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09.09.03

Bar

Sette e mezza, otto di sera. Entriamo nel bar. E' tutto pieno di studenti che bevono spritz e fumano. C'è un solo tavolo libero. Ci sediamo.
Dietro al banco ci sono quattro persone: una ragazza, una donna, due ragazzi: uno con la camicia bianca, uno con la maglietta rossa. La donna sta alla cassa, la ragazza serve al banco, i ragazzi non si capisce bene. Quello con la maglietta rossa ogni tanto esce da dietro il banco per togliere dai tavoli bicchieri e piattini vuoti. Quello con la camicia bianca bada ai caffè e alla lavastoviglie. A quest'ora nessuno prende il caffè.

L'impressione è i ragazzi che siano lì soprattutto per farsi vedere.
Gruppi di ragazzi, studenti, entrano ed escono. Non entrano neanche per consumare: salutano per nome i ragazzi al banco, gli amici ai tavoli, vanno via, ritornano.
Io devo andare al bagno. L'altra persona deve andare al bagno. E' da un po' che siamo in giro. Abbiamo trovato chiuso il nostro bar preferito. Qui ci sembra scortese andare al bagno prima di ordinare. Abbiamo di queste idee all'antica. E non vogliamo mollare il tavolo.
Facciamo dei segni ai ragazzi dietro al banco. Quello con la maglietta rossa ci fa segno di , , con la testa. Sembra stia quasi per muoversi, ma entra un gruppo di studenti che si accalca davanti alla vetrina dei tramezzini. Il ragazzo li saluta per nome, scherza con loro.
Osserviamo i tavoli vicini. Ogni ragazzo o ragazza ha almeno due bicchieri accanto. Adesso per gli spritz usano questi bicchieri giganteschi, saranno un quarto di litro. Vino, liquore rosso, gin. L'acqua non si usa più. E su ogni tavolo ci sono tre, quattro, cinque pacchetti di sigarette.
Passano cinque minuti.
Il fumo è fastidioso.
Dico all'altra persona: "Be', vai tu, intanto. Io faccio la guardia al tavolo. Che cosa vuoi?".
"Spritz", dice l'altra persona alzandosi. "Con l'Aperol. Un mezzo spritz. E i salatini. Qui li fanno buonissimi".
Va al bagno.
Io tento di guardare fisso il ragazzo con la maglietta rossa. In questo momento sta dietro al banco, le braccia conserte. Incrocio il suo sguardo due volte. Il suo sguardo non dà segni di vita.
La ragazza esce da dietro il banco, va a sgomberare un tavolo da bicchieri e piattini. Proprio il tavolo accanto al mio.
"Vorremmo ordinare", le dico mentre riempie il vassoio di bicchieri e piattini.
"Un attimo", dice la ragazza.
Va dietro al banco, passa la roba al ragazzo in camicia bianca, insieme svuotano la lavapiatti, la riempiono. Chiacchierano.
L'altra persona torna dal bagno. Ci vado io.
Come sempre, il bagno è squallido.
Torno al tavolo.
"Hai ordinato?", dico.
"Mi ha detto che arriva subito", dice l'altra persona.
"Chi?", dico.
"Quello con la maglietta rossa".
Mi dirigo verso il banco. Quando sono a un metro, il ragazzo con la maglietta rossa si scuote. Esce dal banco, mi viene incontro. Siamo uno difronte all'altro.
"Due spritz piccoli", dico. "Uno con l'Aperol e uno col Campari. E dei salatini".
Il ragazzo non dice niente. Mi indica la ragazza.
La ragazza va alla vetrinetta dei salatini e dice: "Che salatini vuole?".
Ci sono quattro vaschette. Noi abbiamo una fame nera.
"Due per tipo", dico.
La ragazza riempie un piattino, lo mette nel microonde, lo ritira dal microonde, me lo passa. Intanto il ragazzo sta facendo gli spritz. Mi giro verso di lui.
"Li porto io", dice il ragazzo.
Vado al tavolo con i salatini. Gli spritz arrivano subito.
Tocchiamo i bicchieri.
La ragazza arriva trafelata, lo scontrino in mano. "Sono otto e cinquanta", dice. "Il servizio al tavolo lo facciamo noi".
"Aspettavamo da un quarto d'ora", dico.
"Vede quanta gente c'è?", dice la ragazza.
"E' lei che mi ha messo il piatto in mano", dico.
"Sì, ma il servizio al tavolo lo facciamo noi", dice.
Non dico niente. Le do dieci euro. Se ne va. Torna dopo un attimo con il resto.
Gli spritz erano buoni, i salatini buonissimi.

Posted by giuliomozzi at 09.09.03 12:47 | TrackBack
Comments

ormai lo so anch'io cos'è uno spritz. :-P non rimane che assaggiarlo.

Posted by: manu at 09.09.03 13:00

Mi viene in mente (funziono così) un incipit di capitolo del "Viaggio al termine della notte". La trasformazione di Vigny-sur-Seine da paese in periferia di Parigi, i primi segni della sua completa urbanizzazione, tra cui: "La figlia del messo comunale sa fare i cocktails". Lo spritz... ormai lo fanno anche a Pistoia. Uno degli esiti della globalizzazione cominciata a Vigny-sur-Seine. Perfino il servizio ai tavoli e gli avventori sembrano gli stessi a Pistoia, a Padova, ovunque. Ma che ci andiamo a fare poi in giro per il mondo? Per lavoro, naturalmente.

Posted by: Marziller at 09.09.03 13:16

Ginevra, una notte di dicembre del 1996. Sono con qualche amico, è tardi, abbiamo sete, siamo stanchi. Vediamo un bar, entriamo, ci saranno venti persone, facce stanche. fredde, gelide. Annoiate. Quando capiscono che siamo italiani guardano il barista. Che ci fissa e dice: "Chiuso". Ce ne andiamo senza fare casino. Giriamo ancora. Troviamo un altro locale. Uno di noi scende dalla macchina per domandare se è "aperto". Lo vediamo tornare in compagnia di un altro che dice "italiani venite, venite, entrate". Non entriamo: è un locale per gay.
Qualche mese dopo, a Novara. Una grande birreria dove c'è anche gente bene, elegante. C'è un buttafuori. A un certo punto sento che blocca un gruppetto di ragazzi e dice loro: "Noi gli albanesi non li vogliamo". Quelli, zitti, prendono e se ne vanno. E mentre il tipo, rivolto soprattutto a quelli con vestiti eleganti spara un po' di cazzate del tipo "vengono qui e danno fastidio alle nostre donne" io, dalla finestra, vedo che gli albanesi se ne stanno andando. Fa freddo, sono a piedi, la birreria è lontana dal centro di Novara e da altri bar...
Provo rabbia, più rabbia di quando a Ginevra ci hanno detto, con un mezzo sorrisetto, "Chiuso"; provo rabbia perché nessuno prende la parola per dire a quel buttofuori di tacere. Nemmeno io...

Posted by: remo at 09.09.03 13:24

Maremma quanti ragazzi! Ma un tu ce l'hai un sinonimi e contrari?

Posted by: sifossifoco at 09.09.03 14:20

Un ragazzo è un ragazzo è un ragazzo.

Posted by: giuliomozzi at 09.09.03 14:26

Manu, "sapere" cos'è uno spritz è cosa assolutamente aleatoria. Ti sposti di un metro verso nord e lo spritz cambia completamente genesi, composizione, stile. Per il triveneto se ne contano milioni di varianti. Come Giulio dice giustamente, l'acqua non si usa ormai più... saluti

Posted by: stark at 09.09.03 21:58

Caro Mozzi, sei troppo buono, probabilmente più di quei salatini...

Posted by: omniaficta at 09.09.03 23:08

Istambul, notte. Sono sola. Il bar dell'albergo è chiuso e ho urgente bisogno della mia dose di caffè serale, non ho ancora imparato a portarmi in valigia bustine di nescafé e zollette di zucchero per ovviare ad inevitabili impossibilità, almeno in certi paesi, almeno viaggiando al risparmio. Nel bar chiedo un'espresso. Arriva un altro italiano, uno di quelli del mio gruppo, che poco prima hanno rifiutato di accompagnarmi. Si è accorto che non ha acqua minerale. Prende anche lui un caffè, mentre chiacchieriamo. Non ricordo più chi voleva pagare i caffè, forse lui, che doveva comunque pagare l'acqua minerale. Il barista dice: "No, voi siete italiani, offro tutto io."
Sulla strada per la Cappadocia, tra immense distese deserte, con scarsa vegetazione, una versione semplificata e rudimentale di autogrill. Scendiamo dal pullman in massa e ci precipitiamo al bar. Dentro, tra gli altri avventori c'è un uomo in abiti da lavoro macchiati di vernice. Penso che deve essere un imbianchino. Mi domando quanto guadagni un imbianchino in Turchia. Dopo aver fatto colazione con milk and coffe e dolci locali al miele, ci avviamo alla cassa. Il cassiere dice: "Non dovete pagare. Ha pagato lui per tutti voi italiani." Ci giriamo come un sol uomo, sorpresi. E' l'imbianchino, che ci guarda con un grande sorriso e ripete: "Italia". Una settimana dopo, una decina di noi siede ad un bar di Antalya, un bar che nei seguenti viaggi ho cercato di ritrovare, senza essere mai sicura che fosse proprio quello. Un ragazzo giovane prende ordini da un tizio corpulento, che deve essere il padrone. Prendiamo alcolici, gelati, dolci, senza badare a spese. Stiamo per ripartire e possiamo dar fondo alle riserve. Il ragazzo va a portare il conto ad un tavolo vicino, occupato da altri turisti, di altra nazionalità. Passando vicino a noi dice: "Questo tavolo non paga. Offro io. Voi italiani." Siamo sulla strada, da qualche parte lungo la costa sud, decisi a fare l'autostop. Passa invece un taxi collettivo, una via di mezzo tra l'autobus e il taxi, pieno di turchi della zona, per la maggior parte operai e contadini. C'è una donna anziana, tra gli altri, vestita poveramente ma dignitosamente, che cerca di dirci qualcosa, indicando il cesto che porta con sé, pieno di frutta. Proviamo varie lingue europee, ma naturalmente non capisce. Pensiamo che voglia venderci dei frutti. Alla fine comprendiamo quello che per noi è incomprensibile: vuole regalarci tutta la frutta, completa di cesto. A sorrisi e cenni, le facciamo capire che accettiamo solo un frutto per ognuno di noi. Tutti frughiamo nelle tasche e nelle borse per cercare qualche oggetto da darle in nostro ricordo. A tutti noi viene spontaneo metterci una mano sul cuore nel salutarla. L'ultima notte non siamo andati a dormire, per paura di non svegliarci in tempo: l'aereo era alle cinque di mattina. "Quando partite?" ci ha chiesto il proprietario del bar in cui abbiamo passato parte della notte. "Fra tre ore abbiamo l'aereo" qualcuno ha risposto. Lui ha fatto comparire delle rose per tutte le donne del nostro gruppo "Perché portiate un buon ricordo della Turchia in Italia" ha detto. Dati i tempi stretti e la compattezza del gruppo, decisamente non aveva secondi fini. Mi sono domandata, partendo, io che non sono particolarmente affezionata alla mia nazionalità, chi mi avesse preceduta dal mio paese in questa terra, per lasciare questo sentiero tracciato di simpatia e affetto.

Posted by: Pamela Canali at 09.09.03 23:50

Gentile Sig. Mozzi, Lei prende appunti in tempo reale, o rievoca di fronte alla tastiera? Almeno per quanto riguarda i pezzi ispirati dal "vero", intendo.

Posted by: Tavor at 10.09.03 23:02

Per Tavor: rièvoco, rièvoco. E m'invento.

Posted by: giuliomozzi at 11.09.03 06:33

Ho dimenticato le sigarette sul bancone del bar dove vado al mattino. Non è lontano da qui.
Sono sceso un minuto per andare a prenderle.
Ho attraversato una strada, poi un’altra. Alcune automobili mi sono sfilate vicino.
Non ti preoccupare, mi sono detto, non ti centreranno.
Infatti non è accaduto.
Al bar, un ragazzo e una ragazza stavano prendendo il caffè.
“Pensi di continuare a lungo così?” ha chiesto lui.
La ragazza non gli ha risposto, non l’ha nemmeno guardato. Poi ha taciuto anche lui.
Beh, ho ripreso le sigarette e sono uscito.
Sono risalito qui ed ho ripreso il lavoro.
Quando mi stanco di lavorare finisce che guardo impassibile il video.
Quando guardo il video mi chiedo il motivo per cui non dovresti essere impassibile tu.

Posted by: luca at 11.09.03 08:53
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