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BlogNation
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19.08.03

Modena

Pomeriggio. Sono alla stazione ferroviaria di Modena. Il mio treno è alle quattro e quattro. Faccio il biglietto (per Padova, casa) alla macchina automatica. Esco sul primo binario. C'è un sacco di gente tutta ammassata da una parte. E c'è un treno eurostar fermo al binario due, ma non fermo al punto giusto: è quasi tutto fuori dalla stazione.

Mi avvicino alla gente ammassata. Mi sporgo. Un carabiniere sta sistemando un lenzuolo bianco tra i binari. Mi tiro indietro.
Mi allonano dalla gente ammucchiata. Vedo, a un'estremità della stazione, l'ambulanza e l'automobile dei carabinieri.
La voce automatica, maschile, ripete: "E' severamente vietato attraversare i binari. Occorre servirsi del sottopassaggio". Plin plon.
Tra la gente ferma, che guarda attonita il lenzuolo bianco, ci sono moltissimi giapponesi. Anche ieri, andando da Bologna a Modena, avevo notato che in treno c'erano moltissimi giapponesi.
Penso che la frase: "Occorre servirsi del sottopassaggio" è curiosa. Di solito le voci automatiche dicono: "Servirsi del sottopassaggio".
Entro nel bar per prendere mezzo litro d'acqua. C'è un gruppo di signore in mezzo allo stanzone del bar. Mentre pago il mio mezzo litro d'acqua sento che una dice: "No guardi, lei non ha idea, sono molti di più di quanto si creda, che lo fanno".
Penso che oggi per la quarta volta sono presente a un suicidio sui binari della ferrovia. Però magari è stato un incidente. Le altre tre volte ero in treno. Mi stupiva molto che la gente si adirasse per il ritardo (i medici prima, e le forze dell'ordine poi, devono fare il loro lavoro) e che a nessuno venisse in mente di dire un requiem per il poveretto, o almeno compatirlo.
La voce automatica, questa volta femminile, spiega che visto il pericolo d'incendi dovuto all'anomala calura estiva, è bene non gettare dai finestrini dei treni fiammiferi, sigarette o altri oggetti che possano provocare il fuoco.
Bevo un po' d'acqua dalla bottiglietta.
Mi riavvicino alla gente ammucchiata sul marciapiede del primo binario. Ora il carabiniere sta tirando un nastro per delimitare la zona. La gente è silenziosa. Non sento voci irate. Guardano il lenzuolo. Non so se sotto c'è un uomo o una donna. Non so se la persona è caduta, si è buttata, è stata spinta intenzionalmente, è stata spinta casualmente.
Una voce non automatica, maschile con pesante accento emiliano, spiega che i passeggeri dell'eurostar per Milano fermo al binario due dovranno trasbordare sull'intercity straordinario in arrivo al binario tre. Poi annuncia che l'interregionale per Milano arriverà con cinque minuti di ritardo al binario quattro anziché al binario due.
Mi rendo conto che buona parte della gente lì ferma in stazione è scesa dall'eurostar per Milano. I giapponesi cercano di farsi spiegare che cosa ha detto la voce non automatica. L'intercity straordinario per Milano arriva. Quasi tutta la gente che c'era in stazione sale a bordo. Anche giapponesi, che a quel punto hanno capito tutto. L'intercity parte.
Arriva l'interregionale per Milano. I pochi rimasti salgono.
Rimango quasi solo. Ci sono i due carabinieri, i volontari dell'ambulanza, qualche ferroviere, la persona sotto il lenzuolo, una ragazza russa - sul mio stesso marciapiede - che legge una rivista russa.
La voce automatica annuncia l'interregionale per Ancona al binario tre. E' il mio (a Bologna cambierò per Padova).

Posted by giuliomozzi at 19.08.03 22:19 | TrackBack
Comments

Uno dei momenti classici il Ferragosto, per cacciarsi sotto al treno. E' ancora uno dei modi piu' sicuri. Quello, e l'altro: "buttarsi nel canale" come dicono da queste parti. O dalla finestra. Economico, sicuro, senza rischio di indesiderato "ripescaggio". Ero incinta del mio primogenito quando la mia vicina si butto' dal balcone. Pochi giorni prima la vedevo ricoverata in clinica psichiatrica, dove frequentavo. Stava meglio, era andata dal parrucchiere, si era sotto Pasqua. Micidiali le feste per i suicidi, pericolosissimi i momenti di miglioramento dei depressi gravi: riprendono abbastanza energia per attuare i loro propositi e non abbastanza per modificarli. Il figlio ha sempre rifiutato l'idea del suicidio: ancora oggi afferma che la madre e' caduta mentre lavava i vetri. Circa dieci anni fa, nel 93 mi pare, venni mobilitata per accertare il decesso di un vecchio "nel canale", nell'oltrepo'. Anche quella volta parenti desiderosi di credere e far credere che il nonno era caduto nel buio e nella nebbia per errore, mentre cercava il gatto di casa... In piena campagna i gatti di casa quando sono a spasso non li cerca nessuno, si aspetta che tornino quando gli e' comodo. Quella volta si era tra Natale e l'anno.
La settimana dopo Pasqua, o giu' di li', un mio paziente anzianissimo e ben deciso a non tollerare oltre l'umiliazione della vecchiaia, si e' buttato nel Reno nel parco del Triumvirato. Ma lui non l'hanno fregato con le storie tipo "il povero nonno involontariamente e' scivolato". Ha lasciato a casa la fatidica lettera testamentaria, l'orologio e l'anello d'oro (non si sciupa nulla, veh?) e sul ponte la camicia ben piegata con i pantaloni e,vivaddio, la maglia della salute. Si e' scaraventato di sotto in mutande, pudico ed orgoglioso, e con tanti accidenti a me che ho rifiutato di "aiutarlo". Cosa che secondo lui era mio dovere di suo medico di fiducia, dovere morale anche se illegale.
Spero che prima o poi la societa', voi tutti, mi permetta di farlo, di aiutare coloro che intendono esercitare il diritto di disporre di se'.

Posted by: cecilia at 19.08.03 22:55

Il tempo, pensavo. Certo non ne vorrei perdere, certo perdere del tempo, perdere anche una minima porzione del mio tempo, un'infinitesimale porzione del mio tempo, anche il minimo istante del mio tempo, intendo, sarebbe imperdonabile, di fatto sarebbe mostruoso, di fatto è mostruoso, pensavo. Mostruoso che mi si faccia perdere del tempo, che mi si obblighi a perdere del tempo, o anche solo che mi si obblighi, pensavo, che mi si sottoponga ad un obbligo al quale indubitabilmente non posso sottrarmi neppure volendo, neppure volendolo come lo voglio, in alcun modo. Sottrarmi, sì, un obbligo più mostruoso ancora che irritante, o mostruosamente irritante, a pensarci, che mi si impedisca in questo modo di disporre della mia vita -del mio tempo- e che tutto questo provenga come diretta conseguenza proprio dall'atto di un qualsiasi estraneo, un perfetto sconosciuto, un individuo per il quale con ogni probabilità e al di là di ogni ragionevole dubbio, per come sono fatta, non avrei nutrito il benchè minimo interesse, che tutto questo, dicevo, provenga e sia diretta conseguenza dell'atto di un qualsiasi estraneo, l'atto estremo di un pefetto sconosciuto, di disporre della propria morte a piacimento, disponendo ad un tempo del mio stesso tempo, e, trattandosi del mio tempo, un tempo indubitabilmente mio, un tempo assolutamente di mia proprietà, un tempo sul quale, chiunque ne converrebbe, posso affermare con indubbia e assoluta certezza di possedere ogni diritto, di disporre della mia stessa vita, pensavo.

Posted by: Lucia de Angeli at 20.08.03 00:09

Non mi "aiuti", Cecilia, se Le dovesse capitare per qualche scherzo del destino. Neanche se la società arrivasse ad autorizzarLa. Mi imbottisca prima di Prozac e di qualche buona parola, che forse resterò un pò a galla. Poi, per male che vada, ci penserò io ad "aiutarmi". Le prometto di non lasciarLe nessuna lettera. Se vuole, solo un orologio. E scusi l'ardire.

Posted by: Tavor at 20.08.03 01:54

prego, Tavor. E' un argomento troppo difficile da affrontare cosi'. La domanda da porsi, e che si pongono i giuristi, i medici, gli studiosi di deontologia, i semplici cittadini, e': un non depresso, sano di mente, che abbia, da sano, espresso la volonta' di disporre della propria vita nel caso, futuro ed eventuale, in cui tale vita non fosse piu' tollerabile, non raggiungesse insomma un livello minimo di dignita' e accettabilita', ha diritto o no di dire: sono troppo vecchio, non tollero di farmela addosso, di non riuscire a camminare, non tollero i dolori, l'artrosi, la perdita di memoria, la prospettiva di un periodo residuo di vita costituito da sofferenze inaccettabili, desidero suicidarmi? ha il diritto un malato oncologico terminale, esaurite tutte le possibilita' di cura, allettato, coperto con morfina e/o altro, che non riesce a respirare senza soffrire, la cui qualita' di vita e' precipitata senza appello ad un livello inaccettabile, ha il diritto di dire basta quando lo vuole lui? ha il diritto Miss. B., chiusa in un polmone d'acciaio per sempre, di dire basta, questa vita non e' accettabile, non la voglio? E rovesciamo la domanda: ha il diritto chiunque altro di dirgli: no, devi soffrire, devi agonizzare fino in fondo, muori come si deve, sudando sangue, piangendo, ansimando, lottando dolorosamente per trarre ognuno dei tuoi ultimi respiri? Sapete che gli oppiacei non bastano? sapete che il dolore fisico si puo' vincere, ma la dispnea no? sapete che la sofferenza morale non si anestetizza? quante persone avere osservato morire? quanti morti avete visto nella vostra vita? quanti minuti del vostro tempo avete sprecato a riflettere su questo? attenzione a parlare di suicidio dall'alto di una vita sana, giovane, desiderosa di vivere. attenzione. nessuno vuole eutanasizzare i depressi, caro Tavor. Siamo medici, mica siamo scemi, assassini, sadici o che. la questione non e' se un medico debba prendere una decisione o no. la questione e' se un uomo qualunque abbia il diritto di decidere di se stesso o no. Senza bisogno di ricorrere ai treni. Chiaro adesso, Tavor?

Posted by: cecilia at 20.08.03 12:52

Dal Resto del Carlino del 13 maggio 2000:

MODENA, 13 MAGGIO - Un'inchiesta dalla Procura della Repubblica di Modena e un'inchiesta interna disposta dal capo di Stato maggiore dell'esercito avranno il compito di chiarire le cause che hanno spinto Francesco, un giovane di 19 anni, militare di leva, a gettarsi ieri sera nella stazione di Modena sotto un treno Eurostar.
[...] Alcuni testimoni, infatti, lo hanno visto parlare al telefono prima del suicidio. Una conversazione normale, non appariva agitato, hanno detto. Poi, improvvisamente, si è alzato di scatto dalla panchina sulla quale era seduto e si è gettato sui binari. [...]

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Da la Stampa del 15 agosto 2004, intervista ad Aurelio Foschi, di L.C. (concessa in occasione del 57esimo Festival Internazionale del Film, che ha premiato “Vite Sbagliate” di Foschi con il Pardo d’Oro):

LC: Ho saputo che si è verificato un curioso qui pro quo, se così si può dire, nel corso delle riprese...
AF:Sì (ride). Stavamo girando la scena del suicidio alla stazione di Modena (Camposampaparo nel film n.d.r.). Avevamo ben istruito i viaggiatori in attesa, tra i quali una comitiva di turisti giapponesi, come comparse... Un noto scrittore, che non credo sia il caso menzionare, si trovava lì e vuoi la folla, la confusione, non so... fatto sta che prima di avvedersi delle riprese aveva già pubblicato un resoconto del “fattaccio” nel suo blog. Un momento divertente, oltre che imbarazzante.
LC: Lo ha cancellato poi?
AF sorride, non sa che dire, sembra non abbia capito. Alla fine esplode in un “boh?” a cui seguono le risate di tutti i presenti.
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Purtroppo arrivo in ritardo su GM (Giulio Mozzi e Gazzetta di Modena) di oggi mercoledì 20 agosto.PS Qualcuno ha discusso sulla moralità della letteratura (in cui si finge la realtà di ciò che non lo è). Ma alludere alla falsità di ciò che è reale è più grave? O meno? O per sgravarci la coscienza diciamo che è la stessa cosa: “solo” letteratura?
PPS Ma perché io non posso andare a capo?
Paolo

Posted by: Paolo at 20.08.03 14:47

Gentile Cecilia, per l'esperienza maturata a contatto con innumerevoli medici, fra i quali - sottolineo - persone di rara sensibilità e disponibilità umane, mi sono fatto l'idea che una delle loro principali preoccupazioni sia quella di evitare problemi medico-legali. Una legge garantisce ordine e coscienza a posto. Non risponde facilmente ai complessi bisogni emotivi delle persone che, in difficoltà, anelano alla morte. Sono d'accordo con Lei sulla necessità comunque di una legge in materia. Considerato il tono della Sua prima lettera, preferirei però - nel caso il destino insista - che per una mia volontà di eutanasia Lei delegasse la Sua responsabilità a medici in grado di trattarmi come persona e non come problema medico-legale.

Posted by: Tavor at 20.08.03 22:10
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