Non è mia figlia
Sono alla Upim. Sto salendo al piano dell'abbigliamento maschile. Sono sulla scala mobile. Il piano dell'abbigliamento maschile è il terzo. Sto arrivando al secondo. Al secondo piano c'è l'abbigliamento sportivo.
Mentre la scala mobile mi trasporta, vedo che una zona del piano è stata trasformata in una specie di finta spiaggia. C'è la sabbia (un bordo di legno che la contiene, come un'aiola) e sopra i manichini con i costumi da bagno (in piedi, sdraiati sulla stuoia). Qua e là ci sono: una stella marina di plastica, un pesce di plastica, un canottino gonfiato, un secchiello e una paletta. Una bambina sull'anno e mezzo, con vestitino rosa, adocchia la paletta. Si mette a spalettare (io sto ancora salendo su per la scala mobile), infilando la paletta nella sabbia e gettandosela alle spalle (cioè addosso a vestiti vari). Son ormai giunto in cima alla scala mobile. Mi rivolgo alla bambina (non ci sono adulti in giro) e le dico: "Stella, non va mica bene così. Non puoi buttare la sabbia dappertutto". La bimba smette di spalettare, mi guarda e dice: "E!". Arriva la madre, che mi dice: "Che cosa fa lei, alla mia bambina?". Io dico: "Ma no, le stavo solo dicendo che non va bene spalettare la sabbia dappertutto". Lei dice: "Alla mia bambina le dico io, che cosa deve o non deve fare!". Io dico: "Oi, signora, non si scaldi: non vede che c'è sabbia dappertutto?". In quel mentre arriva una commessa, che si accorge della sabbia dappertutto, vede noi due con la bambina in mezzo, e cade nell'equivoco. La commessa dice, un po' scocciata: "In somma, bisognerebbe starci un po' attenti, ai bambini". La signora dice: "Lo dica a lui!", indicando me. La commessa mi guarda, sempre più convinta nell'equivoco. Io guardo la commessa e dico: "Non l'ho mai detto a nessuno, ma a lei posso dirlo. Questa - e indico la bambina - non è mia figlia". La commessa dice: "Come sarebbe?". La signora dice: "Ma come si permette?". Io dico, rivolto alla signora: "Be', in somma, è vero o no che questa non è mia figlia?". La signora dice: "Sì, certo". Io dico: "Ecco. Ed è anche vero che non lo avevo mai detto a nessuno". Quindi mi allontano. Dieci minuti dopo, quando esco da un camerino dove ho provato un paio di calzoni, un tipo della sorveglianza mi chiede i documenti.
Posted by giuliomozzi at 01.06.03 12:48
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Bianco e nero, o virato seppia, con tempi dilatati, e rumori strani, in sottofondo, nel silenzio: passi rimbombanti, spalettate ritmiche e tintinnar di chiavi della security. Le parole pronunciate come bolle di pesci, attore protagonista: i pantaloni da provare.
:)