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24.06.03

Filtro

Questa notte ha telefonato M*A*. Ha lasciati quattordici messaggi. Ogni messaggio dura tre minuti: è il massimo della mia segreteria.
Per fortuna che ho il sonno duro, e il telefono in un'altra stanza.
Erano mesi che non si faceva vivo.

Quando chiama, chiama verso le tre, quattro di notte. Ubriaco. Farfuglia, non si capisce bene. "Giulio Mozzi", dice, "ecco un vero scrittore. Uno che non risponde neanche al telefono. Che si nasconde. Una talpa, non uno scrittore! Un topo! E invece... diresti... una serpe! Che striscia, striscia... E morde! Come il demonio...".
Oppure dice: "Io lo so, Mozzi. Io lo so bene. Che lei tutti i suoi libri, dal Male naturale in poi, li ha copiati. Lo so, perché lei li ha copiati da me. Quando le mandavo le iméil, lei copiava. E trascriveva. Tutto. Parola - per - parola. Lo so bene. Qualche pagina decente l'ha scritta, in questo modo...".
Ogni tanto urla: "Scrittore di merda! Scrittore di merdaaa!".
Quattordici messaggi sono tanti. Stamattina non li ho ascoltati. Non ne avevo voglia. Li ho ascoltati adesso. Sono uguali a quelli che mi lasciava due anni fa, tre anni fa. Sempre alle tre, quattro di notte.
Una volta chiamava anche al telefono portatile. Ho imparato a controllare, quando vado a letto, che sia spento. Lì comunque non c'è segreteria.
All'inizio, chiamava di giorno. E' un mio coetaneo. Facevamo delle conversazioni normali. Mi sembrava, addirittura, una persona interessante. Poi mi si parò davanti, alla Biblioteca Civica di Venezia, in occasione di una lettura di Thomas Bernhard, e mi consegnò un manoscritto. Che lessi, ed era orribile. Glielo dissi. Gli rispedii il manoscritto.
Cominciarono allora le telefonate pericolose.
Ha, quest'uomo, una straordinaria capacità di farmi star male. Ha letto tutto Lacan, Freud, non so chi altri. Ho conosciuta una sola persona capace di farmi star male allo stesso modo, ed era uno psichiatra.
M*A*, voglio dire, è bravo. Non voglio prenderlo in giro. Non è un persecutore goffo, come ce n'è tanti. L'unica mia difesa contro di lui, è non averci che fare.
Un anno fa, stetti tre mesi senza rispondere al telefono di casa. Avevo messo in segreteria un messaggio che diceva: "Chiedo scusa, ma un maniaco mi perseguita. Fate sentire la vostra voce, dite chi siete, e se sono in casa vi risponderò; altrimenti lasciate un messaggio". C'era anche gente che s'incazzava, con me, perché facevo filtro in questo modo.
Adesso, di tanto in tanto, ogni sei o sette mesi, ha la notte che gli viene in mente di chiamarmi. Al massimo lo fa per due o tre notti. Poi gli passa (o si dedicherà a qualcun altro, non so).
Io non sono capace di avercela con lui. Sì, lo mando al diavolo, faccio in modo di non entrarci in contatto; ma non ho fatto quello che mi consigliavano un po' tutti: segnalarlo alla Telecom e/o alla Questura. "A che serve?", mi dico ogni volta che ci penso.
Quando il mio equilibrio è turbato, cosa che succede con una certa frequenza, penso a lui. Non penso a lui come a una persona, ma come una cosa. Il male che lo ha preso, ha fatto di lui una cosa. Non sto scherzando. Averci che fare, non è come aver che fare con una persona. E' diverso. M*A* è una cosa di male. Non è una persona malata.
Non so quanto vicino sono andato, io, nei miei personali turbamenti, a questo. Non tanto vicino, credo. Ma abbastanza vicino da spaventarmi a morte - spavento salutare, grazie al quale ho cominciato ad allontanarmi da questo.
Ci sono persone inaiutabili, temo.

Posted by giuliomozzi at 24.06.03 23:14 | TrackBack
Comments

si, ci sono. non puoi aiutare chi vuoi. non sei dio. neppure quando puoi aiutarli puoi salvarli. comunque non puoi salvarli per sempre. ci sono persone assolutamente inaiutabili, voglio dire. tutte le altre sono parzialmente inaiutabili.

Posted by: Cecilia Deni at 24.06.03 23:37

E' il segno distintivo di un bravo scrittore il fatto che i tuoi "aneddoti" - spero non suoni riduttivo se li definisco così - mi riportino ogni volta alla mente qualcosa che ho letto? Stavolta si tratta del primo racconto della raccolta Amori ridicoli di milan Kundera, non ho il libro sottomano per cui non riesco a rintracciare il titolo, ricordo bene comunque che era il racconto d'apertura (ho una memoria "spaziale" per la letteratura, forse una deformazione professionale, visto che sono uno storico dell'arte). Questa specie di "riamando continuo" - tra realtà o finzione dei tuoi racconti e la realtà delle "finzioni" che ho letto - mi fa impazzire ogni volta... grazie per condividere tutto questo con noi.

Posted by: Prometeo at 25.06.03 03:14

Oh Sant'Agostino, Oh Sant'Agostino!
Ma una volta, tout simplement, non si chiamavano predstinati?
E - sempre secondo Sant'Agostino - sono una massa.
Mica uno solo che ti telefona di notte.

Posted by: tasca at 25.06.03 08:42

ieri una cara amica mi scriveva: probabilmente questo non significa che non devi pensare a lui, o magari mandargli un segnale di fumo.
solo che chissa' come lo coglie, se lo coglie, come lo elabora... non puoi prevederlo, non puoi avere aspettative che vada come speri, o che non crei altri problemi. io credo ingenuamente che il segnale di fumo faccia bene a chi lo manda e anche a chi lo riceve. ma vai a sapere...

Posted by: monica at 25.06.03 09:48

per carità, monica, niente segnali di fumo a persone così. un filo di fumo per loro può essere un sasso, un invito a cena, una minaccia di morte, non lo sai. stai lontana, sono difficili da affrontare anche per chi è abbondantemente del mestiere, sono impossibili da aiutare anche per loro. quasi sempre.

Posted by: Cecilia Deni at 25.06.03 10:04

Secondo me quella gente è inaiutabile proprio perchè qualunque cosa fai viene deformata dalla loro mente. Niente è quello che sembra. E sei impotente. Queste persone mi fanno veramente paura.

Posted by: Emanuela at 25.06.03 11:23

non so cosa farei al tuo posto giulio...però penso che il tuo atteggiamento sia il migliore per scongiurare sbandate peggiori da parte di quell'uomo. Concordo quando dici che è totalmente inaiutabile, ma quello che mi chiedo è fino a quando continuerà a torturarti costringendoti a non rispondere al tuo telefono. Questa è una privazione della tua libertà e non puoi accettarla come tale.

Posted by: rossano at 25.06.03 11:25

sono appena uscita da una riunione di coordinamento tra medici di famiglia e psichiatri (facciamo una sperimentazione molto innovativa) ed abbiamo parlato a lungo del fatto che ci sono persone aiutabili e non aiutabili e che ogni volta che allarghiamo il numero di coloro che possiamo aiutare, per definizione rimane una piccola folla di persone che per molti motivi non aiuteremo mai.Nota che l'argomento non l'ho introdotto io. Sincronicità, giulio, ancora.

Posted by: Cecilia Deni at 25.06.03 15:49

Non credo che qualcuno sia per definizione inaiutabile, è l'alibi di chi si sente "normale" Forse tutti abbiamo bisogno di aiuto e siamo capaci di riceverlo e non siamo del tutto "normali"

Posted by: Annarita at 25.06.03 15:57

Una cosa è certa: ha un fegato di acciaio.

Posted by: Briciolanellatte at 25.06.03 18:34

Tempo fa ho letto una riflessione di Carlo Maria Martini che mi ha molto colpito. In questo scritto il cardinale Martini parlava dell'esperienza del male e delle forme in cui oggi il male si manifesta. E individuava nel disagio psichico, in particolare nella diffusione della depressione - come perdita del senso e perdita della capacità di attribuire senso alle proprie esperienze - una delle sedi privilegiate del male. Questa osservazione, a suo tempo, mi ha ricordato il film di Altman, "America oggi", in cui il telefono assurge ripetutamente a strumento, asettico e perciò tanto più demoniaco, di aggressione e violenza, veicolo principe di contaminazione di senso esploso. Oggi, nel leggere il tuo racconto e la tua impressione di avere a che fare con il male, Giulio, mi sono tornate in mente le parole di Martini e le immagini di Altman.

Posted by: Giovanna Zoboli at 26.06.03 17:28
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