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08.09.03

Sbalordito

Sbalordito. Sono sbalordito.
Mi sono letto coscienziosamente i 47 "commenti" inseriti in calce all'intervento (intitolato Mattina presto) che ho pubblicato qui nel diario il 4 settembre, qualche minuto prima di partire per la Sicilia. [Li ho cancellati tutti]
Ho capito.

Ogni tanto scrivo in questo diario delle cose che mi sembrano bene scritte, decentemente raccontate e sufficientemente intelligenti. Sono tutto contento, o almeno abbastanza contento, e dopo un po' vado a vedere se qualcuno ci ha scritto sotto qualcosa. Una persona, due. Vabbè, mi dico. Si vede che non era poi così bene scritta, così decentemente raccontata, così sufficientemente intelligente, quella cosa. Uf. Così il mio narcisismo impara, magari se ne sta buono un po'.
Poi vado via quattro giorni, avviso che vado via: solo perché non ci sia qualcuno che pensi che ho l'influenza o una gamba rotta; la mattina presto, proprio dieci minuti prima di partire, inserisco una brevissima conversazione che mi è appena capitata (avevo accesa la macchina per controllare l'eventuale posta notturna); e quando torno trovo quarantasette "commenti". Che tutto sono fuorché "commenti". (A parte che si usa questa parola, "commenti", che è generalmente inappropriata; ma ne parliamo un'altra volta).
Povero il mio narcisismo! Io che ho sempre pensato a me come a un "suscitatore di storie", ho scoperto che per suscitare conversazione, risatine, racconti, invenzioni, prese in giro, litigi, complimenti, offese eccetera, devo semplicemente andarmene. Togliermi di mezzo.
Mah.
Mi sento un po' come un insegnante che, convocato dal preside per qualche urgenza burocratica, abbia abbandonata la classe per cinque minuti. Ha pregato il bidello di darci un occhio, vabbè, ma si sa come sono i bidelli: e oltretutto non è mestiere loro, badare alle classi. Quando l'insegnante rientra, è tutto un guazzabuglio. Aeroplanini che volano, i banchi spostati, questi che ridono da una parte, quello che dall'altra parte sta imbronciato. Uno addirittura se n'è andato. Mah.

[Aggiunta del 9 settembre 2003: fino a questo punto, il pezzo voleva essere autoironico. Poi cominciava, qui sotto, la parte seria. Invece mi accorgo che sembra tutto molto serioso, anche un tantino pedante. gm]

Non so. Non ho niente in contrario a tutto questo, in linea di massima. Certo: se volano insulti o scappellotti, non mi fa piacere. Però... Però mi interrogo. Mi interrogo su una una questione che mi ponevo già il primo giorno, e sulla quale sono tornato una o due volte: che differenza c'è, tra chi si propone in queste conversazioni con una identità reale, e chi si propone con una identità inventata? E (tanto per complicare le cose) che relazione c'è tra la mia identità reale e l'identità che giorno per giorno "fabbrico" nel diario?
Scherzando ho scritto, in un "commento" ai saluti prima della partenza per la Sicilia: "In questo diario racconto solo cose che non mi accadono". Il che non è proprio vero. Né è del tutto vero il contrario. Sicuramente nel diario produco una mia identità possibile, o potenziale. E' un'identità nella quale credo di potermi riconoscere tranquillamente. Ci sono anche le mie contraddizioni: il lavorare intensissimamente, ad esempio, e il dare importanza a tutto ciò che non è il lavoro (gli incontri casuali in treno o in non-luoghi vari); il dare disponibilità e il difendermi dalle invasioni (le telefonate); il voler essere sempre gentile e la mia permalosità istantanea (qua e là).
Al giuliomozzi che attraversa il diario, non accadono esattamente le stesse cose che accadono al Giulio Mozzi che attraversa il mondo. Questo è vero. Mi piace pensare che a giuliomozzi accada tutto ciò che non accade a Giulio Mozzi: tutto ciò che Giulio Mozzi sfiora e non sente, vede e non guarda, tocca e non percepisce. Tutto ciò che Giulio Mozzi, rinchiuso nel suo claustrofobico io, tiene fuori di sé, giuliomozzi invece è disponibile ad accoglierlo. Forse non tutto: molto. O almeno: qualcosa.
Giulio Mozzi ha molta paura, quando va per il mondo. giuliomozzi ne ha meno. Giulio Mozzi ha un amico o due, forse tre. giuliomozzi ne ha parecchi. Giulio Mozzi pensa ossessivamente al suo lavoro, non ha tempo per nient'altro, è scorbutico e antipatico. giuliomozzi vive in tempi che sembrano morti, e sono invece vivi: tempi di disponibilità.
Giulio Mozzi vorrebbe davvero tenere sotto controllo tutto ciò che avviene in questo diario. giuliomozzi è più propenso ad accettare ciò che avviene. Giulio Mozzi quindi, se qualcuno sbaglia misura e/o fa danni, tende ad arrabbiarsi e a prendere provvedimenti. giuliomozzi invece si sente ferito, magari solo un po', e dopo aver tirato quattro respiri dice a sé stesso: bene, questo è il mondo.
Ciò quindi che potrebbe accadere a Giulio Mozzi, e che non gli accade perché Giulio Mozzi è un tipo che tiene il mondo a distanza, può accadere invece a giuliomozzi. Il quale ha, quindi, un'esistenza inventata; ma non falsa; finta, ma non ingannevole; non del tutto reale, ma per nulla bugiarda.
Che poi ogni tanto, in questo diario, Giulio Mozzi faccia un atto di forza e si sovrapponga a giuliomozzi: be', mi sembra una delle cose delle quali si dice: può capitare.
In fin dei conti, è dal 1992 - da quando fu pubblicato in una rivista il mio primo racconto - che mi ritrovo a vivere con due distinte identità: una privata, o reale, e una pubblica, o inventata. Tentativi ne ho fatti, di tenerle insieme. Ma non si può, o almeno non ne sono capace. Le frasi di Aldo Busi e Jonathan Franzen che riportavo e discutevo qualche giorno fa, mi interessavano proprio per questo. Potrei dire: io non sono uno Scrittore perché non sono stato capace di tenere insieme queste identità. E' che ho il sospetto che si possano tenere insieme solo annullando l'una nell'altra: Busi tenta di annullare l'identità-persona nell'identità-Scrittore, Franzen tenta di fare il contrario.
E io che faccio?
Io vorrei fare il "suscitatore di storie". Vorrei essere uno che racconta non solo per sé, per conquistare narcisisticamente (e dài!) un uditorio; vorrei essere uno che racconta e poi tace, e passa la parola ad altri; uno che racconta e poi costruisce luoghi, occasioni, oggetti nei quali altri raccontano (questo diario, vibrisse, i laboratori di scrittura, i libri).
Il guaio è che non sono ben chiari, a volte, il ruolo, la posizione, le responsabilità del "suscitatore di storie". E' come un insegnante, che non deve lasciare sguarnita la classe? Ho usato questo paragone, ma non mi piace tanto. E' un soggetto passivo, che semplicemente lascia accadere? Non mi piace nemmeno questo: non mi piace annientare la responsabilità. E' una "centralina" che riceve, seleziona, smista? Può essere, ma credo che a nessuno piacerebbe essere definito centralina (benché anche questo sia un paragone che ho usato più volte).
Ho imparato, dal 1992 a oggi, che talvolta la doppia esistenza (in carne, in parole) può generare equivoci, anche dolorosi. Ogniqualvolta qualcuno cerca di attraversare giuliomozzi per arrivare a Giulio Mozzi, c'è un piccolo pericolo. Analogamente, le persone che hanno sempre conosciuto Giulio Mozzi (nato nel 1960), e che all'improvviso si sono trovate tra i piedi il giuliomozzi (nato approssimativamente nel 1992), hanno avute strane reazioni. Non chiedete a mia madre che cosa pensa dei miei libri.
Il guaio (un altro guaio) è che, come talvolta Giulio Mozzi si intrufola nel blog, e si sovrappone a giuliomozzi, talvolta nella vita reale giuliomozzi sembra volersi sovrapporre a Giulio Mozzi. E questo, ovviamente, succede tanto più quanto più le persone che in quel momento sono vicine a Giulio Mozzi conoscono, più che Giulio Mozzi, giuliomozzi.
Capisco bene quindi il timore di Alessandro, che ha scelto di proteggersi dietro il nickname, o pseudonimo, o come volete chiamarlo, di Brèkane. Mi rendo conto che attraverso il web l'"esposizione" è molto più violenta e immediata. Quando io pubblicai il mio primo libro, l'editore mi ha aiutato ad affrontare l'esposizione. E il libro è comunque, se non hai la ventura di vendere centomila copie in tre giorni, un mezzo a diffusione lenta. Il web, il blog, invece, è una cosa che ti sbatte subito in piazza, con tutti che ti guardano mentre tu li guardi. Ma tu sei uno, e gli altri sono tanti, e non sai chi sono.
Esporsi con il proprio nome è diverso. Non perché gli altri ne sappiano di più: che io firmi giuliomozzi o Piripicchio, non cambia tanto. Usa il proprio nome chi è interiormente disponibile ad affrontare il pericolo della sovrapposizione delle due identità, quella di carne e quella di parole. Ma a volte si può avere questa disponibilità per eccesso di fiducia. Oppure si può non aver presentito il pericolo.
Io ho una "identità pubblica" con la quale ho ormai presa confidenza, che è consolidata al di fuori di me; questa identità pubblica mi protegge, mi difende. Ma il mio caso non è il più frequente.
Ecco. Non ho una conclusione per questo ragionamento.

Posted by giuliomozzi at 08.09.03 14:58 | TrackBack
Comments

Ho una curiosità. Se Lei non si fosse firmato Mozzi Giulio, e avesse aperto il blog a nome di Piri Picchio, avrebbe avuto comunque 47 commenti ad un suo intervento, e conseguenti accessi, e conseguente attenzione? o forse è proprio l'orgoglio di dialogare con Mozzi Giulio che li porta a commentare in quarantasette? Mi piacerebbe poter trovare confronto alla curiosità da Piri Picchia qualsiasi con un Piri Picchio qualsiasi, ed invece scrivo a Mozzi Giulio. Cordialità.

Posted by: barbara at 08.09.03 15:12

tu, giulio, sei un filtro intelligente. né passa alto, né passa basso, né passa banda. sei un filtro intelligente. che smista, cataloga, etichetta, amplifica se c'è da amplificare, attenua se c'è da attenuare. cercando di interpolare nel modo più equilibrato possibile tutte le discontinuità del caso. che siano tra giuliomozzi e giulio mozzi. tra guadagno e larghezza di banda. tra pubblico e privato. non cambia molto. la chiave di tutto è il giusto equilibro. sempre. :-)

Posted by: manu at 08.09.03 15:28

Buondì Barbara. Vedo che mi hai costruita un'altra identità: non giuliomozzi né Giulio Mozzi, ma Mozzi Giulio. Uno a cui si dà del Lei. La domanda che fai è naturalmente sensata. Posso dirti che ho trovato blog di "sconosciuti assoluti" (cioè di persone che, per quel che ci ho capito, non hanno alcuna identità pubblica al di fuori dell'identità inventata che hanno nel web; o, se ce l'hanno, la tengono ben separata e nascosta) in cui i "commenti" abbondano e sovrabbondano. Si tratta però, in genere, di persone che hanno aperto il loro diario ormai da molti mesi, se non da anni; e che usano molto lo stile della provocazione (che provoca risposte, ecc.). Cordialmente.

Posted by: giuliomozzi at 08.09.03 15:51

Penso che abbia ragione Barbara quando dice che ciò che rende speciale questo, come altri blog, è la consapevolezza di avere dall'altra parte un interlocutore preciso, definito, magari qualcuno che si stima. Il fatto che si firmi Giulio Mozzi o giuliomozzi ha ben poca importanza. Conta quello che sta a monte. L'intenzione, il proposito iniziale di esporsi con la propria identità reale, anche se questa inevitabilmente cambierà con il filtro internet, i suoi processi e le sue relazioni. Per concludere, per me che sono un apirante scrittore, è importante sapere che su questo blog scrive uno scrittore professionista e non uno dei tanti scribacchini di blog di cui non si sa neanche il sesso. Anche se spesso, come dice Fabrizio De Andrè, "dal letame nascono i fior".

Posted by: Paolo at 08.09.03 15:52

Non credo esista una conclusione al tuo ragionamento.
O meglio: ne esiste più di una (lo sai che avrei detto così...) e probabilmente ognuna contraddice l'altra.
Ma dopotutto non c'è bisogno di concludere il ragionamento: l'importante è quello che hai scritto, quello che noi penseremo leggendo quello che hai scritto e quello che scriveremo o non scriveremo in base a quello che crediamo di aver capito leggendo quello che hai scritto.
Più o meno.

Posted by: Roberto Tossani at 08.09.03 15:59

Secondo me li avrebbe avuti, certo. In fondo ci sono blog meno "blasonati" che ricevono anche cento commenti a un singolo post, e non mi riferisco a blog quali GnuEconomy o altri cosiddetti "mainstream", o comunque non solo a questi. Quanto alle domande di Giulio giuliomozzi Mozzi, sinceramente mi stupisco del suo stupore. Non posso parlare che a titolo personale, ovviamente, ma a me pare che la diversa reazione che i suoi vari articoli suscitano dipenda, per quanto banale possa apparire questa considerazione, dal tenore degli articoli stessi. A parte occasionali derive (prontamente castigate, del resto :-) ), credo che un articolo dal taglio "tecnico" sia meno propenso a originare canzonature, deformazioni e storpiature (soprattutto in chiave umoristica) rispetto a un racconto (e ovviamente a dispetto delle intenzioni e dei significati che vi stanno dietro). Senza contare, poi, che non tutti sono in grado di sostenere conversazioni del tenore di quelle che ho letto nei commenti agli articoli del passato. Quanto all'uso dello pseudonimo, mi chiedo : se usassi il mio nome vero, cosa lo renderebbe diverso dall'usare un nome verosimile (che so, Mario Greco, per esempio) ? Dato che, per scrivere un commento, non devo presentare un documento di identità valido ecco che un nome diventa uno pseudonimo anche se non lo è, serve solo a facilitarci il compito di associare delle frasi alla persona che si suppone le abbia scritte. Se poi chi scrive non brilla per arguzia o altre capacità, avere uno pseudonimo che balza all'occhio serve da richiamo. Uff, ho finito, posso tirare il fiato.

Posted by: LaTalpa at 08.09.03 16:03

e se anche le identità che si definiscono relai fossero fittizie?
che fai?
te ne accorgi? e come?
magari sto blog è di mario rossi e ci frega tutti!
ben fatto mario, ci vediamo al bar sotto casa tua...e mandalo sto vibrisse che mi trema tutta l'amil se non arriva..
ciao

Posted by: carlo at 08.09.03 16:29

No, cara Talpa, no. La differenza non è tra un nome come "La Talpa" e un nome verosimile come "Marco Greco". La differenza è tra usare o non usare il tuo vero nome. E non è tanto una differenza per gli altri. E' una differenza per te. Ti cambia tutto. Per un certo tempo ho scritto per una rivista per adolescenti. Pubblicavo dei raccontini che uscivano firmati: "Giuliana". C'era anche qualcuno che scriveva a Giuliana. La cosa non mi faceva né caldo né freddo. Quando qui qualcuno si rivolge a Giulio Mozzi o giuliomozzi o Mozzi Giulio, a piacere, è una cosa tutta diversa. Per me.

Posted by: giuliomozzi at 08.09.03 16:33

Non fa testo, GM. Non fa testo. Che siano stati 50 o 5, non fa testo. Non fa testo che si sia verificato un ipertrofico scambio di battute sul suo blog. giuliomozzi è stato il punto d'incontro. Come se, per una festa, lei ci avesse messo la casa e noi il casino. Rifletta! Lei offre visibilità, spazio, possibilità di corrispondere con terzi, occasioni di discussione. Inoltre, anche arbitrato in caso di diverbi. In fin dei conti chiunque scrive in un blog o a un blog (che si tratti di scrittori, scribacchini o semplici passanti) anela di divenire parte attiva di questa grande mostra che è il web. La maggior parte dei siti e dei blog sono autorefenziali: l'autore discute di se stesso e e si mostra a un pubblico più o meno ricco. Anche lei discute di se stesso. Attraverso giuliomozzi presenta Giulio Mozzi, ahe è persona interesante e nota e, per questo, punto d'aggregazione efficace. Che gli altri post siano stati commentati meno è fatto non significativo. Il divampare di commenti avrebbe potuto verificarsi in relazione a qualsiasi post. Il caso ha voluto che avvenisse per l'ultimo (un saluto, in fin dei conti), ma sarebbe bastato che Tizio avesse commetato un altro dei post di venerdì con: "Secondo me Caio è un minusdotato", che Caio avrebbe preso la palla al balzo per dare dell'analfabeta a Tizio. E alla via così sino ad arrivare a 50 e anche più commenti. Di questa ipertrofia verbale lei, GM, è occasione, causa, vettore e destinazione. Ma non credo possa esserne vittima. Contrariamente a quello che pensa Latalpa, io sono convinto che un blog diverso non avrebbe attirato tanta attenzione... Beh, come al solito il capo mi chiama. A dopo.

Posted by: mauro at 08.09.03 16:39

In realtà l'esperimento 'giuliomozzi' sembra un tentativo interessante di far sopravvivere (per quello ch'è possibile) anche al di fuori di un libro quel Narratore -diverso dall'autore eppure sua diretta emanazione- che i sacri testi di scrittura creativa spiegano albergare all'interno di ogni romanzo. E' anzi ancor più interessante il fatto che in questo riesca chi (Giulio Mozzi) dichiara ripetutamente di esser capace di scrivere racconti, ma non -appunto- romanzi. Forse anche Giulio Mozzi ha involontariamente evocato il suo Narratore, che privo delle catene (ma anche del riparo) di un romanzo classico s'è rifugiato nel web come voce senza nome epperciò (come ogni narratore che si rispetti) identificato solo attraverso il nome del suo Autore (sia pure ridotto in minuscole).
*****
Quanto alla rilevanza poi dell'identità della persona che gestisce il blog, non mi pare possano sussistere seri dubbi. Chi tu sia conta, eccome, e buona prova ne puoi avere nell'atteggiamento deferente -e non semplicemente educato, come a tutti dovuto- di chi ti risponde. A questo proposito, mi permetto di ripetere qui (forse è sede più appropriata) quello che già segnalavo su 'Pensieri oziosi': è davvero singolare il sacro terrore da cui sono pervasi molti degli intervenienti, che temono in modo palese di non essere più ammessi al tavolo (o comunque di essere di lì in poi ignorati dal dominus del blog), e dunque si profondono in scuse, distinguo, precisazioni spesso del tutto superflui (e/o malinconici, tipo: "è uno scherzo", "faccio dell'ironia" etc.). La 'conversazione' è forse viziata dal fatto di sapere che a risponderti (ed ancor prima a leggerti) sia uno scrittore e un esperto nella valutazione degli scritti altrui; un po' quello che succede le prime volte in cui ti trovi a chiacchierare con uno psicologo (o psichiatra etc.), ti senti studiato nell'intimo e giudicato in silenzio... anche se quello in realtà sta solo pensando a quanto sono strette le scarpe che indossa.

Posted by: Gioacchino M. Spinozzi at 08.09.03 16:44

Caro Mauro, non mi sento "vittima". Ho solo avuti i miei cinque minuti di sbalordimento (ai quali tutti hanno diritto, così come al quarto d'ora di celebrità...). Sto cercando appunto di capire che cosa significhi essere "occasione, causa, vettore e destinazione" di "tanta ipertrofia verbale". Sto cercando di capire che cosa significhi per me. Saluti a te e al capo.

Posted by: giuliomozzi at 08.09.03 16:45

Lo schifo provoca l'assenza di parole, come tutto ciò che è grande. Ma questa è una violenza psicologica. Provate a renderla nelle varie lingue, voi, grandi scrittori ma soprattutto voi, grandi "psicologi". Mi son sempre confrontata con la mia coscienza. Lo trovo inevitabile. Informazioni qualitativamente scarse, cari angioletti scesi dal cielo tacendo accuratamente da quale cielo, oppure quantitativamente insufficienti, oppure, credo sicuramente, non rispondenti al vero perchè a tutto si ricorre per dipingere un mostro, come facevano i "grandi" romani. Voi che vi sentite all'altezza di sostituirvi a Dio o alla legge, voi che chiamate il vostro "imputato" bendandogli il volto e confondendolo coi vostri balletti, oppure tu, grande principe del blog, che sai benissimo evocare la realtà ed il sogno in uno scritto, ma che ti rifiuti di capire o solo di leggere più attentamente quello che una persona ha da dirti se ti chiama "amico", se ti vuol parlare di sè. Tu che credi che mi sia rivolta a te per NARCISISMO puro, o per suscitare storie, non perchè avevo forse bisogno di quello che in te, persona umana, leggevo quando scrivevi. Ed ora? INCREDIBILE! Titolone di giornale: Il "grande artista sconosciuto" parla alla giuria! L'unica cosa che ho da dire è che in vita mia non ho mai fatto del male, almeno non volontariamente. E CHI deve saperlo, lo sa. Ripeto: ognuno tende a vedere fuori quello che ha dentro. Non vivo la scrittura come terapia, e se volete vi dò l'elenco in pubblica piazza dei miei amici che non siete voi. e che non sei soprattutto tu, cara Pamelalatamburina, che sei venuta a spiare la mia spesa, i miei problemi... lo so che tu i miei amici non li conosci. Li tengo accuratamente a distanza per proteggerli... farebbero la fine di tuo padre (do you remember?). Le informazioni deformate servono a dipingere meglio i mostri. Il grande PECCATO di cui mi si accusa è quello di essermi innamorata a ventiqauttro anni? Mi dispiace. Ma non l'ho fatto apposta, credetemi, se proprio avete tempo anche per ascoltare oltre che per accusare. Non ero il bidello di nessuno come si è fantasticato (capisco che dopo un pò si fantastica per buttare tutto addosso ad un altro). Non ho aperto falle. Le falle già c'erano, se c'è anche un minimo di onestà, visto che tutti ne hanno a quintali qui dentro tranne me. Ed io le mie responsabilità le ho sempre prese. Se poi volete il cristo in croce ad espiare tutti i peccati del mondo, Cristo mi donerà la pace, dopo aver superato questo momento in cui non sgretolerete la mia personalità, nè inventerete una sensibilità diversa da quella che per fortuna ho già e che mi avrebbe portato sicuramente a non far parte di un gioco vigliacco. Tonino, il confronto non è con me, te lo assicuro. Tutti gli altri mi hanno deluso. In primis colui che rappresentava un mondo di ideali puliti che ho anche dentro, caro GM. L'unica persona, invece, da cui mi sarei aspettato cose simili è proprio pamela canali. Voi non la conoscete. Ma, vi assicuro, care "psicologhe", se pensate di finire con me il praticantato, avrete già eventuale lavoro. Basterebbe sentirla parlare dei suoi cari vecchietti per ricoverarla. Ma non uso cimici nè lupi per registrarla quando parla. Non uso i vostri mezzi. "Non ha capito niente", "non è servito a nulla"... è insensibile, è lontana dal mondo. Poverina, non si salverà. P.S. GM, fà lo scrittore, che è meglio! Se scambi un giardino per un pupo siciliano... Hai bisogno degli occhiali che non trova livius quando parla con me. Firmato: la dipendente della libreria (questo forse è vero, grande GM!).

Posted by: chibattelemanine at 08.09.03 17:06

Rieccomi qui. Rileggo il mio post precedente e vi scorgo una nota di presunzione e di saccenza che non avevo intenzione di inserirci. Me ne scuso! Per di più mi sono reso conto che, mentre scrivevo, qualcun altro ha inserito commenti dei quali non ho potuto tener conto. Qaundo si dice della velocità della rete... Per riprendere il discorso, credo che tutto stia nell’identificare bene giuliomozzi e Giulio Mozzi. Forse, a ben vedere, la vera differenza sta nel fatto che Giulio Mozzi anima un blog, mentre giuliomozzi è il blog (e non solo per omonimia). giuliomozzi firma interventi, spunti di riflessione, piccole storie che Giulio Mozzi concepisce e scrive. Giulio Mozzi è la mente e giuliomozzi il braccio. In fin dei conti credo che stia lì la discrasia che lei GM (che, come Mozzi Giulio è alias di giuliomozzi, e non di Giulio Mozzi) ha percepito e per la quale comunica sbalordimento. I frequentatori del suo blog discutono con lei, GM, e non con Giulio Mozzi, che ha peculiarità diverse, una sua vita privata, il suo lavoro, il suo tempo libero, finanche un carattere diverso. Chi la conosceva prima del 1992 conosceva Giulio Mozzi; oggi, talvolta, si trova ad avere a che fare con giuliomozzi. Io, invece (come credo molti altri), ho conosciuto da poco giuliomozzi e non so nulla di Giulio Mozzi. Con Giulio Mozzi non mi permetterei mai di interloquire con la liberalità che, invece, mi permetto con giuliomozzi. Per quanto mi riguarda ho creato una linea netta tra i due, anche perché credo che per Giulio Mozzi sarebbe impossibile vivere se non riuscisse a gestire adeguatamente (o se altri gli impedissero di gestire) questa dicotomia, e giuliomozzi iniziasse a occupare spazi al di fuori del blog.
Una cosa in particolare mi fa riflettere: le parole con cui ha risposto al mio commento precedente. A questo punto sono io ad avere un dubbio. Chi mi ha risposto, giuliomozzi o Giulio Mozzi? Per quanto riguarda mauro la cosa non avrebbe ragione di esistere. Se fosse stato giuliomozzi a rivolgersi a mauro le sue parole avrebbero potuto essere interpretate in vari modi, buona parte dei quali fini a se stessi e senza alcun significato effettivo per Giulio Mozzi. Ma se fosse stato Giulio Mozzi, allora non avrebbe avuto ragione di rivolgersi a mauro (che in fin dei conti è un simulacro da web) bensì a Mauro Mirci, e allora la cosa assumerebbe aspetti completamente nuovi e in virtù della linea netta di cui sopra la discussione si chiuderebbe qui perché il blog è di giuliomozzi, e solo di lui e con lui si può parlare in questa sede, in quanto simulacro alla pari di mauro.Chiudo con una formula che ho letto oggi su un parere legale e che mi ha affascinato. In quanto sopra è il mio parere. mauro

Posted by: mauro at 08.09.03 17:51

Per quanto mi riguarda, Giulio, fintantoché mi assumo la responsabilità di ciò che dico non sento differenza alcuna tra usare il mio vero nome e usare uno pseudonimo, soprattutto se lo pseudonimo è attinente a ciò che sono o credo di essere. Se qualcuno scrive a laTalpa oppure ad Antonio Cotroneo per me è la stessa cosa. Per me, appunto :-) Quanto a chibattelemanine (che adesso arriva papà ?) : non credi che l'ermetismo sia un po' passato di moda ? :-)

Posted by: LaTalpa at 08.09.03 17:55

Mah, la logica dei commenti, caro Giulio, ti assicuro che non l'ho mai ben capita. Comunque, 47 commenti, che siano in tema o no, non sono mica da buttare! Sono comunque sintomo, i tanti commenti, che atttenzione ti vien dedicata. Io non mi preoccuperei troppo circa "giuliomozzi" che si sovrappone a Giulio Mozzi e viceversa. Il tuo narcisismo è salvo. Credimi.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

P.S: Adesso ci provo anche io ad allontanarmi un paio di giorni dal mio blog. Magari qualcuno oserà lasciare qualche insulto, mentre adesso molti leggono ma evitano di commentare. Guardate che non mordo. Ok, fuori tema....

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 08.09.03 18:54

ah, che sorpresa! Non ci avevo proprio guardato! Aspettavo che tornassi oggi e non ho perso tempo di connessione nei gg. scorsi col tuo blog. Posso fare un'ipotesi? Erano tutti qui che ti aspettavano, e nel frattempo si sono messi a fare casino. Questo vuol dire qualcosa, non credi? Il fatto che stiamo qui ad aspettarti quando sei via dovrebbe soddisfare tanto tanto il tuo narcisismo. Dovrebbe darti la conferma che il lavoro e' ben fatto.O che comunque a noi piace. Complimenti.

Posted by: cecilia at 08.09.03 19:03

Mi ha colpito la tua frase: “Usa il proprio nome chi è interiormente disponibile ad affrontare il pericolo della sovrapposizione delle due identità, quella di carne e quella di parole”. È verissimo. In ogni caso io mi sto perdendo, non riesco più a seguire i commenti. Vabbé.

Posted by: luciano laremi at 08.09.03 19:06

Ieri ero un pò nervosa perché ieri ho deciso di non reagire e non rispondere alle offese, anzi in privato mi sono scusata per improbabili involontarie mie mancanze. Preferisco sempre essere vittima che aggressore e ho pensato di avere a che fare con una persona particolarmente fragile. Ma l'intervento che leggo firmato chibattelemanine mi regala quella tranquillità che cercavo. Chi si seppellisce da sola evita agli altri il disturbo di attaccarla. Aggiungo che nessuno dei commentatori di questo blog mi conosce o conosce la mia vita privata, tantomeno chibattelemanine.

Posted by: Pamela Canali at 08.09.03 19:19

de banalis: c'era Beppe Grillo, in un suo show che esecrando l'italica sovraesposizione di diatribe da bottega nei TG nazionali con maggiori indici d'ascolto suggeriva, caustico "...ma non potreste telefonarvi a casa ?"

Posted by: cletus a.a. at 08.09.03 20:11

io, se fossi giuliomozzi, per stupire tutti chiuderei ora il blog...
magari lasciando fuori questo assurdo mio commento!

Posted by: margherita at 08.09.03 21:27

In questi quattro giorni di assenza di giuliomozzi, personalmente avevo ben presente che sarebbe tornato e avrebbe letto tutti i nostri scritti. Credo, per quanto mi riguarda, che non sono stati scritti per gli altri partecipanti, ma piuttosto per lui che, al ritorno, li avrebbe letti. I frequentatori del blog erano in sottofondo. Anzi io lo immaginavo a prendersi una vacanza dal blog, ma con il suo pc portatile, che, magari solo una volta al giorno, dava un'occhiata allo schermo. Nel blog di giuliomozzi, io credo che si scriva soprattutto per lui, per avere un dialogo particolare con lui. Poi, mi sembra che si sia creata una felice circostanza, un affiatamento tra i partecipanti, con quali risultati saranno i lettori e giuliomozzi a giudicare. Se questo non è avvenuto in altre occasioni, o è avvenuto solo parzialmente, io credo che la colpa (o il merito?) sia da attribuire alla velocità del blog. Ogni giorno GM ci dà nuovi stimoli, lancia nuovi argomenti e la tendenza è di tralasciare quelli passati, di avere la sensazione che non si possa più intervenire. Quando ho saputo di questo blog, era già iniziato da un mese. Naturalmente sono andata indietro a leggere i post passati e mi sono chiesta se fosse possibile aggiungere commenti. Ho deciso di no, perché nessuno li avrebbe visti e non li avrebbe letti GM. Forse mi sbagliavo, forse attribuivo al blog le proprietà della stampa periodica. Tuttora non lo so e quindi mi capita di non partecipare, in certi momenti, perché travolta dalla vita quotidiana e di pensare che avrei avuto qualcosa da dire che non è più possibile dire.
Per cletus a.a.: Hai ragione, prometto di non aggiungere altro.

Posted by: Pamela Canali at 08.09.03 22:10

E se i blogs fossero per decreto anonimi, cosa succederebbe? Cosa succederebbe agli autori e ai lettori? Cambierebbe veramente qualcosa? Soprattutto, cambierebbe forse la qualità dei contenuti?

Posted by: Tavor at 08.09.03 22:22

Credo che tutto ciò sia nato da un equivoco. Il significato della parola “commento” in questo contesto, ossia il diario–blog, è molto impreciso. Penso sia il caso di parlarne adesso signor Mozzi (sto parlando a Giulio Mozzi, lo scrittore che ha deciso di aprire un diario-blog, le do del lei perché non ci conosciamo). Diario-blog appunto… Giulio Mozzi ci propone degli episodi della vita di giuliomozzi.
Che genere di commenti si aspetta lei ?
Nei blog in cui propone un argomento è ovvio che chi vuole esprimerà la propria opinione.
Ma nei blog-diario (che sono la maggioranza)?
Mi spiego meglio: che commento dovrei fare, per esempio, a mia sorella che mi racconta che oggi gli hanno messo la multa? Gli farò delle domande (perché, quanti soldi ecc..)Al massimo gli dirò :
brava, così impari.
In sintesi una storia va raccontata e basta ,signor Mozzi. Poi si può dire se è bella o brutta.
Per concludere ritengo che la gente che legge i suoi blog (me compreso) lo faccia perché si è appassionata alla storia di uno scrittore che vuole tenere un diario pubblico.
Nel momento in cui lei ci ha lasciato a bocca asciutta, noi (lettori) abbiamo cercato di continuare la storia (infatti rileggendo tutti quei commenti si nota come riguardino possibili sviluppi della storia di giuliomozzi);peraltro con pessimi risultati.
Ne deduco che
1- è davvero un bravo scrittore dato che così in poco tempo ha appassionato tanta gente
2- credo che se tutti quelli che leggessero i suoi blog senza commentarli cominciassero a farlo sarebbe intasato di idiotissimi “commenti” (potrebbe provare)
3- questo blog assomiglia ad un libro di racconti in cui il lettore può interagire.Purtroppo.
Saluti e scusate le lungaggini.

Posted by: Pan rag. Peter at 08.09.03 22:34

Io credo semplicemente che sia sia scatenato il casino perché c'era da ingannare l'attesa. Tutti attendevano il ritorno del padrone di casa e nel frattempo hanno continuato a giocare il gioco dell'identità, del vero/falso, reale/virtuale, Giulio Mozzi/giuliomozzi o Antonio Cotroneo/La Talpa o Martino Baldi/marziller, perché questo è diventato il luogo in cui queste due dimensioni si incontrano, in cui l'universo reale e quello finzionale del racconto entrano in conflitto o comunione e questo accade qui e non altrove forse proprio perché la compresenza di Giulio Mozzi e giuliomozzi significa proprio l'incontro tra le due dimensioni. Questo spiega soprattutto le modalità della "festa", le dimensioni (50 commenti) le spiega il fatto che forse la cosa per qualcuno si era fatta particolarmente divertente. La presenza GM. secondo me, non è - come qualcuno sostiene - catalizzatrice in quanto chi scrive qui ha l'ambizione sotterranea di essere preso in considerazione, ma semplicemente perché è un massimo comune divisore che funziona come elemento di affinità e attrazione (il racconto, l'intelligenza, l'autoronia, lo spirito combinatorio), verrebbe quasi da dire fattore di identità. E per giunta reale in maniera così eclatante. Credo sia così, ma non ci ho pensato poi tanto. Potrei sbagliarmi. Come sempre. Come tutti.

Posted by: Marziller at 08.09.03 22:37

Escusatio non petita.
La perplessita' di giuliomozzi. La sua splendida definizione "suscitatore di storie". Ecco, a fronte dei 47 commenti ( che poi, volendo scomodare la statistica sarebbero poco piu' di dieci al giorno, quindi perfettamente in "media") il risultato piu' divertente (e qui l'aggettivo e' usato nella sua forma piu' alta) e' stato vederle queste storie, leggerle, forse condividerle, ma vedere che si, fra i frequentatori del pub-blog-chat-club al di la' dell'ermetismo, e quale ne fosse la causa scatenante, questa funzione, quella di suscitare ha funzionato. Azzardo ? Ma si : un qualcosa a meta' fra la voglia di irretire delle regole e il tentativo (in sedicesimo ?) di ripetere alcuni di questi giochi tipo i concorsi a tema (tipo "cose che accadono mentre fai la spesa al supermercato" o "buoni propositi per l'anno nuovo") che il "padrone di casa" ha indetto su Vibrisse.
Null'altro, credo.

Posted by: cletus a.a. at 08.09.03 22:38

47 commenti sono un risultato da metà classifica... il record di commenti è sopra ai 300, ma dovrei consultare...:-) E non è così raro che i lettori prendano possesso dei commenti e inizino a creare happening, a inventarsi storie, a costruire un'epica con inizio, svolgimento e fine tutto in una finestra in html. Ci sono casi - anche piuttosto noti - in cui una battuta innocua in un commento causò un profluvio di seguiti in cui si crearono personaggi, intrecci, trame che si rincorrevano, colpi di scena a ripetizione, in un'esplosione a volte di umorismo a volte di inventiva affabulatoria davvero imprevedibile. Personalmente li ritengo momenti magici, in cui uno sbroccamento generale e non preventivato produce un'infernale divertimento collettivo, che dura lo spazio di un attimo e poi scompare carsicamente come è venuto. Sul tema nomevero nomefinto, specie legato all'esperienza di scrittura, nemmeno io ho le idee chiare. Semplicemente mi soddisfano poco le opinioni ideologiche o estremiste: l'identità non è un presupposto, ma un processo di infinita interpretazione (non pertiene all'essere ma al pensiero, si dice, o meglio all'esperienza pragmatica). E il virtuale non è una fantasia (un'invenzione), ma il reale stesso nel suo orizzonte di possibilità. Autentico e inautentico sono categorie piuttosto insipide, poco utili qui, a mio parere. Piuttosto: cos'è un nome? E un nomeproprio?

Posted by: b.georg at 09.09.03 00:00

Leggo, m'interrogo, approvo (per esempio chi come sabrina dice: io almeno mi presento con nome e cognome. O chi, come gioacchino m. spinozzi, denota deferenza nei confronti di gm), ecco dicevo, approvo, disapprovo, qualca rara volta intervengo. Ho la sensazione, diverse volte, che ci sia una sorta di gara. Si gareggia con mozzi, gli si dice, guarda che anch'io sono un tuo pari, tu avrai letto questo ma io ho letto quest'altro, tu la pensi così ma anch'io penso, urca se penso, senti un po' cosa penso. Magari non sono bravo come l'umberto o come candia, o forse sì, solo che tu, accidenti, non te ne accorgi...
A mozzi interessano i generi dei blog; io mi fermo prima, molto prima: chi e perché interviene in questo blog? Altri (blog) li ho solo visti di sfuggita

Posted by: remo at 09.09.03 00:24

Caro signor GIULIO MOZZI, o giuliomozzi, o MOZZI GIULIO, ma di cosa stiamo cianciando?
Non le sembrano argomenti speciosi? Lei è andato via per qualche giorno e il blog si è animato in sua assenza, non era questo l'intento?
O il suo ego è rimasto ferito in qualche modo, da questa presa di potere della ciurma?
Non mi sembra il caso, no? Se voleva 'suscitare storie' le ha suscitate, meglio di così?
Deve essere stata colpa del pecorino siciliano,
già ci stavamo complimentando per la sua ospitalità... e lei mi tira fuori dei dubbi.

Posted by: alessandra at 09.09.03 01:13
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