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14.06.03

Festa

Ieri sera sono andato a una festa. Un posto bello, un club con piscine e campi da tennis. Stavamo all'aperto, il buffet era sotto il salice, c'erano le sdraie. A una cert'ora è venuto anche un forte vento, di quelli che precedono il temporale: non abbiamo avuto il temporale, ma abbiamo avuto un po' di fresco.
La festa era per la pubblicazione del primo libro d'un ragazzo mio concittadino.

C'era un sacco di gente, tutti amici suoi di quando faceva l'avvocato, o di quando giocava a rugby, o di quando, che so, faceva questo o quello. Gente bella, già ben abbronzata, dalle voci forti.
Io, tecnicamente, lì, rappresentavo l'editore.
Sono arrivato puntuale, mi sono messo a un tavolino con Massimiliano e Vasco, e ho bevuto vino bianco. Un paio d'ore dopo ci hanno raggiunti Alberto e Umberto. Un altro paio d'ore dopo me ne sono andato.
Non sono adatto alle feste.
Si poteva comperare il libro, a un prezzo speciale. Tutti si sono buttati, e così c'erano questi che per tutta la festa hanno continuato a girare con il libro in mano, senza sapere bene che cosa farsene. Una tipa ne aveva comperate tre copie, continuava a mollarle in giro, su un tavolino o su una sdraia, e poi a ricordarsene all'improvviso e cercarle.
Vasco ha lette delle poesie sue, ma ha cominciato citando la più celebre poesia di Freak Anthony, intitolata Incomunicabilità: "Togliti le mutande che ti devo parlare". Vasco ha una grazia felicissima nel declamare le sue schiocchezze. Materiali verbali minimissimi diventano, nella sua voce e nel suo gesto, vera poesia. Nelle librerie a metà prezzo potete trovare ancora, con un po' di fortuna, il suo libretto Non urlare che mi rovini il prezzemolo, Studio Tesi. Lui è Vasco, Vasco Mirandola.
Il ragazzo al centro della festa, no l'ho quasi visto. Era sempre circondato dai suoi amici, specialmente quelli del rugby, tutti in maglietta rossa.
La decorazione della torta riproduceva la copertina del libro.
Ecco: non ho nessuna immagine precisa, di questa festa. Stavo lì, ma non c'ero. C'era un sacco di gente, ma non ho conosciuto nessuno. Era una festa importante anche per me, ma mi sono annoiato. Ero contento per il ragazzo che l'aveva organizzata, per il suo libro che è finalmente in libreria, per lui che con questo libro ha fatto un passo importante nella sua vita: e tutte le persone che gli giravano attorno mi sembravano mostruose.
A un certo punto l'hanno anche spogliato e buttato in piscina. I veri professionisti delle feste fanno così, mi hanno detto. Togliti le mutande che ti devo festeggiare.
Mah.
Devo andare a letto più presto.

Posted by giuliomozzi at 14.06.03 11:06 | TrackBack
Comments

esistenza dell'inesistente, ancora una volta :-)

Posted by: manu at 14.06.03 11:26

Io mi sono divertito alle feste dai 14 ai 22 anni. Per il semplice fatto che ero parte indissolubile del gruppo che le organizzava. Poi perché non avevo la morosa e per cui festa = sesso. Le feste sono fatte per quelli che le organizzano, non per gli invitati. Le feste sono fatte per fare sesso, perché una festa senza sesso è un film in cui ti addormenti proprio negli ultimi dieci minuti o un libro a cui mancano le ultime dieci pagine. Le feste sono fatte per chi si sbronza, perché sopportare una qualsiasi festa da invitato restando sobrio è come mangiare il riso un chicco alla volta (cosa che per altro faceva mia nonna materna, portando allo sfinimento i commensali che la stavano a guardare per circa venti minuti, finché l'ultimo granellino di riso era sparito dal suo piatto). Le feste, fondamentalmente, sono fatte, non certo fatti, eventi, accadere qualunque.

Posted by: Roberto Tossani at 14.06.03 12:14

mica tutte le feste sono uguali. dipende da chi c'e. e soprattutto da chi non c'è.
sarebbe molto molto lungo discutere su come organizzare una festa a cui gli invitati si possano divertire. si tratta di una attività difficile e ad alta specializzazione. quella festa non era adatta a te.
io alle feste giuste mi diverto, ma nessuno butta nessuno in piscina, però

Posted by: Cecilia Deni at 14.06.03 23:25

Meno male che qualche volta qualcuno lo dice che gli amici degli scrittori, soprattutto quelli emergenti, sono MOSTRUOSI.
Condivido

Posted by: diana at 16.06.03 21:15


hmm...:?

Posted by: Meridian at 16.08.05 20:53
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