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23.08.03

Carmen

Arena di Verona, settore D, cancello 6. Giriamo da una parte, e non lo troviamo. Chiediamo a una ragazza del servizio. "Esattamente dalla parte opposta", ci dice. Andiamo esattamente dalla parte opposta. Non troviamo. Chiediamo a un ragazzo del servizio. "Di là", ci dice, indicando da dove siamo venuti. "C'è scritto grande, settore D, cancello 6". Torniamo sui nostri passi, guardiamo dappertutto. Finalmente troviamo. Tutti gli altri ingressi hanno scritte enormi, il nostro ce l'ha piccolissima. Quella enorme è nascosta da impalcature.

I numeri degli ingressi all'Arena sono bizzarri. Da una parte sono: 6, 8, 11, 15... Dall'altra sono tipo 69, 57. Non è che vadano da 1 in su, tranquilli. Non è che aumentino o crescano di uno, o di due, comunque sempre di una cifra fissa. Mah. Ci saranno delle ragioni.
Poi, dentro, su, ottima vista. Gradinata centrale. Siamo sistemati bene. Abbiamo i cuscini, l'acqua, le caramelle. Mancano i panini col tonno, ma nessuno ne sente la mancanza. Manca un'ora all'inizio. C'è perfino un po' di venticello.
C'è una coppietta giovan davanti a noi. Si sbaciucchiano un po'. Poi si alzano in piedi. La signora accanto a me comincia a lamentarsi. "Ecco, non è educazione". "Così non si vede niente". "Insomma, bisognerebbe stare seduti". Ha una voce non di tanto volume ma gracchiante, di quelle che passano sette muri. I due della coppietta peraltro, molto presi da sé stessi e reciprocamente, non sentono. "Guarda che gente c'è in giro". "Bisognerebbe dirglielo". "Si vede che non sono abituati". Ogni cinque secondi una frase così.
A un certo punto dico alla signora: "Suvvia, signora, l'opera non è ancora cominciata. Un po' di pazienza".
La signora dice: "Lei ce l'ha. Io no".
Alle nostre spalle c'è un gruppo di sessantenni cremaschi. Son lì che aspettano di vedere Berlusconi nel palco presidenziale (che è a venti metri da noi, appena sotto). Se ho capito bene il dialetto, una delle signore diceva, scherzando: "Vicina come sono, potrei saltargli addosso e spogliarlo". Non avevo mai pensato a Berlusconi come a un sex symbol per sessantenni cremasche. I mariti, peraltro, non sembrano gelosi. Poi Berlusconi non arriva, arrivano Prodi e Schroeder, e il commento è: "Aveva altro da fare, lui lavora, altro che queste menate". E poi giù prese in giro per Prodi, il Mortadella.
[La dichiarazione ufficiale di Berlusconi, rilasciata ieri, è: "Reputo l'incontro di domani con il Presidente Schroeder un'occasione utile e positiva per consolidare e sviluppare i rapporti di amicizia e di collaborazione tra i due Stati e i due Governi. Non voglio che nulla turbi questa occasione. Siccome è possibile che un gruppo, anche ridotto, di provocatori, al fine di innescare polemiche fuorvianti e scontri polemici, strumentalizzi la serata all'Arena di Verona che, invece, deve essere e rimanere manifestazione di cultura musicale e un grande spettacolo, preferisco mantenere fermo il programma originario e, quindi, incontrare il Presidente Schroeder domani, come era convenuto per una sessione di lavoro. Il mio è un atto di affetto e di considerazione per Verona e per l'Arena che non devono essere a nessun costo trascinate in sconsiderate strumentalizzazioni politiche"].
Poi l'opera comincia e va tutto bene. Ogni tanto i/le sessantenni cremaschi cantano, stonando, le arie più famose ("L'amour est un oiseau rebelle", "Toreador", ecc.). Per fortuna non sanno andare più in là dei primi versi.
Qualche ora più tardi, nell'intervallo tra il terzo e il quarto (e ultimo) atto, una coppia di mezz'età viene a sedersi dietro di noi. Facciamo notare che il gradino sul quale si sono seduti è quello che va lasciato libero per il passaggio.
"Non è vero", dice lui.
"Ma chi vuole che passi", dice lei.
"Non dica che non è vero", diciamo. "Ci sono anche altri posti". (In effetti, durante il secondo intervallo la gradinata si è un po' spopolata).
"Non c'è nessuno che deve passare", dice lui.
"Ma si guardi l'opera, va'", dice lei.
Potremmo imbastire una discussione sul fatto che, in un catino di pietra con undicimila persone dentro, l'eventualità che ad esempio qualcuno si senta male è ben reale. Ma si capisce che con questi due non c'è niente da fare. A me viene già da trattarli in malo modo, così sto zitto. Non è che ho tutta questa pazienza.
I due passano i dieci minuti successivi ad alzarsi continuamente perché c'è continuamente gente che passa. I ragazzi che vendono bevande e gelati sono addirittura frenetici. Vanno avanti e indietro anche i carabinieri. Però i due non si schiodano. Quando si abbassano le luci, lui dice: "Ecco, questo è l'ultimo, finirà questo tormento".
Nell'uscire, mi par di intravedere mio secondo cugino e sua moglie. Erano in un altro settore. Ma poi, fuori, non li trovo più.

Posted by giuliomozzi at 23.08.03 09:41 | TrackBack
Comments

Io sono stato una volta sola all'Arena (Aida, interrotta dalla pioggia) e le cose che mi ricordo sono: i riflettori, i venditori di gelati e bibite, le signore acide e malvagie. Verona è bellissima però e alla zia che mi ci ha portato voglio molto bene.

Posted by: Ale at 23.08.03 14:23

L'Arena l'ho vista, per la prima e ultima volta nella mia vita, durante il viaggio di nozze. Stavano montando il palcoscenico per una di quelle serate che poi non guardo nemmeno in televisione. Non ricordo esattamente che musica fosse, ma era ottobre e propendo più per la lirica che per il Festivalbar. Dell'Arena ricordo i gradini che strapiombano verso l'arena vera e propria. E i camminamenti interminabili sotto le gradinate. Ogni tanto ci penso.
Penso che oltre lo stretto (vabbè oltre... facciamo Napoli... No! Roma) è più facile trovare occasioni per vivere, conoscere, vivere serate culturalmente e intellettualmente stimolanti. Poi penso che ho scelto di vivere qui, nella periferia della periferia dell'impero, in mezzo alle montagne della Sicilia, e che tutto sommato mi sta bene. E che finché non ho scelto di vivere qui definitivamente sono stato male, mi sembrava di sprecare la mia vita qualsiasi cosa facessi. Perché, finché non ami davvero, tutto il resto (carriera, soldi, sesso, automobile, begli abiti) sembra più importante di quello che è.
Ho scelto e mi sta bene così. Però, ogni tanto, non mi dispiacerebbe se il mondo passasse da qui. (Mauro)

Posted by: mauro at 23.08.03 19:32

Per quel poco che mi è capitato di frequentarla, l'opera lirica offre sempre un'esperienza particolare.
Ricordo una Boheme sulla piazza di Acireale (CT), pubblico estivo e chiaramente non avvezzo, tuttavia attento e rispettoso.
Vicino a me un melomane scuote la testa a sentire il basso (?), Come farà a reggere 'Vecchia zimarra', mi sussurra.
Il parroco del duomo ha deciso di non staccare l'orologio del campanile, che quindi batte l'ora e anche i quarti.
Sul palco, gl'interpreti tengono duro.
A metà dell'ultimo atto passa sulla strada (prima chiusa) un autotreno che vuole partecipare e attacca il clacson bitonale, quello da montagna.
Il maestro fa fermare la musica, poi riprende dall'ultimo attacco.
Quando intona 'Vecchia zimarra', la voce del basso è così debole che sembra arrivare da un'altro Comune; il mio vicino diventa triste come se avesse perso un parente.
Gli faccio un cenno che vorrebbe esprimere condivisione della sua sofferenza.
Di lì alla fine il passo è breve; e io (che di musica non capisco nulla) grazie al vicino me ne posso tornare a casa scuotendo la testa come se fossi il critico del Corriere della Sera.

Posted by: Gioacchino M. Spinozzi at 23.08.03 19:34

Questo bel pezzo mi ricorda i pezzi di Marco Candido. Mi sono molto divertito.

Posted by: Alessandro Brunelli at 23.08.03 20:49

Accidenti! nn farmi parlare di politica. Berluska ci crede tutti scemi?
Cambiando discorso, ma la Carmen è stata un bello spettacolo o i due scocciatori erano uno spettacolo più bello?

Posted by: emma at 23.08.03 21:58

Carmen: assai bello l'ultimo atto, una palla (narrativamente) il terzo, confuso (coreograficamente) il secondo, assai bello (coreograficamente) il primo, ma penalizzata la musica dal troppo viavai sulla scena (si sentivan più gli zoccoli dei mussi e il cigolar dei carriaggi, che i trilli dei violini). Musica: non so, bene eseguita e discretamente cantata, mi par. Ma l'acustica dell'Arena è quel che è. Noi si sentiva piano piano. All'Arena l'opera è spettacolo, non musica (mi par).

Posted by: giuliomozzi at 24.08.03 01:19

Non volevo intervenire perché troppo specialistica la cosa.
Ma ora lo fai tu e quindi ti vengo dietro.
L'opera all'aperto è MENO che spettacolo: è falso.
L'opera è nata come stilizzazione (mai sentito qualcuno che canti mentre mangia, nella vita? Oh dio, sì, magari se è un po' cafone ...).
Come stilizzazione e nella scatola del teatro che è già un taglio nello spazio e una chiusura.
Nell'opera non ci possono essere stelle reali.
Devono essere false per essere necessariamente vere. Dixit.

Posted by: tascailfottutomelomane at 24.08.03 08:02

Avrei voluto esserci! come pure a tutti quegli spettacoli che hanno una simile scenografia, come quella che permette l'Arena.
L'anno scorso sono andata a vedere il concerto con la Mannoia, De Gregori, Pino Daniele e Ron: purtroppo è durato poco per la pioggia torrenziale (la mia solita fortuna!) ma la magia di essere lì, tra la folla che cantava, la pioggia che ci bagnava e le mille candele accese sulle scalinate alle spalle del palco, beh, non so se era uno spettacolo, ma è stato bellissimo, nel senso che ti incontri con la vera bellezza della felicità e dell'arte, perchè l'Arena è un'opera d'arte.

Posted by: emma at 24.08.03 22:05
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