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27.06.03

Quello che vali

Ricevo nella mia posta privata, da una persona che mi autorizza a pubblicare qui:

Caro Giulio,
ti invio la storia che un’amica mi ha raccontata ieri. Io l’ho trascritta, anche se so che questo potrebbe causarle dei problemi, ma credo che non sia giusto tacere certe storie, insomma, credo che sia giusto raccontarle e io so che tu saresti sicuramente d’accordo con questa mia affermazione.

La mia amica Anna esercita una professione che la porta a lavorare nei tribunali, per i tribunali. Sono sei anni che fa questo lavoro. E’ stato molto sudato, soprattutto all’inizio. Occorre tanta dedizione, tanta passione, bisogna stringere i denti ed essere imparziali, cosa che, di fronte alle disgrazie delle gente, non è sempre facile; questo pensa Anna.
Qualche volta questo lavoro non lo fa da sola, qualche volta fa da secondo, da aiuto a qualcuno che per anzianità o per casualità si trova ad essere titolare del lavoro che andranno a svolgere insieme.
In questi sei anni ha imparato una cosa: se vuoi lavorare in questo ambito devi essere sempre aggiornato, sempre informato, per contro i ricavi sono modesti – a differenza di quel che pensano i più – a meno che tu non sia un perito dell’olimpo e allora le cifre iniziano ad aggirarsi sulle decine di milioni, a seconda dei casi.
Anna ha deciso di dedicarsi a questo mestiere con una ulteriore aggravante, cioè con modestia. Crede che in questo lavoro, senza la modestia si vada poco lontano ed, anzi, il rischio è proprio di far danni: lei, pensa, di certo non lavora per far danni alla vita delle persone.
L’aggravante che si è posta, fa sì che lei rinunci ad una serie di incarichi di più alto livello - nonostante i suoi titoli le consentano di assumersi tali incarichi – per seguire qualcun altro, che lei per molto tempo ha reputato avere una maggiore esperienza. Seguire significa che, passo dopo passo, fa le stesse cose che farebbe se fosse titolare del lavoro, ma non risultano fatte da lei, o meglio, il suo nome figura per un decimo del lavoro che ha svolto.
Fin qui, dice, le sta tutto bene. Perché? – le chiedo. Mah, credo per passione, per amore di quel che fa, per il desiderio di sapere, di imparare, di… - e si ferma.
Tutto andrebbe bene se le fosse riconosciuto quel che fa. Vabbè, qualche volta poi le va bene anche se non le viene riconosciuto: le basta lavorare, vedere casi nuovi. Eppoi, confessa, qualche volta le va bene anche se il compenso non è adeguato, proprio per gli stessi motivi: più casi uguale più esperienza.
Però, insomma, in questi giorni le cose sono precipitate.
Le viene riferita (quanto è spiacevole la situazione in cui da terzi ti viene riferita una cosa che su di te ha detto l’interessato!) una conversazione. Chi gliela riferisce è molto attendibile, come una sorella o una madre, mi dice Anna.
La persona con cui lei lavora più spesso ha trovato qualcun altro con cui rimpiazzarla. L’altra è a costo zero, ovvero essendo in condizione molto agiata e essendosi avvicinata alla professione solo per passatempo, non per necessità, si può permettere di impegnare il suo tempo in cambio di tornaconto alcuno. Poi, ha commentato il suo capo, vuoi mettere! Non c’è confronto con Anna: è una questione di immagine! Vuoi mettere portarsi dietro questa che mi può accompagnare in tribunale con il suo mercedes alla moda, con tanto di vestiti e accessori super firmati. Non c’è paragone! Eppoi lavora gratis, così non ho bisogno di tirarmi fuori di tasca i soldi per pagare quell’altra!…
Che grande miseria! – commento ad Anna, ma lei invece sta zitta e macina solo tanta rabbia.
Mi dice che lei ha investito nella sua formazione privandosi di molte altre cose – abiti, auto nuova, viaggi, ecc. – perché ha sempre pensato che per lavorare fosse importante essere in gamba, ovvero essere formati, avere passione, dedizione e costanza: quest’anno mi dice che solo per la formazione ha speso all’incirca dodici milioni di vecchie lire e circa un paio di milioni in pubblicazioni, libri e riviste, indispensabili per tenersi aggiornati. Mi dice che sono sette anni che non pratica un’attività sportiva o che non si prende un po’ di giorni di relax per risparmiare tempo e soldi, perché alla sua età e senza protezioni alle spalle – né economiche da parte della sua famiglia, né politiche da parte di conoscenti, ecc. – bisogna dimostrare di essere sempre molto preparati e bisogna non perder tempo, perché la concorrenza può essere molto meglio armata dal punto di vista economico e politico. Però, aggiunge, mai si sarebbe pensata questo, cioè di subire una tale umiliazione: "Non fai immagine!" come se per esercitare una professione sociale, tecnica, l’unico requisito richiesta sia una bella immagine.
A dire il vero Anna non è poi così male: sempre vestita bene e adeguatamente, con un’aria seria e preparata, sa fare a stare insieme agli altri, cioè è sufficientemente mondana per aver creato una rete di relazioni stabili, professionali e amicali.
Ebbene, secondo me è tutt’invidia. Ho provato a dirle questa cosa, cioè che secondo me lui ha paura di lei, che la teme e per questo la vuole escludere dalle cose che fa, perché lei è preparata e perché un giorno non molto lontano e forse già da ora, lei potrebbe essere una temibile concorrente. Allora bisogna sbarazzarsene, possibilmente umiliandola.
Ma Anna fatica un poco ad accettare questa spiegazione. Rimugina la sua rabbia e si svilisce. Verrà mai il giorno in cui saremo sicuri di far carriera per i nostri meriti, quando verrà di moda avanzare grazie ai meriti? Ce ne siamo dimenticati? E’ giù di moda? O è sempre stato così: basta avere un bel culo e una bella faccia, degli abiti firmati e una bella macchina e passi davanti a tutti in graduatoria. Anna e io ci poniamo tutte queste domande, ma in fondo in fondo sappiamo che non c’è una risposta e nemmeno una garanzia: oggi sei qui, domani potresti essere di nuovo a spaccarti la schiena a raccogliere i pomodori: poco importa quello che vali, ciò che conta sono i soldi.
Giulio, che ne dici?

Posted by giuliomozzi at 27.06.03 09:53 | TrackBack
Comments

Anna, vai! Si è reso conto che ha venduto armi agli indiani! Sei pronta, è il segnale che devi andare da sola! nessuna inibizione, nessun dubbio, nessuna esitazione. Rigrazialo per averti fatto capire che è il momento giusto. Ti ha fatto un favore. Vederemo come se la cava lui, da solo.... mica le perizie si scrivono con la mercedes :-)))

Posted by: Cecilia Deni at 27.06.03 10:24

(Oh it was a perfect day.
I'm glad I spent it with u.)
Just a perfect day.
U made me forget myself.
I thought I was someone else.
Someone good.

Posted by: -Lu- at 27.06.03 10:48

Sono senza parole. Comunque sono d'accordo, Anna la deve vivere non come una sconfitta, ma come un'occasione per mettersi in proprio!

Posted by: Emanuela at 27.06.03 11:03

In riunione, il capo ed io, in un salottino delle riunioni, parlavamo di cose noiosissime, di cui non me ne frega niente, faticavo a concentrarmi, anche lui era distratto, aveva un'erezione. Un consiglio a tutti, fuggiamo, facciamo cose creative
PS non mi firmo perché ho bisogno di lavorare

Posted by: xxxx at 27.06.03 11:08

E' sempre più facile dover ammettere di accettare la collaborazione di un'altra persona che riteniamo ci compensi soltanto per requisiti non conquistati grazie a propri meriti.
I riflettori, in questo caso, rimangono puntati su di noi.
...Questo quando c'è immaturità, insicurezza, frustrazione, e quando la vanità fa perdere la lungimiranza e soprattutto la serietà e l'amore per il proprio lavoro. In un mondo in cui l'immagine è tutto, è la professionalità che fa la differenza. Lo credo ancora. Forza Anna!

Posted by: sabrina at 27.06.03 12:51

sembra la storia della mia amica anna appunto, uguale uguale, ma non e' che e' la stessa anna?

Posted by: kilo at 27.06.03 16:00

Chi MERITA al posto che MERITA!
Si può cominciare a lottare per questo "strano" e "incivile" principio o al di là della solidarietà per due minuti bisogna cominciare a pensare che in questa Italietta le cose non cambieranno più?
Ma allora mi sorge un dubbio: ci stiamo a fare qualcosa in Internet?
Che non sia distrarci, sfogarci, che va tutto bene per carità.
Incazzarci... mai?
Saluti al padrone di casa.
bea

Posted by: bea at 28.06.03 01:10

Sono molto contenta che tu abbia scritto così. Perchè io ho una tal rabbia dentro per tante e tante cose storte che vedo, che a volte mi sento aggressiva e spesso amareggiata e sola. Sembra che per un desolato destino siamo costretti ad accettare tutto perchè il mondo ormai gira così, quando nel mondo a girare siamo pure noi. Magari sfruttassimo la rete per creare una corrente di opinioni diversa, che dia una speranza, che proponga un'alternativa più scomoda ma più dignitosa, una ribellione sana e civilissima, e proprio perchè civile usi la parola, la faccia pesare come il piombo, si faccia leggere dai giovanissimi (che frequentano la rete, eccome!) e li coinvolga! Molti intellettuali lo fanno già da un pezzo, lo scrivono e lo dicono a voce alta e chiara, prendiamo esempio da loro! Abbiamo delle responsabilità anche noi, in tutto questo, quando stiamo fermi e zitti. E' questo ciò che penso. E, per favore, firmiamoci sempre col nostro vero nome...

Posted by: sabrina at 28.06.03 11:04

Aggiunta: io penso insomma che ognuno di noi abbia delle responsabilità. Uno scrittore si espone, usa il mezzo di cui dispone (ed il proprio nome)per raccontare il mondo che vede o che sente, lo stesso il giornalista... e insomma quello che io chiamo intellettuale. Ma anche noi, lettori, cittadini, abbiamo delle responsabilità nelle cose che facciamo e diciamo ogni giorno. E se vogliamo davvero, possiamo fare qualcosa che possa avere il significato di una speranza di cambiamento. Credo che internet sia un'ottima occasione. Se riusciremo a sfruttarla. Perchè non provarci? Saluti a tutti.

Posted by: sabrina at 28.06.03 16:02

Purtroppo queste cose capitano, eccome. E capitano ancor di piu' in sfere altolocate.
L'aspetto fisico, il tailleur firmato, i capelli freschi di parrucchiere valgono spesso piu' della serietà e della competenza.
Ho trovato tanta aridità e cinismo in persone che si spacciano per "buone" , " altruiste", da far rabbrividire.
E ho trovato invece grandi cuori, pronti alla comprensione e all'amore in classi sociali definite "medio basse".
So che Anna lavora con passione , ma io mi chiederei se valga davvero la pena di lavorare con simili meschini elementi.
Mettersi in proprio, una buona soluzione, ricordando sempre di accompagnare le capacità e la bravura all'umanità sempre e comunque.
Questo vale per chiunque dall'avvocato al poliziotto, umanità e comprensione!

Posted by: laura756 at 29.06.03 20:50
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