Allora, la cosa funziona così. Ieri sera, sulla terrazza della casa di Fabio, si riuniva il direttivo dell'associazione The Andromeda Society, di cui Fabio è il presidente.
Si parlava del ciclo di conferenze (i "mercoledì dell'Andromeda") da farsi nel prossimo anno sociale, da ottobre 2003 a giugno 2004. Per le due conferenze di mia competenza, io, che improvviso sempre, ho buttati là i due argomenti che mi si rigirano in mente in questi giorni: "Libri immaginari, autori inesistenti" e "Autorialità in rete". Del secondo argomento s'è discusso un poco, trovandoci tutti istantaneamente in disaccordo (il che vorrà dire, suppongo, che si tratta di un buon argomento da conferenza).
A un certo punto ho fatto un esempio. Ho indicato S*, che stava seduta accanto a me, e ho detto a F*: "Vedi: se domani lei mi scrive un'e-mail firmandosi Umberto Eco, io in realtà non so con chi ho che fare. Non so se ho che fare con il vero Umberto Eco, quello che tutti conoscono; o se ho che fare con qualcuno che simula Umberto Eco. Il simulatore, può simulare per inganno, per gioco o per poetica autoriale. Ecco: a me dell'inganno e del gioco non m'importa nulla o quasi, della poetica autoriale m'interessa invece parecchio. Oggi, chiunque si scelga un nomignolo (un nickname) per il suo indirizzo di posta elettronica, imposta una poetica autoriale: che lo sappia o no, lo sta facendo. La poetica autoriale è diventata un esercizio di massa: e questa è una novità. Che per ora non capisco bene", ho concluso, "ma so che mi interessa".
Bene. Con Fabio e gli altri ci salutiamo, ieri sera, attorno alle 23.45. A mezzanotte ero a casa, grazie a un passaggio in macchina. Sono andato a letto.
Stamattina mi trovo, nei "commenti" a "La signora dell'olio", un breve messaggio firmato Umberto Eco. Spedito alle 11.50 pm, ossia alle 23.50. L'indirizzo del mittente è u.eco@espressoedit.it: e si può ben immaginare che Umberto Eco abbia un indirizzo presso L'Espresso, dove tiene la rubrica "La bustina di Minerva": se non altro per far andare lì tutta la posta dei lettori, e tenerla distinta da altri generi di posta. Ma il punto non è questo.
Il punto è questo: chi è stato? Fabio? Qualcun altro dei presenti? Proprio S*, che avevo chiamata in causa nell'esempio? O F*, con il quale ero in completo disaccordo?
Magari c'è il modo di saperlo, ravanando nell'internet, ma io non so come si fa.
Chiunque sia stato, comunque ha fatta una precisa scelta di "poetica autoriale": ha scelto di stare a un mio gioco. Io quindi starò al suo, e non avrò pace finché non condirò l'insalata con il suo olio.
D'altra parte, anche il mio nomignolo "giuliomozzi" è una scelta di poetica autoriale, no? Certo, molto molto minimalista...
anche a me 'sta faccenda dei nick affascina parecchio. Ho partecipato ai primi passi di un'amica su love@lycos e la scelta del nick si è rivelata fondamentale... uno dei miei, di nick, è verdemilonga... che alcuni collegano a paoloconte, e altri solo al tango, per cui - visto che non sono una ballerina - da un certo punto di vista non è proprio giusto giusto (però è bello bello).
Posted by: marcella at 23.06.03 15:44sono un povero medico ignorante, me la spieghi questa della poetica autoriale?
Posted by: Cecilia Deni at 23.06.03 16:07giulio, e se invece "fosse" eco? sincronicità ?
Posted by: Cecilia Deni at 23.06.03 16:56mettiamo che fosse giulio mozzi che finge che un amico gli abbia scritto una mail firmata umberto eco: la poetica autoriale si complica sempre più....
Posted by: calix at 23.06.03 20:28Bene, sono Fabio. Come si può notare mi firmo con uno pseudonimo (non un nickname ma va bene lo stesso). Lo faccio da qualche giorno: dal 21 settebre 1985. Lo faccio perché quel giorno, il 21 settembre 1985, ho fatto una scelta non volontaria. Scelta non volontaria è una condraddizione pura e semplice ma va bene lo stesso. Per vari motivi ho utilizzato diversi pseudonimi: mi servivano per pubblicare contemporaneamente su riviste concorrenti, per continuare ad applicare la mia filosofia di vita o semplicemente perché mi andava. Non ho mai utilizzato lo pseudonimo di Umberto Eco: primo perché è una persona reale, viva e attiva; secondo perché ne ho già troppi e a volte, faccio fatica a riconquistare la mia identità primaria. Non l'ho fatto neanche ieri sera. Trovo delizioso il fatto che qualcuno abbia deciso di mandarti una mail firmata Umerto Eco proprio qualche ora dopo quell'esempio... ma potrebbe essere una coincidenza. Credo nelle coincidenze. Non troppo ma ci credo. Comunque ripensando al gruppo di ieri sera trovo improbabile che qualcuno di noi lo abbia fatto, per vari motivi. Delizioso, davvero delizioso. Se non sapessi tutti i retroscena di oggi penserei che tu te lo sia realmente mandato da solo! A proposito: ieri sera non mi sembrava che fossimo in disaccordo. Ma va bene lo stesso.
Posted by: This is at 23.06.03 22:43Caro giulio, non so chi ti abbia mandato quella lettera di prima ma noto che ci sono alcune inesattezze: innanzitutto la lettera di Umberto Eco ti è arrivata 5 minuti dopo il tuo arrivo a casa e non qualche ora dopo. Poi, non era con me che eri in disaccordo ma con F*. Ma quello usato è realmente il mio pseudonimo. A questo punto: a) chi ha scritto la lettera di Umberto Eco, di cui non so nulla; b) chi ha scritto la lettera firmata a mio nome e inserita nel blog, leggo, appena pochi minuti fa; c) chi sta scrivendo questa lettera visto che io comincio ad avere qualche dubbio anche sul fatto che sia tu, giulio, che le stia ricevendo e leggendo. A proposito: il blog è realmente tuo? E tu sei lo stesso giulio di ieri sera a casa mia o sei quello della lettera che è stata scritta a mio nome? Propongo una tregua: chi ha scritto il commento a nome di Umberto Eco si faccia avanti!
E smettiamola con questi casini! ;-)
Credo nelle coincidenze che creano, disfano e ricuciono rapporti. Credo nelle coincidenze che tengono viva la speranza e che aiutano a fantasticare... Credo negli "...e se..."
Son convinta che sia Eco, anche se tutta questa eccitazione telematica, blog compresi, non mi entusiasma come sta entusiasmando mio marito.
Forse perchè io, di computer, non ci capisco molto.
mumble... ma perchè chiamare "poetica autoriale" la buona, vecchia maschera?
il mio nick è legato ad almeno 10 cose diverse (un teologo, un jazzista, il personaggio di un libro, una biblioteca, etc etc), e io non simulo niente, o almeno niente che lei possa percepire, visto che presumibilmente non sa chi (cosa) è Dahlgren.
i libri immaginari e gli autori inesistenti mi interessano molto, anzi di recente parlo solo di questa roba, ma mi chiedo se la poetica autoriale contenga davvero un'idea diversa da cose note.
L'argomento dei nick ha un suo fascino. Se ti interessa, sul mio blog (http://squonk.splinder.it/1052996951#233276) trovi la raccolta, con la spiegazione dell'autore, di circa un'ottantina di nomi di blog e nick. C'è veramente di tutto, roba da farci un trattato di sociologia spicciola. Fammi sapere...
Posted by: Squonk at 24.06.03 08:29«Brad, cosa ti succede? io non sono Brad!, mettitelo in testa, Nicole, io non sono Brad, ma mi hai chiamato Nicole!, mi hai chiamato Nicole!, perché mi sono sbagliato, cazzo!, tu non sei Nicole!, e non piangere, non piangere, mi fai impazzire vederti piangere, Nicole, ti prego, non piangere, non sopporto di vederti piangere, Nicole!, Nicole, no!, no! nooo! Nicolllllllllllllll...»
Posted by: monica at 24.06.03 10:19autorialità... autoritarietà...
da quando, giulio, l'altro giorno hai usato la parola autorialità, mi ronza in testa l'affinità etimologica con l'altro termine. non è un gioco di parole, secondo me è una deriva possibile.