Ieri, al buffet della stazione ferroviaria di Reggio Emilia, chiedo:
"Mi dà cinque pezzi di erbazzone in un sacchetto e una bottiglietta da mezzo di acqua gassata, per piacere?".
La signora mette cinque pezzi di erbazzone in un sacchetto. Me lo posa davanti, sul banco.
"L'acqua può prenderla lì nel frigo", dice, additando alle mie spalle. "E' più fresca".
"Grazie", dico. "Preferisco se non è fredda".
Alle sue spalle, su un ripiano, c'è una dozzina di bottigliette da mezzo litro d'acqua, gassata e non.
La signora dice: "Ma nel frigo è più fresca".
Io dico: "Le bevande fredde mi fanno mal di pancia. Se mi dà una di quelle", e addito alle sue spalle, "mi va meglio".
La signora si volta, guarda le bottigliette sul ripiano.
"Quelle non sono fresche", dice.
"Non importa", dico, "io voglio una di quelle".
La signora si volta, lentamente, prende una delle bottigliette sul ripiano. La tiene in mano, non la posa sul banco.
"Tutti preferiscono prenderla dal frigo", dice. "E' più fresca".
L'altoparlante annuncia il mio treno.
"Signora", dico un po' brusco, "mi dia quell'acqua, per piacere. Sta arrivando il mio treno. Quanto le devo?".
La signora posa la bottiglietta sull'orlo del lavello, batte al registratore di cassa cinque pezzi di erbazzone e una bottiglietta da mezzo. Mi dà lo scontrino. Pago con i soldi giusti. La signora chiude il cassetto. Si volta verso il cliente successivo, una ragazza con i capelli corvini.
"Prego?", dice la signora.
"Signora", dico, "non mi ha data l'acqua".
Mi guarda.
"La mia acqua", dico, "l'ha posata lì sul bordo del lavello. Non ci arrivo a prenderla".
Si avvicina alla mia bottiglietta.
"E' sua quest'acqua?", dice.
"Ci vuole tanto?", dice la ragazza con i capelli corvini.
"Sì", dico, "è la mia acqua. Quando ha fatto lo scontrino, non me l'ha data. L'ha posata lì".
Sento il mio treno entrare in stazione. Espresso per Ancona. Io devo andare fino a Bologna.
"Sì", dice la ragazza con i capelli corvini. "E' l'acqua del signore. Gliela dia".
La signora la guarda. Guarda la bottiglietta. Guarda di nuovo la ragazza.
"Si faccia i fatti suoi", dice.
Mette la bottiglietta sul banco.
Prendo la bottiglietta e dico: "Grazie". Mi volto verso la ragazza con i capelli corvini e dico: "Mi spiace".
La ragazza con i capelli corvini dice: "Si figuri. Con questo caldo, sbarelliamo un po' tutti".
Ho fatta una corsa giù per il sottopassaggio. Ho preso il treno. Ho ansimato un po' in corridoio, poi ho cercato posto.
Ho bevuta l'acqua. Era caldissima.
Quanto all'erbazzone, non crediate che me ne sia mangiati cinque pezzi tutto da solo.
giulio, scusa, ma cos'è un pezzo di erbazzone?
:-)
In Lunigiana si chiama "torta d'erbi", o sbaglio? :o)
Posted by: Emanuela at 04.07.03 12:57L'erbazzone è una torta di spinaci, tipica di Reggio Emilia. E' bassa, buonissima, e si mangia a tutte le ore. Anche alla colazione mattutina. Mi affido a Google e trovo qui una ricetta, che non so se sia tradizionale o no: http://www.italiadonna.it/public/percorsi/ricette/ric021.htm
Posted by: giuliomozzi at 04.07.03 13:07una piada, tipo piadina romagnola, ma prima di cuocerla la riempi con delle verdure, la rimbocchi e la chiudi. Poi la cuoci sul "testo", o comunque su una piastra rovente.
Posted by: cecilia at 04.07.03 13:14grazie! non ne avevo mai sentito parlare, deve essere buonissima. proverò. :-P
Posted by: manu at 04.07.03 13:23ricetta passabile, credo, ma io la faccio diversamente. il ripieno è quello, comunque
Posted by: cecilia at 04.07.03 13:24Cecilia, non puoi dire che lo fai diverso e poi non dire come lo fai!
Posted by: giuliomozzi at 04.07.03 14:51dentro all'erbazzone ci devono essere GLI SPINACI!!!! Mi raccomando!
Posted by: calix at 04.07.03 16:35Allora non è la stessa.
La specialità della Lunigiana ha la sfoglia non come la piadina, è cotta sui testi e ha dentro molti tipi di erbe (niente spinaci): Boraggine, porri, cipolle, bietole...
Mmmmhhh, mi è venuta una fame! :o)
Bene, l'erbazzone ora so che cos'è. Ma c'è un'altra cosa che adesso m'assilla: penso di conoscere perfettamente quel tipodi cassiera, quel comportamento. Tanto che leggendo ho provato la solita sensazione di rabbia e frustrazione. Ammesso che ci siamo risposte plausibili, la domanda è: perché? Perché tutto ciò?
Posted by: gdg at 04.07.03 20:33Credo che per molte persone sia difficile uscire da binari noti, sono rassicuranti. Provare a pensare, a premdere in considerazione un punto di vista diverso è pericoloso e non si sa dove si può andare a finire. Solo per limitarmi al cibo, ricordo dei ragazzi del sud che su un aereo diretto in Tunisia avevano le valigie piene di spaghetti e altre provviste italiane. Andavano in albergo. Come avrebbero fatto a cucinarsi gli spaghetti? Meglio affrontare mille difficoltà che alimenti ignoti. Naturalmente su quell'aereo mi hanno ceduto diversi vassoi intatti di buonissime cose arabe e loro hanno mangiato credo biscotti portati da casa. Penso che, finite le scorte, avranno sofferto la fame. Se avessero assaggiato un pò di cuscus probabilmente sarebbero diventati musulmani e sarebbero tornati a casa con i baffoni e la jellabah con sotto mutandoni alla caviglia ricamati assortiti e un bel tappeto da preghiera arrotolato su una spalla. Credo che con queste persone bisogna avere molta pazienza, spaventarli gradualmente. Magari Giulio poteva provare a chiedere una bottiglia messa da poco in frigo. Sarebbe apparso alla signora più rassicurante, anche se comunque pericolosamente stravagante.
Posted by: Pamela Canali at 04.07.03 21:08Abbiamo un solo mondo, ma viviamo in mondi diversi.
Posted by: sabrina at 05.07.03 11:56Leggendo le parole di Sabrina, ho pensato, da paranoica quale sono, che forse non si capisce che mi sono calata per un attimo nel punto di vista dei ragazzi con le scorte di spaghetti, che secondo me avevano paura di essere contagiati da un mondo che percepivano estraneo e minaccioso anche nelle manifestazioni più palesemente innocue. Personalmente, come sa chiunque mi conosca un pò, adoro i paesi arabi e la loro cultura, mi piacciono le jellabah e i tappeti arabi e non chiederei di meglio che tornare da un viaggio con un tappeto arrotolato sulla spalla, da preghiera o no. Inoltre, credo, tutti i miei fidanzati avevano i baffi.
Posted by: Pamela Canali at 05.07.03 17:41Cara Pamela, è il difficile e il divertente dell'affidarsi alle parole per incontraci in qualche modo. Il mio commento si sovrapponeva al tuo, che ho letto con interesse. Era "un pensiero ad alta voce", rimasto lì dalla scorsa domenica, quando ho letto il bellissimo racconto "Uno" di Giulio in questo diario, ed ho pensato a come comunichiamo, a quanto siamo disposti ad ascoltare i messaggi che riceviamo dall'esterno.
Ognuno di noi vive per fortuna in un mondo diverso, e se riuscissimo ad aprire una finestra non potrebbe che aumentare il gioco delle possibilità nel nostro mondo. A volte è una questione di confronto, altre volte ho notato proprio una forma di non rispetto e di non considerazione del fatto che viviamo accanto ad altre persone, con idee, esigenze, abitudini, parole diverse...
Se dovessi partire per un viaggio nei paesi arabi, tienimi presente (se vuoi). Io adoro il viaggio e la "full immersion" in cultura, gastronomia, storia, tradizione di altri paesi, e più lontani sono, meglio è. L'importante è non tornare coi baffi... Sai com'è... :-) Ciao.
Cara Sabrina, grazie per avermi spiegato. E' un mio difetto e lo so, di tutte le interpretazioni possibili, scegliere sempre la peggiore. Di viaggi potremmo farne parecchi, anche per testare il comportamento delle cassiere, delle bottiglie di acqua minerale sia grandi che piccole, calde e ghiacciate, dei ragazzi italiani troppo coccolati dalle mamme (dietro quelle valigie piene di provviste c'erano delle mamme che le hanno riempite, dopo aver fatto la spesa). Per sgombrare il campo da altri equivoci, aggiungo che non ho nulla contro le cassiere, le bottiglie di acqua minerale, sia grandi che piccole, i ragazzi italiani e le loro mamme. Stavo pensando che in alcuni paesi arabi non si possono testare gli alcolici pena l'arresto e che all'estero in genere è meglio non usare ghiaccio, per non incorrere nella malattia del viaggiatore che detto così sembra una cosa elegante, ma è una volgare dissenteria. Ed ecco l'illuminazione, la lampadina di Eta Beta (no, non era lui, lui se le mangia). Il ghiaccio! Ecco la soluzione per Giulio e chiunque altro incorra in incresciosi incidenti con cassiere abitudinarie. Basta chiedere acqua a temperatura ambiente e ghiaccio a parte. Il giusto mezzo che concilia gli opposti. Nessuna cassiera potrà opporsi a questa legittima richiesta. Un bicchiere di carta con del ghiaccio! L'uovo di colombo! Ma non andiamo a testare le uova per carità. Ci ficchiamo in un ginepratio. Mi vengono i brividi solo a pensarci:omelette, a la coque, strapazzate, ci sono migliaia di varianti, che dico, miliardi.
Posted by: Pamela Canali at 05.07.03 22:06hmm...:?
Posted by: watch me at 01.09.05 02:16