Nessuna delle persone con cui ho avuto che fare oggi si è lasciata sfuggire una sola parola sull'anniversario dell'attentato alle torri gemelle.
Posted by giuliomozzi at 11.09.03 23:04 | TrackBackIo non ne ho parlato con nessuno. Credo sia la reazione inconsapevole a qualcosa che nella sua enormità maligna mi ha mostrato (vedi guerra Iraq) la mia impotenza, la sensazione che mi sia impossibile fare qualcosa attraverso la politica. Tutto si svolge nonostante me, noi. Mi sento spettatore di tragedie grandi e piccole ("recapito"), provo angoscia e senso di solitudine.
Posted by: Claudio at 12.09.03 08:28x resistere all'ubriacatura mediatica io ho pensato all'11 settembre cileno del 73. ai morti degli usa non penso. non per i morti naturalmente, ma perchè sento tangibile un complotto per ignorare tre quarti del mondo a favore di quel quarto che rivolge le telecamere su se stesso.
Posted by: kit at 12.09.03 08:59anch'io, non una parola. non avrei saputo quali usare senza sentirmi limitata. per tutto il giorno ho dato corpo alla mia impotenza.
Posted by: manu at 12.09.03 12:49kit parla dell parte di mondo che rivolge le telecamere su sé stesso. Oggi le immagini dell'11 settembre ci sconvolgono, fra qualche decennio o qualche anno saranno sui libri di scuola, come oggi certe foto che non ci fanno più nessun effetto. Penso che non sia giusto diffondere le immagini di persone che stanno per morire, un istante prima che questo accada o nel momento della morte. Qualunque sia la circostanza della morte, non possono dare il loro consenso o negarlo. Io credo che lo negherebbero. Credo anche che la continua proposizione di immagini di morte provochi un'assuefazione e faccia perdere il senso dell'importanza e della sacralità della vita. Le immagini dell'11 settembre, terribili di per sé, mi risultano particolarmente insopportabili, perché mi scatta l'identificazione con quelle persone, che ci assomigliano in tutto: erano vestite più o meno come noi, quando andiamo al lavoro, avevano una giornata simile alla nostra, una cultura simile, leggevano gli stessi libri, vedevano gli stessi film. Ho immaginato di uscire di corsa da casa, una mattina, affrontare i treni e la metropolitana pieni, precipitarmi in ufficio, timbrare il cartellino e, appena comincio a rilassarmi, sentire l'esplosione. Qualcosa di involontario e automatico scatta in me e credo in tutti, che mi fa considerare con più partecipazione il mio simile. Per salvarmi da questa identificazione, io penso ai bambini. I bambini per me sono tutti uguali: i figli delle vittime dell'11 settembre che sono rimasti orfani e i figli delle vittime dei soldati caduti in tutte le guerre, quelle illuminate da riflettori e quelle dimenticate. Penso ai figli di tutti i morti in eccidi provocati dalla lucida follia umana, vestita di mille nomi diversi, a seconda dei tempi e dell'opportunità.
Posted by: Pamela Canali at 12.09.03 18:05Si è già detto troppo e troppo poco a proposito dell'11 settembre. Quel giorno è diventato una data come un monumento di freddo marmo ai caduti.
Giuseppe Iannozzi
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 12.09.03 18:31hmm...:?
Posted by: watch me at 01.09.05 02:55