Alessandro Lise scrive (sempre in un commento a "On the blog"): "Quando ho cominciato a tenere un blog, nel 2001, mi ero creato un’identità falsa, perché mi terrorizzava essere così esposto".
Anch'io, nel 1993, quando il mio libro uscì, ero terrorizzato.
In effetti, qualcuno minacciò di denunciarmi (e non so se lo fece): ma questo era il meno. Le persone vicine a me, mi terrorizzavano. Grazie al libro avrebbero potuto guardarmi dentro, così come non avevano mai fatto.
Il terrore era ingiustificato. Le persone vicine mi guardarono dentro, attraverso il libro, e ciò produsse del bene per tutti.
(Non è stato così per tutti i libri. Ho fatto anche dei libri brutti. Per i libri brutti, questo terrore è giustificatissimo).
Scoprii dopo, di chi dovevo avere terrore.
Dovevo avere terrore delle persone che, non conoscendomi di persona, conoscendomi attraverso il libro, decidevano arbitrariamente di fare un tutt'uno di me e del libro. Cioè di rivolgersi a me come a un libro.
Qualche esempio.
Le persone che credono che tutto ciò che è raccontato nel libro mi sia capitato, e che mi sia capitato esattamente così.
Le persone che credono che, avendo io fatto un libro (parecchi libri, ormai), il mio spasso principale sia parlare di libri.
Le persone che credono che, avendo io fatto un libro, la mia vita sia cambiata ("Ti gà fato i schei, eh?").
Le persone che credono che io, avendo fatto un libro, sia in grado di risolvere i loro problemi di cuore.
Le persone che, conversando con me, citano continuamente (e mi lanciano occhiatine d'intesa) frasi tratte da miei libri (mi fanno lo stesso effetto di quelli che cacciano fuori la lingua per significare a una donna il loro interesse sessuale per lei); oppure, quando notano che nel conversare mi scappa una frase simile a qualche frase che ho scritta in un libro (grazie tante, li ho scritti io, so fare cinque tipi di frase in tutto), si sentono in dovere di (e provano intenso piacere a) farlo notare a tutti (cioè a me stesso, principalmente).
Eccetera.
Non parlo qui, sia chiaro, delle persone che si rivolgono a me per ragioni editoriali (perché io legga un loro dattiloscritto, perché lo sostenga presso un editor di grido [cioè un EDITOR!!!] eccetera): quella è un'altra faccenda e, se è un disturbo, è un disturbo che mi sono cercato e che volentieri accetto.
Parlo qui di coloro che mi stanno davanti, mi guardano, e non mi vedono. Hanno qualcosa dentro la loro testa, qualcosa che hanno estratto dalla lettura del libro, e non sono capaci di distinguere quello che hanno dentro la testa da me che hanno davanti; quello che hanno dentro la testa è più forte, più evidente, più visibile di me, che mi hanno davanti.
Il terrore di Alessandro Lise, quindi, ha delle giustificazioni. Mi imbarazza che lui sia imbarazzato dal fatto che io potrei leggere ciò che lui scrive. Ma, come sempre, da questi imbarazzi usciremo con un po' di pazienza. Peraltro ciò che lui scrive è spesso molto bello da leggere.
(Certo: mi diverte sorprendere, in certe sue micronarrazioni, il suo corpo dinoccolato. Leggo, e penso: "Questa cosa qui, gli somiglia proprio fisicamente". Non è per questo divertimento che leggo il suo blog; ma questa somiglianza fisica tra lui e il suo blog è, secondo me, indizio di buona qualità letteraria).
Però, che Alessandro abbia avviato il suo blog, cioè un lavoro di scrittura serio e impegnativo e coinvolgente e... tutto quello che volete, e che l'abbia fatto nonostante il terrore e l'imbarazzo, be': questo va solo a suo onore.
Mi pare.
abbiate pazienza, per me il nick è un personaggio letterario; una persona poetica, per essere più preciso. l'avete letto don chisciotte? lui, oggi, sarebbe a cavallo, altro che ronzinante!: la rete è un'ottima maniera per far nascere e vivere -per quanto reggono- personaggi letterari; perché togliere ai bloggers l'inconscia ingenuità di fare di se stessi personaggi letterari? certo, Giulio Mozzi farà un'operazione più sofisticata, con giuliomozzi; Tiziano Scarpa si lagnerà dell'invasione di tante persone/personaggi trasparenti; eccetera. ma il blogger non vuole fare letteratura: non usa alcun filtro, non ha una "persona letteraria/poetica/intellettuale". per questo mi meraviglia la stizza di molti Autori nei riguardi del fenomeno blog.
Posted by: aladar at 18.06.03 20:48io credo che l'avatar sia proprio della rete. il fatto che i "personaggi pubblici" usino il loro nome completo è presto detto, non hanno bisogno di un nick, sono già un nick. l'hai detto tu stesso. giulio mozzi è un'insieme di idee, di impressioni e proiezioni nate nella testa dei tuoi lettori. giulio mozzi è il tuo avatar, adesso dovresti trovarti uno pseudonimo per la tua vita reale ;-)
Posted by: chiaraf at 19.06.03 10:16Grazie, giulio. Il terrore di cui parlavo è proprio questo. Alcuni miei amici identificano ciò che scrivo sul blog con la mia vita. Io vorrei che non fosse così, ma credo di non poterci fare nulla. Mi fa molta impressione quando qualcuno cita pezzi del mio blog (che a volte io non ricordo) o quando con un tentativo di complicità, mi dicono, dopo una serata passata assieme: Ah chissà cosa scriverai adesso sul tuo blog. Non so. Vorrei che io e l'oggetto blog fossimo considerati come due cose indipendenti uno dall'altro, ma forse non è possibile. grazie del bel post.
Posted by: alessandro lise at 19.06.03 10:17Caro Aladar, la mia non è stizza di "Autore", è insoddisfazione e incitamento. Ho solo detto che "si può dare di più" (come quella brutta canzone sanremese). Io sono uno qualsiasi. Il mio nome non conta nulla. Il cognome è pure bruttino. Dalle elementari fanno battute, alcune anche originali, sul mio cognome Scarpa. Non sono un "Autore". Sono uno qualsiasi che pubblica libri, a volte. Tutti i cittadini di questo Paese possono pubblicare libri, se convincono un editore con la bellezza dei loro scritti. E' un mondo apertissimo. Non esiste il gotha degli "Autori". L'"Autore" Giulio Mozzi si sfanga migliaia di pagine di manoscritti e valuta, investe la sua cultura e il suo acume critico, in una parola SCEGLIE e pubblica i più meritevoli. Anch'io, nel mio piccolo, mi adopero per contribuire a far diventare "Autori" più gente che posso, con le mie deboli forze, segnalando agli editori quello che mi capita di buono sotto gli occhi, e che considero mio dovere civico e culturale leggere, per quanto è nelle mie forze e con i tempi a mia disposizione. Vorrei che esistessero più "Autori" possibile. Ma non è questo il punto. Il punto è che, a mio parere, scrivendo cose effimere, e per di più sotto falso nome, non si rischia nulla e si lasciano le cose come stanno. Questo ho imparato dalla mia (ancora breve) esperienza di "Autore", e questo sento necessario dire, presuntuosamente, alla comunità dei nickname e delle persone in carne e ossa che ci sono dietro, gaie o lacrimevoli e sanguinolente che siano. Tutto qui. Scusate l'intrusione.
Posted by: Tiziano Scarpa at 19.06.03 13:11