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09.09.03

Il Grande Artista Sconosciuto, 8

"E alla fine", dice il Grande Artista Sconosciuto, "mi rendo conto di essere solo un pòro can".
Siamo nel suo studio-soggiorno-cucina. Alla Madonna con ramarro alla quale sta lavorando da mesi è successo qualcosa, ma non saprei dire che cosa. La guancia e l'occhio destri (per chi guarda) sono diventati ancora più luminosi. La guancia e l'occhio sinistri sono ancora più sprofondati nell'oscurità. O forse è solo che oggi c'è poca luce fuori, pioviggina, e il Grande Artista Sconosciuto ha accesa la lampada da tavolo.
"Perché un pòro can?", dico io.

"Guàrdami", dice lui. "Guàrdati attorno".
Un bilocale da single, un tasso di ordine e pulizia veramente maschile, avanzi di un po' di tutto sparsi un po' dappertutto, un vecchio Mac chiazzato di caffè birra e chissàchealtro sul tavolo ingombro di carte, schizzi, pennelli, fotocopie di pubblicazioni matematiche. Piatti di carta con colori mescolati. Libri d'arte sfasciati a forza d'essere sfogliati, guardati, studiati. Nel lavello: pentole, bottiglie, boccette di colore, piatti di ceramica, posate.
"Che vita vorresti?", dico.
"Be'", dice il Grande Artista Sconosciuto, sorridendo meravigliosamente, "io vorrei vivere in albergo".
"In albergo?", dico.
"Sì", prosegue lui, serissimo. "In albergo, senza preoccupazioni. E poi naturalmente mi servirebbe uno studio".
"Che dovrebbe essere come?", interrogo.
"Intanto", dice il Grande Artista Sconosciuto, "non troppo distante dall'albergo. Poi, in un bel palazzo. Possibilmente a un piano alto, e con grandi vetrate, per avere luce".
"Bene", dico. "Almeno questo è un obiettivo".
"Un obiettivo?", dice.
"Sì", dico. "Un risultato che puoi perseguire".
Mi guarda, e ancora sorride.
"Non hai capito", dice. "Tutte queste cose, mi dovrebbero essere donate".
"E da chi?", dico, sorridendo anch'io.
"Da un magnate", dice il Grande Artista Sconosciuto. "Da qualcuno che decida di investire nella mia arte. Da un Mecenate. Oppure dal Papa".
"Addirittura il Papa!", mi scappa.
In quel momento mi accorgo: è la mano, della Madonna con ramarro, che è cambiata. E' diventata più mano. Ha preso corpo. Il colore è meno uniforme, più, appunto, carnale. E la stigmata ha un rosso diverso.
"Sì", dice. "Il Papa. Che cosa faccio io, se non arte sacra?".
"E' vero", ammetto, "ma...".
"E allora", dice serissimo il Grande Artista Sconosciuto, "se io non faccio che arte sacra, voglio essere giudicato in quanto artista di arte sacra. Che cosa vuoi che me ne freghi, a me, di tutti questi galleristi, questi critici d'arte, che capiscono solo i quattrini, e poi non sanno neanche distinguere una tempera da un olio?".
"Be'", azzardo, "non è detto che il Papa sia anche un esperto d'arte".
"Certo", dice lui. "Ma il Papa, che non sarà stato eletto Papa per caso, è un esperto di spiritualità. E chi ha una grande esperienza di spiritualità, non ha bisogno di conoscere la tecnica della pittura per riconoscere un bel quadro. La pittura è una cosa per grandi anime", ha concluso.
Ieri sera ho portato T* a guardare il quadro che i Francescani hanno accettato nella loro chiesa. Era tardi, la chiesa stava chiudendo, anche noi dovevamo passare in libreria: abbiamo data solo un'occhiata. "Bello", ha detto T*. "Molto bello".
"E come ci arriviamo?, al Papa", dico.
"Questo non lo so", dice il Grande Artista Sconociuto. "Però so che è lì che devo andare".
"In somma", dico, "tu vorresti stare a pensione in qualche casa o convitto dei preti, tre pasti al giorno e cambio di biancheria, non avere nessun pensiero, e dipingere".
"Sì", dice.
"Un po' come facevano i grandi Papi del Cinque e dei Seicento", dico, "che si prendevano gli artisti alla corte e li facevano lavorare in relativa libertà".
"Sì", dice il Grande Artista Sconosciuto. "E in particolare, mi piacerebbe avere uno studio in Vaticano".
A questo punto, non so che dire. Il mio amico non è pazzo. Dice quello che dice sapendo benissimo che cosa dice. Il mio amico è un pittore. Non conosco molti pittori, ma non ho visto mai nessuno più pittore di lui. E quando mi dice queste cose - anche giocando con la sua stessa grandiosità - mi convinco ogni volta che ha ragione.
E' vero. Quest'uomo dovrebbe dipingere e basta. Possibilmente, per il Papa.

Il Grande Artista Sconosciuto: [1], [2], [3], [4], [5], [6], [7].

Posted by giuliomozzi at 09.09.03 17:22 | TrackBack
Comments

io ho il padre pittore. anche a me sembra sempre vero quello che dice, non solo perche' vittima cosciente di un certo edipo. i suoi ragionamenti sono spesso originali, punti di vista particolari, non comuni. di botto non e' facile seguire e condividere. poi pero' stando accanto, stando vicina al suo "sentire", cercando si liberarmi dalle mie sovrastrutture mentali, sento sempre emergere una visione del mondo vera. almeno altrettanto vera di altre.
mio padre ha 73 anni e molte cose da insegnarmi. penso di essere fortunata. e il grande artista sconosciuto mi e' molto simpatico.

Posted by: laura at 09.09.03 18:48

Non vorrei sembrare arrogante, ma siamo nel 21° secolo!! Non basta una donna delle pulizie?

Posted by: Pan rag. Peter at 09.09.03 21:42

Signor mio, non c'è più la servitù di una volta... :-)

Posted by: laTalpa at 09.09.03 22:34

Avrei paura a stare al Vaticano. Grandi stanze silenziose, oro e porpora, sangue: non ci starei tranquilla e gli spiriti, poi, quelli passati e quelli presenti, che ti soffiano accanto. Avrei paura per il Grande Artista: quello è il posto non dell'arte ma della morte.

Posted by: Emma at 11.09.03 10:03
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