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BlogNation
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24.06.03

Vicino

Suona il campanello. Apro. E' il signor P*. Abita verso il fondo della via, dopo le case dei professori. Avrà settant'anni, settantadue, più o meno.
"Buongiorno", mi dice. "Le chiedo un piacere. Posso usare il bagno?".
"Entri", gli dico.

Io sto a pianoterra. Il bagno è subito lì. Gli prendo un asciugamano. Lui si è già tappato dentro.
Torno alla scrivania. Al mio lavoro.
Esce dopo dieci minuti. Lo sento aprire la porta. Gli vado incontro.
Mi accorgo che cerca di starmi distante. Cosa che, nei piccoli spazi di casa mia, non è facile.
Mi viene un dubbio.
"Sta bene?", gli dico.
"Insomma", dice lui.
"Vuole un caffè? Un bicchier d'acqua?", dico.
"No... Non si preoccupi", dice. Lo vedo camminare strano. Sento l'odore.
"Senta", gli dico. "Adesso io le do un paio di mutande delle mie, che al massimo le vanno un po' larghe, e un asciugamano e tutto. Va bene?".
Lui diventa rosso, annuisce.
Gli do anche un sacchetto di carta e uno di plastica, per metterci la sua roba sporca.
Un quarto d'ora dopo siamo seduti al tavolo della cucina. Gli preparo un tè né caldo né freddo.
"E' brutto", dice lui. "Mi succede, con questo caldo. A volte non sento nemmeno lo stimolo. Non riesco a tenermi. Neanche per fare i cento metri da qui a casa. Mi vergogno anche di fronte a mia moglie. La roba me la pulisco io, quando succede, ma mi vergogno lo stesso. E' brutto, diventare vecchi".
Il signor P* ha l'età dei miei genitori.

Posted by giuliomozzi at 24.06.03 18:04 | TrackBack
Comments

Mio padre non ha ancora settant'anni e io lo guardo spesso. Lui non chiede niente ma io cerco di capire, di andargli incontro interpretando i gesti. Non so perchè ma ne inventa di nuovi ogni volta, mi sfida a capire l'enigma: non sempre arrivo alla soluzione. Sinceramente quasi mai perchè la vocazione di Edipo mi fa difetto addosso.
Poi, quando credo d'aver finalmente capito lui sostituisce il codice. Cambia gioco e carte, nasconde la regina. E' cambiato, e di più negli ultimi tempi...che le cose devi dirgliele sempre al doppio e strizza il naso sotto le lenti per sapere l'ora. L'ho capito dalle pantofole che è invecchiato, dalla maniera che ha di strusciarle sull'impiantito e di tirarsi dietro il rumore. Ora so sempre dov'è, è lo sbavo che mi lascia per farsi trovare: poco più d'un sentiero di limaccia.
Seguo la scia, quando posso, altre volte mi fermo prima, mi tormento le mani e le pipite intorno alle unghie...Di sera lui va a letto prima di noi (il televisore gli stanca gli occhi)e io non ho requie finchè non so che dorme. Non lo so mai. A volte piange...dopo l'ictus di 4 anni fa è come se avesse il pianto in tasca, e non resiste alla perdita delle cose, non sa darsi pace per quel corpo che non risponde più come una volta e ha bisogno di tante gocce e pasticche e collirio e insulina per tirare avanti. Dice che non mi vede più bene la faccia -La sagoma sì, ma non la faccia. Già mi confonde con mia sorella, tranne la voce, ma io ho la voce bassa, sottile.
Adesso lui è fuori, in cortile, lo vedo attraverso i vetri: sta seduto sul muricciolo con le spalle contro la ringhiera. Vorrei sapere cosa pensa, vorrei dirgli cosa penso io: che lo so che è triste quella cosa lì, quella malattia chiamata vecchiaia. Che se vivrò abbastanza da ammalarmi anch'io, come lui, chiederò a Dio una cosa: se non può risparmiarmi quelle debolezze, per lo meno mi lasci abitare in una strada qualunque (non ho grosse pretese io), non m'importa se brutta o periferica...una strada in cui ci sia un palazzo e al pianterreno una persona che sa cos'è la misericordia. Il beneficio d'un caso insomma, e il caso spesso è uno dei nomignoli della provvidenza.

Posted by: Elisa at 24.06.03 19:24

vecchi incontinenti? e i giovani incontinenti no? H, 36 anni, incidente sul lavoro, ha una sindrome del cono midollare, porta il pannolone ed è impotente. ho mendicato attenzione a tutti i neurologi usl poi sono arrivata ad un professore pensionando appassionato di alianti, l'ha visto, indagato, all'ultima visita ha concluso: "dica alla sua dottoressa di chiamarmi". Al telefono ha detto a me perchè lo racconti a lui (e a lei, 21 anni, graziosissima) quel che gli è mancato il coraggio di riferire di persona: per la vescica, forse si può rieducare un po', per il resto non ho nessuna cura da suggerire.(il resto lo chiama, impotenza è una parola troppo parola, il resto è il nick di impotenza, suona diverso, lo so che sono una dannata provocatrice, ok)
I, 26 anni, lei è certamente un fiorellino di bambina, e non è incontinente, accidenti, il contrario: tre o quattro volte al giorno deve ricordarsi di andare in bagno, tirare fuori dalla borsetta un elegante "catetere monouso prelubrificato", inserirlo elegantemente in uretra e fare pipì. Anche lei ha una lesione midollare, esito della asportazione di un tumore. Tutto così facile, così pulito, peccato che almeno quattro volte l'anno si fa una bella infezione urinaria, peccato che io abbia dovuto dirle che alla mia età sarà quasi certamente candidata per la dialisi e/o per un trapianto.
può volerci del coraggio per essere vecchi, può volercene molto anche per essere giovani.
non c'è bisogno di "vivere abbastanza" per ammalarci anche noi

Posted by: Cecilia Deni at 24.06.03 22:39

Circa una settimana fa alla fermata dell'autobus ho parlato con una ragazza che lavora in una casa di riposo. Prima faceva la commessa in un negozio nella zona dove abitavo. Mentre aspettavamo il 19 coi nuovi orari estivi e "40 gradi all'ombra", le ho chiesto di raccontarmi la sua giornata tipo. E' stata molto minuziosa. I medicinali, l'igiene, i gesti meccanici per far sì che tutto sia in ordine, tutto perfetto. Cambio del letto, cura della pulizia, i pasti.
Sì ma le persone, le persone che stanno lì dentro, come vivono, le ho chiesto, che fanno? Mi ha detto che la maggior parte non è autosufficiente, e che sono quasi tutti imbottiti di medicinali. Aspettano la morte. Ha detto che ogni giorno per lei è un peso andar lì, perchè "credimi, non c'è cosa peggiore che stare coi vecchi. Non li sopporto proprio. Piangono, si lamentano come bambini, anzi peggio. Ma lo stipendio è alto. Poi ogni tanto uno muore e arriva un altro ospite. Non so quanto resisterò".
Lei parlava ed io vedevo muovere le sue labbra, lei parlava ed io vedevo il suo sguardo spostarsi da una parte all'altra. Mi venivano in mente legno vecchio tarlato, muffa, elettrodomestici da buttare, tubature bucate... Non persone, non uomini e donne. Ho pensato che il senso di inutilità, credo anche di schifo, che ognuno di loro legge ogni giorno negli occhi della giovane ragazza bionda è forse l'umiliazione peggiore che si possa subire. Ho pensato alla sua giovinezza, al suo rossetto fucsia, al suo ridere sfrontato.

Posted by: sabrina at 25.06.03 09:01

Per Cecilia Deni.
"Vivere abbastanza" per ammalarsi di vecchiaia, intendevo. Cosa c'è di diverso? mah, forse una più quieta disperazione.

Posted by: Elisa at 25.06.03 09:17

no, elisa: ti sembra diverso. riflettici: ti sembra diverso perchè tu non sei vecchia, perchè non ti senti ancora a rischio, perchè non sei preparata alla vecchiaia-alla malattia-alla morte, perchè così fai finta che non sia ancora una cosa per te, perchè è tuo padre e non un estraneo a mostrarti la sofferenza dell'accettare la fine, per una serie di motivi ti sembra diverso, ma non lo è. un vecchio è semplicemente un giovane col vestito logoro e stracciato, il corpo che hai è solo uno dei tuoi vestiti, quello che non puoi cambiare o ricomprare, la malattia che ti coglie da giovane ha più cose da strapparti, più possibilità, più tempo, più potenza da toglierti. non c'è differenza nella sofferenza, nella vergogna, nell'umiliazione. H non dorme più con sua moglie perchè si vergogna, se sta nello stesso letto con lei piange tutto il tempo, ma, mi ha detto lei, nell'altra stanza piange lo stesso. L'ictus non viene solo ai vecchi, un mio pz l'ha avuto a 26 anni, la sofferenza è il vero nome della vita, e basta.

Posted by: Cecilia Deni at 25.06.03 16:03

Com'è che si è passati dalla vecchiaia alla malattia? Forse è colpa mia (e faccio il mea culpa) perchè la sovrapposizione mi pare generata da un pensiero vagamente "donabbondiano". Ci ho riflettuto Cecilia, e...sì, è la stessa umiliazione e vergogna (e non intendevo diversamente: io parlavo solo di mio padre, escludendo il resto che tu mi domandi di includere). La diversità di cui parlavo io era nel tipo di disperazione che continua a sembrarmi diverso (che posso farci?): più quieta, ma comunque disperata quella del sig.P*, più inconsolabile nei tuoi amici e pz. E questo perchè, proprio come tu stessa dici, "la malattia che ti coglie da giovane ha più cose da strapparti..." (che magari non è neanche vero, però è così che si crede, nonostante la generalizzazione sistematica diventi spesso errore, secondo me).Inoltre non sono tanto sprovveduta riguardo quel trittico di cose che elencavi, magari lo fossi! Anche il mio abito (per restare nella metafora), che gli altri insistono a considerare fresco di sartoria ha le sue pecche, le sue imperfezioni di taglio, e si sfilaccia in continuazione anche se lo rammendo: le cuciture lasciano a desiderare e comincia a prendere qualche piega. So che il dolore purtroppo accompagna, nè la giovinezza (me l'hai insegnato anche tu) fa da antidoto. Eppure la sofferenza non può essere l'unico nome della vita: so che va cercato un compromesso e magari le mutande lorde te le lavi da solo e col tempo torni a dividere il letto con tua moglie e trovi la forza di mostrarle le tue lacrime, o ti pieghi (come nel mio caso) a fissarti sulla sella nasale un paio di lenti scure e le porti pure d'inverno.
E' importante (e non retorico) che ciascuno si cerchi la sua quiete, non una passiva rassegnazione ma una quiete, per non doversi spezzare assai prima d'averla trovata. Magari ho di nuovo torto io, perchè del resto la verità coincide con l'opinione e non ho mai pensato d'avere un pensiero tale da poter misurare le cose: non ci riesco con la mia minutaglia, figurati con simili escatologie ed eziologie del dolore!

Posted by: Elisa at 25.06.03 22:15

mia nonna sta bene. fisicamente bene. ma la testa va per i fatti propri.. ed è terribile starle vicino e vederla peggiorare giorno per giorno. io l'adoro e cerco di fare il possibile per lei..l'ho portata 4 giorni al mare con il mio fidanzato e ho potuto vedere da vicino, con i miei occhi, come sta cambiando. a volte devi ricordarle di bere, di far pipì, di cambiarsi, di lavarsi..per nn parlare di prendere le medicine..apre sei o sette scatolette di cibo per il gatto e la casa si impuzzolentisce, compra da mangiare e lo lascia in frigo.. e io sto male. al mare avevo il terrore che mi "scappasse" e mi alzavo alle sette per essere sicura di beccarla in tempo appena usciva dalla stanza..urlavo tutto il giorno perchè è sorda e non vuole mettere l'apparecchio. mi ha confessato che non sarebbe riuscita a tornare in albergo da sola nonostante l'avessimo portata nella stessa cittadina in cui è andata per 30 anni. si rende conto che la memoria non l'assiste e mi fa tenerezza. mi fa anche incazzare a volte e poi mi pento di essermi incazzata. al mare, 16 ore su 24 insieme..arrivavo a sera distrutta e ho pianto dal nervoso e dalla paura.. non ha l'alzaimer, ma inevitabilmente peggiorerà. non è voluta venire a stare accanto a noi quando c'è stata l'occasione di farla traslocare e si è incazzata con me dicendo che io volevo cacciarla da casa sua per andare ad abitare al suo posto.(?) non abbiamo avuto abbastanza tempo x convincerla che han affittato ad altri.. e in più fa casino coi soldi e ieri abbiam avuto quasi conferma che le sue "amiche" che si offron di farle la spesa...ci fan su la cresta. mia mamma è stanca e ieri mi ha detto che non voleva che tutto questo mi toccasse così presto...visto che cerco di star molto vicina a mia nonna in questo momento.. io penso che questa cosa non dovrebbe toccare a nessuno..soprattutto a mia nonna. grazie per lo spazio.

Posted by: taikiki at 26.06.03 17:05

Non so se devo essere grata alla vita o se devo vergognarmi di ostentare il caso,la fortuna o l'intelligenza d'aver saputo invecchiare, ma ho 78 anni, i medici che mi controllano mi dicono che sono fondamentalmente sana, ma forse sono una strana vecchia, perchè sono andata in terapia per chiedere d'aiutarmi a non morire incattivita, come mi sentivo negli ultimi anni,perchè nè la vita,nè i familiari mi hanno risparmiato nulla. Adesso sono ridanciana, piena ancora, ( ne ho avuto tanti),di interessi e passione .L'ultima scoperta è stata Giulio Mozzi con le sue lezioni di scrittura creativa sul mio quotidiano, il suo blog e i suoi libri. A sentire quanto e come soffrono la maggio parte dei miei coetanei, mi chiedo se sono un'aliena o una miracolata. Lo dichiaro anche per non far perdere la speranza di riuscire, fortunosamente e fortunatamente, a chi teme la vecchiaia di poter viverla anche più che dignitosamente, direi con orgoglio.Ciò non toglie che capisco il fatto che non per tutti è o sarà così. Ai meno fortunati va la mia comprensione,la mia solidarietà e la mia tenerezza. Maria L

Posted by: Maria L at 11.08.03 15:38
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