANCHE un pregio. Ma potrebbe ANCHE darsi che non ce l'ho e ho ANCHE pregi altrove.
Ho criticato questo Blog? Ho criticato ALCUNE COSE di questo Blog! e la critica ho cercato di versarla in senso dialogico e non denigratorio.
Ho criticato poi una perdita di controllo di Mozzi, di quel Mozzi nei miei confronti. Mozzi è uno dei migliori in Italia, ma ho imparato che il servizio migliore (non richiesto da lui s'intende) che si può rivolgergli è essere attentissimo a quello che fa. Sto dicendo che la vera ammirazione è vera critica. Molti filosofi hanno cercato di costruire un antiplatonismo e sono stati spietati con Platone, ma mica sono così imbecilli da pensare che Platone era un'imbecille, anzi il contrario!
A Mauro Mirci dico. C'è chi qui non mi percepisce come un'imposizione. Non lego gli occhi degli altri sui miei post e cerco sempre,a mio modo di vedere, di rimanere ancorato ai temi proposti da Mozzi. Non ho al momento voglia di aprire un blog e poi ho un'idea dello spazio virtuale differente da molti. Tra l'altro avevo una società informatica e collaboro con persone in rete per rendere la reta qualcosa di diverso di quello che si vuole fare credere ma che non è ancora: uno spazio di libertà.
Per Concomodo. Non puoi che essermi simpatico.
Ho provato caro Raffaele il massimo della sintesi.Rileggendomi trovo molti vuoti e imprecisioni in quello che ho detto (sopratutto sull'imposizione, l'uso del blog, i diritti in rete, gli scopi. Volendo essere sintetico sfuggono le mie ragioni che considero non violare o ledere la libertà di questo blog)

Posted by: luminamenti at 30.10.03 18:04

Sei stato ottimo invece.E' il mezzo che usiamo per comunicare ad avere dei limiti.Fossi sempre così... ;-) Saluti.

Posted by: Raffaele P. at 30.10.03 18:30

sara: quando una settimana e mezza fa incontrai in piazza Claudio gli dissi: "Senti, mentre mi sfogliavi davanti la cartella con i disegni ho scattato una foto nella quale sei rientrato pure te. Che dici..."
"Oddio, no no," mi interruppe ridendo "io vengo brutto nella stasi fotografica. La mia è una bellezza dinamica." Parlammo d'altro, poi tornai in appartamento e riguardai la foto. La misi sul blog. Ne avevo, no ho, anche altre due, una frontale e una dell'altro profilo: ma solo in quella che ho messo sul blog c'è un'ombra della severa soddisfazione, dell'arcigna serenità che gli ho visto in viso mentre, parlando di artivendoli con Giulio (ricordo che è una foto scattata mentre succedeva questo: http://giuliomozzi.clarence.com/archive/036033.html ), mi sistemava i quadri sulle mensole e i disegni sul tavolo. Tra un quarto d'ora lo chiamo al telefono. Presumo parleremo della foto e di qualche altra visita nel suo atelier. Staremo a vedere.

Posted by: kimota at 30.10.03 18:37

sto lisciando la pialla fantasma d'uno scrittore. e ricorda sono nel periodo VI ODIO

Posted by: 2marco at 30.10.03 19:28

Mi sono sbagliato nel post dell'altra finestra; l'intervento di Dio si sta avvicinando e come... è iniziata la battaglia per la salvezza delle anime; esse hanno già lasciato i loro corpi ed ora ci ritroviamo con tropppe identità in giro... ciao ciao

Posted by: Fabrizio Corselli at 30.10.03 19:35

E’ un po’ come quando entri a Genova, subito dopo l’ uscita dell’ autostrada, e imboccato il Lungo Bisagno ti ritrovi davanti a due significativi edifici…
Lo stadio Marassi, a sinistra. Il carcere Marassi, a destra…
Due strutture architettoniche che consentono un controllo sociale a tutto campo: sorveglianza e visibilità totali, secondo il modello tracciato da Jeremy Beckham nel “Panopticon” e da me nel mio primo libro “L’ottotipo”…
Il potere tende al panottico, la letteratura all’ ottotipo…
Il potere persegue un controllo sempre più pervasivo e occulto, la letteratura soltanto un controllo oculistico e di oculatezza…

Posted by: radiocatalin.clarence.com at 30.10.03 19:47

Potere e Occulto, un binomio che rievoca nella mia mente la figura di Evangelisti. A tal proposito, ricordo di andare a leggere lo speciale riguardante Valerio Evangelisti sul sito di Genna, I Miserabili (www.miserabili.com). Ciao ciao.

Posted by: Fabrizio Corselli at 30.10.03 19:56

Nell'interessante dialogo su il Grande Artista Sconosciuto leggiamo:
>.
Ricordo che Agostino diceva che gli occhi non sono innocenti: Pulchras formas et varias, nitidos et amoenos colores amant oculi. (Gli occhi amano le belle e varie forme e i nitidi ameni colori)>>.
La voluttà dello sguardo, nella prospettiva del santo, è una tentazione. Ma l'occhio, nella percezione comune, è un mero organo ricettivo?
Wittgestein osserva ch'esso "non sembra lasciar entrare qualcosa, ma sembra mandar fuori qualcosa (...) Se guardi l'occhio, vedi qualcosa che ne esce. Vedi lo sguardo dell'occhio".
Quando si guarda (ovviamente la vista è solo uno dei modi di percepire) è possibile partire da una reazione diretta e spontanea? innocente? Questa domanda può valere anche per un testo! Oppure si percepisce armati? Il critico letterario, il critico di pittura legge, guarda "come" e "diversamente" da chi non lo è?
Ruskin che descrive l'innocenza dell'occhio come una "sorta di percezione infantile di queste macchie piatte di colore (these flat stains of colur) solo in quanto tali, ignorando ciò che stanno a significare", Gombrich obietta: "l'occhio innocente è un mito".
E il problema della relazione è un problema di percezione di un differenza? Esisti nella relazione. L'amico Francisco Varela, ahimé scomparso, e altri, coniarono il termine "enattivo" per dare risalto alla crescente convinzione che la conoscenza non sia la rappresentazione di un mondo prestabilito da parte di una mente prestabilita, ma piuttosto l'enazione, la produzione di un mondo e di una mente sulla base della storia delle diverse azioni che un essere compie nel mondo. Come dire, anche, che si esiste nella narrazione delle proprie relazioni. Interessantissimo a questo proposito è come l'estetica giapponese concepisce l'esistenza. Grazia Marchianò ha scritto parecchio al riguardo facendo analisi raffinate su come ciò si rifletta o sia un riflesso determinato da una semantica e grammatica del linguaggio diverso da quello occidentale e indoeuropeo e come questo influisca su come si costruiscono relazioni e si percepiscano le cose.
C'è un'opposizione tra le regard, un modo attivo di guardare che interpreta il mondo in base a delle categorie mentali preesistenti, e l'impression, una distesa comunione con le cose, conseguibile solo rinunciando delibertamente a certi modi di pensare e certe aspettative.
"Colui che mai non vide cosa nova produsse esto visibile parlare, novello a noi perchè qui non si trova (Purgatorio 10, 94-96)

Posted by: luminamenti at 31.10.03 07:56

Nel mio post precedente è saltata la citazione dello scritto di Mozzi, che è questo:

"Perché la tua esistenza è proprio nella percezione di te che hanno gli altri", dico. "Tu, come me, come tutti, esisti nelle relazioni.

Posted by: luminamenti at 31.10.03 08:00

Sicché io, che vivo su un pinnacolo senza incontrare mai nessuno, non esisto?

Posted by: giovan ni at 31.10.03 08:17

...ripensandoci: questo esistere solo nelle relazioni, dimostra una grande fede (e coerenza di pensiero - dal momento che gm dice che tutto procede per "imitazione"- ), ma mette in discussione l'essere e il suo valore filosofico.
Così, a pelle, penso che potrebbe addirittura distruggerlo, però mi sfugge evidentemente un particolare: perché Mozzi, non rispondi a quella telefonata? Come si può azzerare l'essere conservando la volontà e l'intenzione?

Posted by: giovan ni at 31.10.03 08:27

Kimota: Il tuo fotoblog è un gioiello. volevo lo sapessi. rincorro tutte le mostre fotografiche che posso: spero di venire a conoscenza presto di una tua personale. non è un augurio, piuttosto un'esortazione perentoria :D s.

Posted by: sara marsòn at 31.10.03 08:45

Luminamenti, riferendo brevemente un pensiero di Francisco Varela, scrive: "Come dire, anche, che si esiste nella narrazione delle proprie relazioni". Altro non è, questo diario, per la parte che io ne scrivo, che narrazione di relazioni.

Posted by: giuliomozzi at 31.10.03 10:37

Certamente Giulio, e sicuramente uno tra i più ESISTENTI.

Posted by: luminamenti at 31.10.03 11:00

sara: grazie. E speriamo bene :)

Posted by: kimota at 01.11.03 02:07

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