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16.07.03

Slow preparation. Fast execution.

La carta di oggi è: "Preparazione lenta. Esecuzione veloce".
Io sono molto veloce a scrivere.

Mi metto lì, e via. Ci sono dei testi che scrivo senza nemmeno pensare. Quelli più giornalistici, ad esempio. Le forme dei pezzi giornalistici sono così ben predeterminate, che pensare non serve. Ho la cosa da dire, la dico, so benissimo quali sono i modi in cui devo dirla. Niente di personale. Rem tene, verba sequentur. Idem se devo scrivere qualcosa di burocratico, e così via.
I pezzi che invece non sono formalmente prederminati, devo avere il tempo di pensarci. La verità è che non penso molto a quello che devo dire: penso alla forma. Quando ho trovata la forma, allora mi siedo e scrivo. Di botto. Naturalmente tutto si rivede, si riscrive, se c'è tempo e finché c'è tempo. Ma la "prima", anche se non è il massimo, è sempre dignitosa.
L'esecuzione veloce serve anche a lavorare con la massima concentrazione. Credo di essere uno che riesce a stare concentrato, quando scrive, piuttosto a lungo. Anche se intorno a me la gente si picchia, urla, dipinge le pareti, gioca a bocce, io non batto ciglio. Guardo il mio schermo o la mia carta. La cosa più interessante che ho scritta ultimamente (nell'ultimo anno; e: la più interessante secondo me), l'ho scritta in treno il 6 giugno scorso, sul bloc-notes, con seduta a fianco una signora fastidiosa. Ci pensavo da un mese e mezzo. Sapevo vagamente che cosa volevo (a livello di contenuto). Non avevo idee precise sulla forma. Avevo solo idee vaghe sulla forma. In treno mi si è chiarito tutto. Ho preso, e scritto. E sono anche soddisfatto (è rimasto soddisfatto anche il committente: meno male).
Che cosa sia la preparazione, poi, non è ben chiaro. In pratica è: letture, ascolti, visioni. Ammucchiate, caotiche, accerchianti (cioè: non puntate sull'argomento, ma che girano tutt'intorno). Discorsi, suoni, immagini. Che riguardano l'argomento, ma che leggo soprattutto per scoprire con quali forme hanno parlato dell'argomento.
Può succedere, succede spesso, che poi alla fine non venga fuori niente. Tutta la preparazione, allora, si butta via. Ma non è vero che si butta via. Tutto serve, tutto torna. Per me, essere pronto a sprecare è un'esigenza primaria. Se di tanto in tanto invento qualcosa, è perché in altri momenti ho sprecato.
Ma forse non è esattamente così. Mah. E' pur sempre l'una e qualcosa di notte.
Si potrebbe proporre un'altra carta: "Preparazione meticolosa. Disponibilità alla rinuncia". Oppure: "Uno spreco calcolato".

Posted by giuliomozzi at 16.07.03 01:28 | TrackBack
Comments

"far sbocciare i fiori nel deserto"

Posted by: nt at 16.07.03 01:59

gli stessi blog rappresentano uno spreco utile..

Posted by: alice at 16.07.03 09:31

be', ma adesso ci (posso estendere la curiosità? ma sì, dai, sono sicura di sì) hai incuriosito. che cos'è la a cosa più interessante che hai scritta ultimamente?

a proposito di velocità... mi viene in mente "La scoperta della lentezza" di Sten Nadolny... "John Franklin aveva già dieci anni ed era ancora così lento che non riusciva mai a prendere la palla. Teneva la corda per gli altri. Dal ramo più basso dell'albero essa si estendeva fino alla sua mano tesa all'insù. La teneva bene come l'albero, non abbassava il braccio prima della fine del gioco. A tenere la corda era adatto come nessun altro bambino in Spilsby o addirittura in Lincolnshire. Dalla finestra del municipio lo scrivano guardava in qua. Il suo sguardo sembrava di approvazione".
E poi, a proposito di velocità e lentezza, mi viene in mente anche lo scambio di battute fra Heisenberg e Bohr in Copenaghen...
Bohr: "Almeno io sapevo dov'ero. Alla velocità a cui andavi, tu ti scontravi con la relazione d'indeterminazione. Se sapevi dov'eri una volta giù, non sapevi a quale velcoità ci eri arrivato. Se sapevi a quale velocità eri sceso, non sapevi di essere arrivato" [...]
Heisenberg: "[...] Le decisioni escono da sole quando scendi a settanta chilometri l'ora. Improvvisamente c'è l'orlo del nulla davanti a te. Curvi a sinistra? Curvi a destra? O ci pensi su e muori? Nella tua testa tu curvi in entrambe le direzioni...".

Posted by: monica at 16.07.03 09:50

Salve! Secondo me questa cosa che Mozzi ha scritto è falsa. Cozza troppo con quello che c'è scritto in Pubblico/Privato. Uè, non che le cose false mi infastidiscano, eh? Epperò... Mozzi scrive lento. Il suo scrivere è uno scrivere lento che riflette un meditare lento. (Lento nel senso di lento e non nel senso di lento nell'altro senso). Secondo me Mozzi quando scrive me lo figuro scrivere con gli indici e basta. E alzare gli indici dalla tastiera di circa nove centimentri per lettera. Alza un indice di nove centimentri per digitare la lettera A, ad esempio. E così via. E poi me lo figuro con gli occhiali con una montatura di plasticone nera con le lenti spesse sei centimentri e gli occhi piccolissimi. E me lo figuro che finita una frase si alza, fa un giro per la stanza in modo inquieto e poi va avanti. Me lo figuro meditante, meditadondo, mediante. Non me lo figuro immediato, intempestivo. Ma mediato, calcolato, calibrato. Sì, questa di stamane deve trattarsi di una falsità.

Posted by: marco at 16.07.03 10:01

Ciao Marco. A 16 anni ho conseguito un diploma di dattilografia, metodo Scheidegger. Votazione finale: ottimo (superiore alle 300 battute al minuto). Dattiloscrivo con dieci dita, senza bisogno di guardare la tastiera.

Posted by: giuliomozzi at 16.07.03 11:47

Ciao Monica. La cosa più importante che ho scritto ultimamente... Penso che potrò pubblicarla in questo diario il 17 ottobre.

Posted by: giuliomozzi at 16.07.03 11:49

anche io prima tenevo un taccuino, una volta mi ero comprato un registratore a pile perchè pensavo che era più utile (avevo diciott'anni però). ma mi vergognavo di far vedere che andavo in giro col registratore sicché me lo nascondevo nella manica e se mi veniva in mente una frase bella bastava fare il gesto di james bond che parla nell'orologio. questa cosa è durata una settimana poi ho deciso che era ridicola e registravo ogni cretineria che mi veniva in mente, stavo sempre col braccio sollevato. inoltre a riascoltare la mia voce di papera nella cassetta dire una sfilza di banalità, per giunta col rumore del traffico sotto, mi pentivo moltissimo. allora ho ripreso il taccuino, ho lo stesso taccuino da tre anni ed è ancora mezzo vuoto, ci faccio i disegnini perlopiù.

Posted by: peppefiore at 16.07.03 12:24

Giulio e il 17. Sei nato di 17, il tuo primo libro, se non ricordo male, lo hai pubblicato un 17, il primo termine per la spedizione del materiale per VibrisseScatola lo avevi fissato al 17 (giugno). Adesso ci dai appuntamento al 17 ottobre. Meno male che non ci hai confidato di scrivere a "17 dita" :-)
Pamela, tu che hai "capacità medianiche"...

Posted by: sabrina at 16.07.03 15:24

Mi riferisco al commeto sotto di Giulio.
come si dice in veneto? "sborone"? Allora, questo lo dico da fan sfegatato, perchè la sua produzione di romanziere è così asfittica? colgo lo spazio - se vuole Mozzi, tolga - di dire che ho aperto un blog con alessandro lise a www.zoloft.splinder.it.

Posted by: marco at 16.07.03 15:37

Ciao Sabrina. Il mio primo libro è uscito il 30 aprile 1993. Non il mio compleanno, ma il compleanno della mia amica Laura. E' vero però che cominciai a scrivere il mio primo racconto un 17 febbraio...

Posted by: giuliomozzi at 16.07.03 18:10

In quanto assistente onoraria abusiva di Feng-Shui alla Libera Università degli Analfabeti di Hong Kong, posso garantire che i numeri terminanti in 7 portano fortuna, a differenza di quelli terminanti in 4. Se invece il 4 è seguito da moltissimi zeri e preceduto da uno dei seguenti simboli: £. E. $, porta tanta buona fortuna, risolve molti problemi di lavoro e favorisce la ricerca dell'anima gemella, soprattutto se di animo venale. Io personalmente ho preso la patente un 17 e non ho mai guidato, il Feng-Shui non ha funzionato. Ogni volta che devo andare da qualche parte, devo faticare a trasformare una zucca in taxi oppure, se mi sento in vena, in jaguar con autista. Il problema sono i topi: non trovi mai un topo quando ti serve veramente.

Posted by: Pamela...ONU at 16.07.03 20:31

e avoledo? è uscito il 17 gennaio in libreria ;)

Posted by: monica at 17.07.03 08:47

Ciao Giulio, che cosa intendi esattamente per forma? Registro, ritmo, tono, carattere?

Posted by: barbararossetti at 17.07.03 09:27

Che strano. Per me il processo di scrittura è l'esatto contrario. Prima penso al contenuto anche per sommi capi, per tracce o pensieri minimi. Dopodiché è uno scrivere di getto. Solo alla fine c'è il 'tormento' della forma che piega alle sue esigenze il contenuto senza modificarne (quasi) mai la sostanza.

Posted by: Briciolanellatte at 17.07.03 12:21
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