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BlogNation
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20.08.03

Modena

Gazzetta di Modena, oggi

Straziata dal treno: choc nella stazione affollata.
Donna di 74 anni ieri ha scelto i binari per suicidarsi. In tasca la polizia le ha trovato un biglietto di addio. Treni deviati e marciapiedi chiusi.
Il macchinista ha tentato disperatamente di frenare quando l’ha vista, senza riuscirci
.

L’ultima sigaretta l’ha fumata con gli occhi fissi sui binari, con un pensiero fisso in testa. Poi, quando ha sentito che gli altoparlanti della stazione annunciavano il passaggio in velocità dell’Eurostar la donna ha attraversato i binari con passo meccanico e si è messa di fronte al convoglio in arrivo.
E’ stato un attimo. Il conducente del Napoli - Milano ha tentato in una frazione di secondo di azionare il freno d’emergenza ma è stato impossibile evitare l’urto. La donna è stata sbalzata ad alcuni metri di distanza ed è morta sul colpo. Si è così spenta ieri alle 15.35 M.T.P, 74 anni, che ha lasciato come ultimo addio un biglietto nella borsetta con la sua scelta disperata di non voler più vivere. E la sua scelta disperata, codificata lucidamente nelle poche righe che aveva con sé, sono state l’ultimo addio della donna.
In un primo momento in stazione tra gli inquirenti c’era il dubbio che potesse essersi trattato di un incidente.
L’avanzata età della donna, l’orario e il luogo, cioè il centro della stazione, facevano più pensare a una persona che sovrappensiero o distratta decide di affrettare il passo ed evitare la fatica del sottopassaggio, attraversando i binari. Ma a poco a poco il mosaico delle deposizioni dei testimoni oculari portavano le circostanze dell’accaduto nella stessa direzione, il suicidio. C’è chi in lacrime ha testimoniato di quegli ultimi passi incerti, che incespicavano sui sassi della massicciata sino a raggiungere in tre metri il secondo binario, quello più distante dal primo marciapiede, per essere puntuale all’ultimo appuntamento della vita.
Una tragedia che ha rallentato il traffico, deviando il traffico per ore sul terzo e quarto binario.


E' il fatto del quale ho scritto ieri.

Posted by giuliomozzi at 20.08.03 12:58 | TrackBack
Comments

perchè ti ostini a scrivere i particolari di questa cosa, non ci sguazzano già tutti con i dolori degli altri? o sono i 74 anni che fanno notizia? o volevi dire che nessuno si interessa degli anziani. i giornali parlano di berlusconi e della solitudine estiva, oggi saranno lieti per le notizie fresche.

Posted by: sarapatrizia at 20.08.03 14:54

Ogni volta che ignori qualcuno lo hai reso invisibile

Non riesco ad immaginare nessuna ragione per un suicidio tanto orribile, non so, forse la malattia incurabile di una persona cara. Un bambino perduto. Ma chi farebbe perdere la vita ad altre persone, scegliendo una fine tanto raccapricciante. Andiamo per ordine.
Quella sera C. camminò a lungo. Le facevano male i piedi. Decise di sedersi sull’asfalto. Si abbassò proprio al centro della metà strada con la testa nascosta fra le spalle. Il naso le toccava le ginocchia e le spalle curve le bruciavano. Erano rivolte all’urto, al metallo. Manteneva il petto rannicchiato, un petto esile, in esso un dispiacere che non le permetteva di pensare ad altro che a se stessa. Aspettava, desiderando un urto che la schiacciasse e ponesse fine a quel dolore.
Finalmente sentì arrivare una macchina e si rannicchiò ancora di più, il rumore divenne insopportabile, ma invece del colpo che l’aspettava la investì da destra una pesante e violenta corrente d’aria che fece girare appena un po’ il suo corpicino seduto. Si udirono i freni stridere, poi l’enorme fragore di un urto. Non vedeva più nulla, perché aveva chiuso forte gli occhi e teneva il viso stretto alle ginocchia. Fu solo sbalordita di essere viva e seduta come prima.
Rabbrividì, era nuda e aveva freddo, giacendo con i piccoli glutei sull’asfalto. Ma di nuovo udì il rumore di un motore che si avvicinava; questa volta fu sbattuta a terra. L’urto risuonò molto vicino e subito si udirono grida, erano indescrivibili, grida terribili che la fecero balzare in piedi. Era in mezzo alla strada vuota, a poco più di duecento metri di distanza vedeva alzarsi delle fiamme e un fumo scuro, mentre da un altro punto, appena più vicino a dove era stata scaraventata prima dalla corrente improvvisa, si levavano dal fossato verso il cielo scuro sempre quelle grida lancinanti e terribili.
Le grida erano così insistenti e pietose che il mondo intorno a lei, il mondo che aveva perso, divenne reale colorato, rumoroso e accecante. Stava in piedi, al centro della strada, nuda, aprì le braccia e ad un tratto ebbe l’impressione di essere potente, enorme, divina, forte. Il mondo che non l’aveva mai sentita, tornava a lei gridando ed era bello per quanto terribile così che anche a lei venne una gran voglia di gridare, ma non vi riuscì. La voce si era spenta nella sua gola tanto tempo prima ed ora era tardi per resuscitarla.
All’improvviso si ritrovò nella luce accecante di una terza macchina. Voleva saltar via. Ma da che parte, non sapeva. Sentì soltanto uno stridore dei freni, la macchina le girò intorno. Si udì l’urto.
Il grido che aveva in gola, finalmente le si risvegliò. Ogni volta che era stata ignorata era diventata sempre più invisibile ed ora dal fossato, sempre dallo stesso punto veniva un urlo di dolore e lei era capace di rispondere con il suo.
Si voltò e fuggì via. Fuggiva urlando. Affascinata e incredula che la sua voce potesse emettere un simile grido. Si accorse che c’era una colonnina con un telefono, dove la superstrada si congiungeva con l’autostrada. La ragazza sollevò la cornetta “ Pronto, pronto!”. Dall’altra parte una voce flebile ma sicura disse “ c’è stato un incidente!”. La voce la pregò di riferire il luogo esatto. Ma lei non lo sapeva, non sapeva dove si trovasse e così riappese e se ne tornò verso la città che aveva lasciato quel pomeriggio. Sempre nuda. Così come prima. Per fortuna non piovve.

mi spiace nel messaggio precedente di essere stata scortese.

Posted by: sara marsòn at 20.08.03 14:58

Una volta ho sentito un racconto da un uomo che non conosco, ma a cui ho creduto. Lo sintetizzo. Accetta un invito a cena da una sua collega.Quando arriva, la sua amica deve ancora finire di preparare, in cucina; lui aspetta, e, seduto sul divano, ascolta musica e sorseggia un aperitivo. A un certo punto sente una "voce", da dentro, dalle viscere insomma, una "voce" che gli dice "falla finita, ucciditi, gettati dalla finestra perchè la tua è una vita monotona. Certo, gli altri ti invidiano, ma non sanno che sei vuoto, sei vuoto dentro. Ucciditi, che ti serve vivere?". Il tipo si spaventa, diventa bianco cadaverico, suda. E la sua amica, quando esce dalla cucina con un piatto fumante, si rende subìto conto che il suo ospite sta male. Così gli propone di rinviare la pastasciutta e di fare, invece, due passi. Fanno così. L'uomo si rilassa e dimentica la "voce". Decidono di rincasare. Ma quando scorgono l'ingresso del condominio vedono un capannello di gente. C'era stato un suicidio: una ragazza che abitava nell'apprtamento sotto dove l'uomno aveva sentito la "voce" si era gettata dalla finestra.

Posted by: remo bassini at 20.08.03 17:03

Se posso permettermi, con tutto il rispetto per il dolore individuale, questo tipo di suicidio non mi sembra rientri nella sfera delle azioni consentite ad una persona libera, per quanto sia tormentata. A parte la perdita di tempo inflitta a centinaia, forse migliaia di persone che viaggiano su quel treno o su altri coinvolti nei ritardi, su cui volendo si può anche sorvolare ma che a volte può causare difficoltà personali gravi, il fatto è che il treno non è un cieco oggetto che avanza automaticamente ma ha un macchinista e che il macchinista dopo un evento del genere avrà sicuramente dei problemi. Uccidere una persona, anche senza colpa, non è un fatto che non lascia tracce in un uomo. Se fossi macchinista, vivrei nel terrore che qualcuno usi il mio treno per uccidersi. Ho sempre pensato che tra chi si butta sotto il treno o la metropolitana e alcuni omicidi-suicidi non ci sia tanta differenza: disperazione per sé e disprezzo o odio per la vita altrui. Questo tipo di suicidio è, moralmente, un crimine.

Posted by: >Gokachu at 20.08.03 17:19

"Perché dovrei farlo? Nn ne ho motivo, non al momento, almeno. Le speranze ci sono, il gusto di scoprire le cose, la curiosità, anche un certo entusiasmo. E poi, la corda non è il mio stile. Piuttosto il sonnifero, qualcosa che ti culla e ti riscalda e ti consola." Continuavo ad addormentarmi e svegliarmi con quel pensiero fisso: una corda, un lenzuolo, la cintura di un accappatoio. Esaminavo le possibilità. Osservavo le pareti, i soffitti, per trovare un appiglio per la corda, ma era difficile. Gli appartamenti moderni non si prestano. Era un pensiero che arrivava in continuazione, come un'onda dolce e insistente.
A. era il mio migliore amico. Era il ragazzo di M.. Per affetto, l'avevo lasciato andare. Erano innamorati, ma lui stava combinando un disastro. La faceva ingelosire, le parlava troppo di me, in modo da ferirla, inventava degli episodi tra me e lui, confessava tradimenti mai avvenuti. Lei era la mia migliore amica. Avevo deciso di lasciarli un pò soli, per evitare problemi nella loro storia. Mi mancavano, noi tre da soli non eravamo niente, insieme eravamo armonia. Siedevamo insieme nella luce, nella musica, immersi in colori orientali. Anch'io avevo un ragazzo, ma non contava. Se pensavo ad A. mi dicevo: "Si prenderà cura M. di lui. Beati loro che si amano così tanto."
A. era dolce e profondo, era anche molto bello. Studiava e andava in facoltà il giorno dell'esame, ma gli esami non li dava. Si scriveva da solo i voti sul libretto, onestamente. Tutti trenta perché era preparatissimo. L'ho saputo chiamando M., tempo dopo. Ho saputo anche che nei miei giorni di ossessione si era scritto da solo il verdetto: si era impiccato.

Posted by: Pamela Canali at 20.08.03 17:43

Torno una seconda sull'argomento. C'è un suicidio che mi spaventa: quelle di persone che si tolgono la vita per suscitare sensi di colpa negli altri. L'omicidio-vendetta insomma. E' violento, crudele.
Ma perlopiù il suicidio è disperazione: e la disperazione la può capire solo chi è disperato.
Un conto è riempirsi la bocca di parole come solitudine, follia, ansia, paure, fantasmi. Un conto è provare sulla propria pelle il loro significato. Vero.
Chi giudica ricordi Jung: noi sappiamo chi siamo ma non sappiamo come saremo (citazione imprecisa ma il senso è quello)

Posted by: remobassini at 20.08.03 18:45

giulio ma che casino hai combinato..manichei depressi e dalie nere. da giulio mozziblog agli alcolisti anonimiblog.

Posted by: sara marsòn at 20.08.03 19:10

straziata dal corriere della pera, ho trovato un pezzo da suicidarsi per quanto è scemo.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/08_Agosto/20/blog.shtml

Posted by: sara marsòn at 20.08.03 20:06

Non è facile capire il suicidio, per chi, come me, vede la morte tutti giorni. Morte per malattia, per consumazione, per imprevisto, a volte, diciamolo, per disattenzione. Lavoro in ospedale. Ai tempi della mia preadolescenza ho avuto buoni motivi per pensarci e provarci, ma l'istinto di sopravvivenza è stato ben più forte, e ne sono contenta. Ora, che vedo quanto è davvero breve la vita, mi rendo conto che pensare di toglierla a se stessi o a qualcun altro è semplicemente ridicolo. Uno spreco di energie, di tempo, di dolore. Si muore sempre troppo presto. Chi lascia questa terra è sempre "una brava persona", con figli, amici, compagni di vita e una storia assolutamente unica e personale alle spalle. Nessuno è mai troppo solo, qualcuno che piangerà per lui lo si trova sempre. Perchè tutti contiamo qualcosa. Chi pensa al suicidio, chi lo mette in pratica, è una persona malata, che va aiutata, anche se non è semplice. Per apprezzare la vita bisogna capire che è un bene temporaneo, talmente fugace che quando ce ne accorgiamo già non c'è più. Non c'è bisogno di pensare a mille modi per farla finita: la nostra esistenza si esaurirà da sè quando meno ce lo aspettiamo. E quando accadrà, forse ce ne stupiremo.

Posted by: ramona at 20.08.03 20:56
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