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26.08.03

Quando finisce un blog

Gino Tasca, che spesso interviene nei "commenti" firmandosi con fantasia, mi scrive:
Ma un blog dura tutta una vita? Coincide come "Un posto al sole" (il serial su Rai 3 che fa coincidere le date delle puntate con le date reali) con la vita?
Ti fermerai mai? E, se sì, come lo dirai?

Naturalmente, non ho risposte.

Posted by giuliomozzi at 26.08.03 01:18 | TrackBack
Comments

Alcune ipotesi:
-il blog già non esiste più. Non c'è più nulla dietro. Nè Giulio Mozzi, nè alcuno degli altri protagonisti. E' un'iniziativa fantastica del signor B. (no, non quello solito, un altro. L'idea di A. non piaceva. Dato che letteratura arriva seconda preferisco la seconda lettera, B.) e fa parte da sempre della rete. Dunque ha avuto inizio in un tempo diverso da quello che conosciamo. E' un po' come la luce delle stelle. Spesso non ci sono più mentre noi le vediamo.
-il blog è infinito. Resta lì. Naviga naviga naviga. Voglio dire che assomiglia al Cervantes riscritto da Menard di cui parla Borges.
-il blog è come una moglie. Un giorno ti stufi e non la vuoi più.
-il blog è come una moglie che ami un po' troppo. La lasci e poi torni.
-il blog è come una porta. Lo apri credendo di mostrare agli altri come è fatta casa tua, lo apri con l'intento di condividere, e invece piano piano vieni trascinato fuori, vieni condiviso. Allora è difficile stabilire se è il blog che finisce o sei tu che finisci.

Posted by: luca at 26.08.03 09:26

Dipende da "chi" e/o da "che cosa" vuoi che sia un blog.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 26.08.03 12:09

Come finisce una malattia? Ti alzi al mattino e il corpo è rimasto indietro, non lo senti più addosso. Solo, ogni tanto, un dolorino, residui di catarro, sporadici colpi di tosse. Un sorso di sciroppo dal flacone e non ci pensi più.

Come finisce una terapia? "Vedo che adesso sta bene, ho pensato che potremmo diradare - anzi, no - mi chiami lei se ci sono problemi. Mi dia un colpo di telefono, quando vuole, non mi disturba. Anche solo per salutarmi".

Come finisce un blog? Ogni tanto qualcuno passa. I commenti sono fermi a gennaio. L'ultimo post è veramente bello. Viene voglia di aprire la finetrella. Si digita d'impulso. Si rilegge. Poi si rimane sospesi, il cursore appoggiato su "Invia". Sembra un mazzo di crisantemi, si pensa. Ancora una breve esitazione, poi la finestra si ritrae, vuota. Tornare, mai più.

Posted by: Tavor at 26.08.03 12:14

Ma, potrei dire che per me il diario è un lavoro di scrittura come un altro. Ieri, tornando da Piancavallo a Padova, ci pensavo; e pensavo: che la cosa più sensata sarebbe dare un termine alla cosa, e un termine sensato è: un anno. Ho cominciato questo diario pubblico il 27 maggio 2003, potrei terminarlo il 26 maggio 2004. ** Ma le cose non stanno del tutto così. Il diario è (anche? soprattutto? nient'altro che?) uno strumento di relazione, e non ha molto senso stabilire un termine a una relazione. Forse, piuttosto che al termine del diario, dovrei mettere in conto la possibilità di chiudere "vibrisse", il bollettino di scritture e letture che dall'agosto del 2000 produco e distribuisco via posta elettronica. Ne ho pubblicati ormai 109 numeri. Sono centinaia di articoli, migliaia di pagine. Naturalmente meno dell'1% di quello che esce in "vibrisse" è scritto da me. "Vibrisse" è uno strumento di servizio. Pubblicarlo regolarmente è un lavoro assai faticoso. Mi domando se, nel maggio scorso, quando ho avviato il diario, non fossi in cerca di relazioni meno "di servizio" e più soddisfacenti per il mio narcisismo.

Posted by: giuliomozzi at 26.08.03 12:29

Un blog finisce quando uno si stanca di postare i pensieri dai quali trae spunto il discorso. E' una riflessione "alla Catalano"? Forse! Ma io non riesco mai a dimenticare che siamo esseri di carne e sangue. GM dice di non avere risposte, ed è chiaro perché: se fino ad oggi ha animato il blog è perché non si è ancora stancato, perché i suoi impegni non si sono sufficientemente accavallati, perché sua moglie (azzardo!) non si è ancora lamentata che passa più tempo davanti al monitor che con lei. Ecc., ecc., ecc.. Ma chiedergli ora se si stancherà non solo non ha senso, è di cattivo gusto. Un po' come chiedere a due fidanzatini freschi: "Vi stancherete mai l'uno dell'altra?" Magari tra un mese si insulteranno pubblicamente, ma durante l'idillio cosa volete vi rispondano?

Posted by: mauro at 26.08.03 12:34

se finisse vibrisse sarebbe un colpo al cuore. riceverlo un sussulto di piacere. ogni volta ci trovo qualcosa che va a soddisfare sia curiositˆ di tipo professionali sia interessi piu' seri. poi le righe in fuxia, con l'agenda della settimana, dove vai, cosa fai, e' un lieto fine. perdere vibrisse sarebbe per me come perdere una persona cara. quasi un lutto. se finisse il blog giuliomozzi rimarrebbe a bocca asciutta la mia parte piu' morbosa, piu' egocentrica (mi ci specchio come la stega di biancaneve), piu' torbida. allo steso tempo leggere il blog ogni mattina, ormai e' un'abitudine, e' come telefonare ogni giorno al proprio fidanzato (fidanzato da poco). si tiene vivo un rapporto ma, per me, e' un rapporto "leggero", estivo, di quelli che sai che finiranno e non per questo ti neghi di iniziarli e di viverli. e' un dare e prendere bello, sincero, ma poco inpegnativo.
capisco che sia piu' "facile" tenere vivo il blog, e piu' eroico continuare vibrisse. capisco. che finisca una storia d'amore, pero', mi sembra quassi fisiologico, mi sembra sia sempre dietro l'angolo. mi piace lo stesso, cosi' la vivo piu' intensamente. se finisse vibrisse, andrei decisamente in depressione.
stiamo a vedere. saluti.

Posted by: laura at 26.08.03 12:56

Ciao Giulio, secondo me dovresti mettere a disposizione le pagine di "vibrisse" nel sito (perennemente under construction, no?) e trasferire il diario al suo interno. La carta di oggi era: "two is megl'che uan!". Saluti

Posted by: Nicola Molon at 26.08.03 13:02

Mauro ha scritto, alle 12.34 pm: "Se fino ad oggi gm ha animato il blog è perché non si è ancora stancato, perché i suoi impegni non si sono sufficientemente accavallati", eccetera. Non so, io non la vedo così. Se ho uno scopo, lo perseguo. Se sono stanco, bevo caffè. Se gli impegni si accavallano, mi organizzo. La scrittura per me - non so come dirlo - non è un fatto umorale. Non sta negli interstizi della mia vita. Nel 1996, quando mollai il lavoro in libreria, provai a metterla al centro della mia vita. Finora sono riuscito a tenercela. ** Per me il punto è che questa scrittura quotidiana è un'esperienza nuova (io non ho mai tenuto un diario). Ho idee abbastanza precise su come procedere a breve termine (tipo, apppunto, un anno), ma no ho idee precise su come procedere a lungo termine.

Posted by: giuliomozzi at 26.08.03 14:11

Mi gusto il blog, questo blog, come al mattino il caffè e la prima sigaretta; frequento due blog: ilbarbieredellasera.com per motivi professionali, e questo, conosciuto per caso. Così, partendo dal blog di mozzi mi sono incuriosito e ho fatto ricerche anche su altri blog, alcuni anche interessanti, ma poco o punto frequentati: commenti zero, commenti zero, commenti zero... Certi blog ti fanno l'occhiolino, un occhiolino triste, implorante: mettiti in contatto con me, così avremo commenti uno, poi due, chissà. Torno a questo, che ho detto di gustare, ma questo perché Mozzi mi sembra un pescatore in un mare a volte calmo a volte un po' indecifrabile: lei getta esche, pesca, ma senza trappole e reti: così il pesce è libero di abboccare o di cercare altre acque, altri pescatori...

Posted by: remo at 26.08.03 14:17

Sarebbe un peccato se tu chiudessi vibrisse. Semmai potresti cambiarne il “concetto”.

Posted by: luciano laremi at 26.08.03 14:34

Si può farsi affidare un'interstizio quotidiano alla radio o alla TV, magari con le telefonate in diretta, oppure tenere una rubrica tipo "La posta di giulio mozzi". A me Mozzi trasmette qualcosa che non saprei definire, tipo il lavoro di un artigiano nella sua bottega, senza facili scorciatoie, onesto. Così mi sembrano questo blog e vibrisse.

Posted by: claudio at 26.08.03 15:44

Giulio, mi sembri stanco. Mi sembri inquieto. Mi sembra che cerchi nuovi stimoli. Sbaglio o questa tua stanchezza è la cosa più "privata" e veritiera che hai scritto sul tuo diario? E' la volta che il diario (odio chiamarlo blog) riacquista la sua funzione di valvola di sfogo intima e personale? Un diario, inoltre, non ha una durata prefissata, vive finché ha una ragione di esistere. Se tu non hai esperienza io ce l'ho: il mio migliore amico di carta si chiamava Poldo ed è vissuto 11 anni. Ogni tanto resuscita brevemente e poi riscompare. Era segretissimo, ma temo che più di qualcuno abbia sfogliato le sue pagine. Il diario aiuta a risolvere qualche problema interiore; se pubblico, come il tuo, potrebbe aiutare a riempire degli spazi vuoti con delle amicizie, sia pure virtuali. Le discussioni che riesci ad animare sono simpatiche e coinvolgenti: non ti lasciano niente? Però non tenere in piedi tante cose senza entusiasmo, se la fine naturale delle stesse è incombente. E' un po' come prolungare l'agonia di un malato terminale. Nè devi chiederti quanto durerà quello che stai facendo: si esaurirà da sè. Vibrisse ci mancherà, e anche questo appuntamento quotidiano, ma chissà che dal tuo cilindro non salti fuori qualche nuovo coniglio... Un caro saluto.

Posted by: ramona at 26.08.03 19:43
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