Spiaggia. Ombrellone accanto. Sono tre: la ragazzina, la mamma della ragazzina, il ragazzino della ragazzina. Ragazzino e ragazzina sono sui diciassette, diciotto. Lui è carino, capelli ben pettinati, boxer celesti. Lei è carina di corpo, un po' pesante di faccia, tinta bionda, duepezzi a triangolini. La mamma è una donna ingrassata, costume intero a fiori. Hanno tre sdraio, stanno ciascuno sulla sua sdraio.
Hanno un giornaletto di quiz, test, enigmi, ecc.
Stanno una mezz'oretta sul solito problema del tipo: "In un cortile ci sono uomini e cani, per un totale di tot teste e tot zampe. Quanti uomini e quanti cani?", eccetera. La mamma della ragazzina sa già la soluzione, il ragazzino si rigira nella domanda senza nemmeno immaginare come ci si possa arrivare, la ragazzina prende il sole. La mamma della ragazzina prende pedantemente in giro il ragazzino, che nemmeno se ne accorge. E' un test per lui, e non lo sa. Ha voluto andare al mare con la sua ragazzina e la mamma della ragazzina? E ora paga. Quanti uomini? Quanti cani? Ci si potrebbe arrivare facilmente anche per tentativi, ma lui non ce la fa. Dice: "Non si può risolvere". La mamma della ragazzina dice: "Ma io ci sono già arrivata". Il ragazzino insiste: "Non si può risolvere".
Poi fanno un test con i profili. Il ragazzino fa le domande alla ragazzina, che risponde dalla sdraio, e segna le risposte: quadratino, pallino, stellina. Alla fine esce il profilo C. Il ragazzino lo legge ad alta voce. "... Sei stata segnata dall'esperienza di un abbandono...". La ragazzina si drizza a sedere sulla sdraio, dice: "Mi ha fotografata! E' successo proprio questo!". Il ragazzino dice: "Ma adesso ci sono io". La ragazzina dice: "Non dire cazzate, stronzo". Il ragazzino tace. La mamma della ragazzina è neutrale.
Si sente un telefono portatile. Suona, suona. Fa una musichetta. Non finisce mai. Il ragazzino dice: "E' il modello tale, nuovo, fa questo e quello". Parlano di telefoni. Il ragazzino si esibisce, sa tante cose. La mamma tace sulla sua sdraio. Il ragazzino tira fuori il suo telefono, dice che è bello, lo loda, però ormai è vecchio, è un po' consumato. La ragazzina dice: "Si è consumato per tutti i messaggini che ti mandava quella cessa il mese scorso". Si capisce che "quella cessa" doveva essere la ragazzina precedente del ragazzino, o almeno una che ci aveva provato con lui. Il ragazzino dice: "Non era cessa". La ragazzina dice: "Era cessa". Il ragazzino dice: "Non voglio dire che sia bellissima, ma non era cessa". La ragazzina dice: "Era cessa". Il ragazzino dice: "Perché, quello lì tuo, allora?". La ragazzina dice: "Fatti i cazzi tuoi". Il ragazzino dice: "Ma almeno io non dico che era un cesso". La ragazzina dice: "Fatti i cazzi tuoi". Il ragazzino dice: "E allora tu non dire che quella era cessa". La ragazzina dice: "Ma era cessa".
La mamma dorme sulla sdraio.
"A trent'anni uno arriva al massimo", dice il ragazzino, "poi basta". La mamma si sveglia improvvisamente: "Come sarebbe?". Il ragazzino dice: "Voglio dire, che a trent'anni uno è al massimo, poi basta". La mamma dice: "Ma la bellezza di una donna di quarant'anni". Il ragazzino dice: "Voglio dire, che a trenta...". La mamma interrompe: "Tu non puoi capire la bellezza di una donna di quarant'anni". Il ragazzino dice: "Voglio dire, che a trenta...". La mamma interrompe: "Non è solo un fatto di corpo, è anche il portamento". Il ragazzino dice: "Voglio dire, che a trenta...". La mamma interrompe: "Se poi una donna si mantiene, che non serve neanche tanto". Il ragazzino dice: "Voglio dire, che a trenta...". La mamma interrompe: "La bellezza poi diventa eleganza, che è un'altra cosa, è anche di più". Il ragazzino dice tutto d'un fiato: "Parlavo dei maschi".
Il ragazzino e la ragazzina vanno a fare il bagno. La mamma dorme sulla sdraio. Quando il ragazzino e la ragazzina tornano, il ragazzino cerca di cingere la ragazzina per la vita. La ragazzina si divincola. Si siedono sulle sdraio. La ragazzina si spruzza con il vaporizzatore. Il ragazzino rigira tra le mani il giornaletto di quiz e test. La ragazzina si allunga sulla sdraio, chiude gli occhi. Il ragazzino la guarda.
Mezz'ora dopo la mamma si sveglia. "Andiamo", dice. Vanno via.
per la vacanza in montagna che si diranno io mammete e tu? io proporrei : chiavi di casa zaino in spalla e fuori dai co..quanti anni aveva kerouac quando scrisse on the road senza alzare il culo da casa di mammina? a 4 anni mio nipote quando deve infilare le ciabattine sbuffa "ma devo fare tutto io!" dai dolori del giovane werther ad holden se n'è fatta di strada..grazioso raccontino idilliaco complimenti giulio, la botta e risposta è più immediata di qualcunque narrazione pseudodescrittiva, moraleggiante. sara
Posted by: sarapatrizia at 18.08.03 12:35l'ho sempre pensato e, mi sembra, te l'ho anche detto via sms: spiare quel che succede sotto gli obrelloni, origliare le anime in vacanza, le dinamiche leggere di coatte convivenze pi o meno parentali una straordinaria fonte di ispirazione. forse non straordinaria, ma a poco prezzo e generosa.
Posted by: laura at 18.08.03 16:24Rabbrividisco al pensiero di essermi esposta ad un grave rischio, bivaccando con altri corsisti sulle spiagge, sotto l'occhio spietato, l'ultravista di giuliomozzi. E non stavo neanche zitta! Parlavo, ignara del pericolo, del più e del meno, dalle creme solari all'ultimo amore. Per fortuna allora non esistevano i blog, o comunque giuliomozzi non lo aveva.
Disapprovo l'abitudine di coinvolgere i genitori nella frequentazione dei propri amori giovanili. Si finisce probabilmente come la mia parente (non è il caso qui di precisare il grado di parentela) che mi ha inviato una cartolina durante il suo viaggio di nozze firmata da lei, il novello sposo, padre e madre della sposa e cane dei genitori della sposa.
Spiare la gente, origliare le conversazioni è un passatempo illuminante.
Posted by: Sonic at 18.08.03 22:02sonic, querele a parte, hai ragione
Posted by: kimota at 19.08.03 17:41caro Giulio, leggo da un po' il suo diario.scrittura e mi sorge un dubbio: ma giulio mozzi è "livoroso"? cioè, la sua scrittura denotativa è una forma di disprezzo o di malcelata rabbia? perché moralista non è, sa...
Posted by: aladar at 19.08.03 18:42Per Pamela (che ha commentato qui sotto). Cara Pamela, non temere. ** Per Aladar: non so se sono "livoroso". So che sono un "permaloso a breve termine" (cioè uno che s'impermalisce facile, ma poi gli passa). So anche che sono "pedante". "Livoroso" non so. Ci penso.
Posted by: giuliomozzi at 19.08.03 19:02Delizioso esercizio di scrittura. Guardarsi attorno, vedere le persone, le situazioni: raccontarle con parole precise. Hai reso benissimo il dialogo, hai reso bello un colloquio ovviamente noiosissimo. Mi piace seguirti nel tuo percorso. Mi interessa vedere con i tuoi occhi: quello che trovi da raccontare e da inventare nei ritagli di una giornata. Un laboratorio di scrittura aperto al pubblico non è cosa che si trova tutti i giorni. Buon lavoro
Posted by: micol (m67) at 22.08.03 14:02hmm...:?
Posted by: watch me at 01.09.05 01:28