A un mio amico che da dieci anni lavora part-time in una grande azienda della distribuzione (dove il lavoro part-time è l'ordinario, il full-time l'eccezione) è stata fatta, qualche settimana fa, la seguente proposta:
"Guarda, tu qui sei uno dei dipendenti più antichi. Hai ancora il contratto vecchio: a tempo indeterminato, con gli scatti di anzianità, gli orari rigidi di quattro ore a pomeriggio, eccetera eccetera. In somma, un'anticaglia. Sei l'unico che è rimasto a quella roba lì. In direzione ci fanno anche storie, per qusto. Bisognerebbe fare così: tu ti licenzi, stai un mese a casa così non c'è la continuità, e poi ti riassumiamo con un contratto a termine per un anno, quindi niente anzianità, sempre sedici ore ma flessibili, cioè ti diamo l'orario settimana per settimana, con possibilità di cambiarlo con preavviso il giorno prima, le quattro ore al giorno ma eventualmente separabili, tipo due al mattino e due al pomeriggio. Però in quel mese che stai a casa non ti paghiamo la liquidazione, e quando ti riassumiamo tu chiedi il riversamento nel contratto nuovo, così non dobbiamo cacciare i soldi. Eh, ti va? Così hai un contratto più moderno, ti togliamo via quella roba vecchia che hai adesso".
Per i suoi colleghi, il mio amico è un privilegiato. Se gli dicessero: "Caro nostro, dicci perché tu devi essere meno precario di noi. Facciamo le stesse cose, ma noi abbiamo orari peggiori e tu guadagni di più. Facciamo lo stesso lavoro, ma noi annualmente stiamo un mese a casa senza sicurezza di riaverlo, tu invece vai tranquillo col tuo tempo indeterminato".
Il padronato trae vantaggio da una guerra tra poveri in cui il non garantito combatte contro il garantito (o, se preferite, il più precario combatte contro il meno precario). L'incertezza diffusa è tale, che il non garantito non percepisce più (come avveniva trent'anni fa) il garantito come "uno che ce l'ha fatta, ad avere ciò che è giusto avere", cioè certi diritti, ma come "uno che pretende di avere un diritto di proprietà su qualcosa che deve restare libero", cioè sul lavoro.
Il referendum mette in piazza proprio questa guerra. Tutti coloro che hanno un lavoro fisso, andranno a votare "sì" per tutelare i loro diritti (o i loro privilegi). Non lo faranno per dichiarare la volontà di estendere ad altri i loro stessi diritti (o privilegi): e se diranno che lo fanno per quello, saranno scarsamente credibili.
Come atto di comunicazione (viviamo nella società della comunicazione, no?) questo referendum è pessimo.
Guerre tra poveri di questo tipo, ce ne sono già state. Negli anni recenti, ad esempio, nel settore meccanico, tra l' "aristocrazia operaia" (gli operai specializzati, con tanta anzianità, iscritti al sindacato e magari con cariche sindacali, ecc.) e i "nuovi" entrati in fabbrica con l'apprendistato, basse qualifiche, i contratti di formazione e lavoro, le agenzie di lavoro interinale.
A sud della mia città, nella Bassa Padovana, ci sono moltissimi piccoli mobilifici. Lì il lavoro nero è sempre stato la regola. Fino a pochi anni fa in numerose imprese, mi ricordo (ho lavorato sette anni in un'associazione datoriale), c'era un solo dipendente in regola: la ragazza che teneva i conti. Queste imprese, negli ultimi anni, si sono riempite di immigrati africani. Un amico sindacalista (della Cisl) mi ha detto pochi giorni fa: "I lavoratori africani, pressoché tutti non in regola, sono ormai tanti quanti i lavoratori italiani". Non per nulla in quelle zone la Lega raccoglie vagonate di voti: raccoglie i voti degli imprenditori, che vogliono gli africani ma non vogliono che gli africani abbiano diritti; e i voti dei lavoratori, per i quali gli africani sono i concorrenti più temibili.
Per questi ragazzi africani, il sindacato è un nemico peggiore del padrone. Perché loro capiscono benissimo: il sindacato vuole che loro abbiano diritti, quindi finirà con l'impedire che loro abbiano lavoro. E, al momento attuale, a loro importa molto più del lavoro che dei diritti.
Come modo per decidere, questo referendum continua a sembrarmi un pessimo modo.
Si può radicalizzare uno scontro solo se la propria parte è compatta. Qui abbiamo una radicalizzazione dello scontro attuata da una parte della parte meno compatta. Auguri e figli maschi.
Nel frattempo, il governo provvederà a ristrutturare completamente il mercato del lavoro, e la natura del lavoro stesso, per mezzo di una legge delega intitolata, per così dire, alla memoria di un rompicoglioni.
Il quale, vale la pena di ricordarlo, era stato chiamato a collaborare con il ministero del Lavoro da Tiziano Treu, ministro nel governo D'Alema.
Lo dico in tutta sincerità, io non so proprio cosa votare. il primo lavoro che ho avuto è stato a tempo determinato, in una piccola azienda che si teneva a galla come poteva. Mi hanno assunto solo perchè sapevano che non dovevano tenermi per forza per sempre, altrimenti avrebbero stretto i denti e avrebbero fatto senza di me e senza nessun altro. Non era molto etico, ma ho vissuto per due anni di quel lavoro, ho imparato qualcosa e mi è servito per trovarne uno migliore.
Se vince il sì ho paura che quelli che hanno un lavoro saranno più garantiti ma quelli che non ce l'hanno lo troveranno con più difficoltà, se vince il no....
ahimè, che tempi tristi
Se voti sì ti schieri dalla parte di una vetera e superata visione del lavoro che non corrisponde più alla realtà (anche se per principio andava difeso l'articolo 18 un anno fa, adesso no, adesso basta: il mercato del lavoro non c'entra più niente con quelle meravigliose, ma ormai antiquate tutele dei lavoratori).
Se voti no dai ragione alla Confindustria e al governo che non faranno niente per mettere a posto i diritti dei "nuovi" lavoratori, dato che non gli conviene, gli va benissimo che la precarietà sia l'arma di ricatto e di lotta di classe all'interno della stessa classe (e poi, appunto, il nord-est ha fatto i soldi grazie all'elusione fiscale, il lavoro nero e i sindacati fuori dalle fabbriche).
Se ti astieni (io mi astengo) non hai risolto ancora niente e in più ti senti un mona.
Prenderei Bertinotti e gli altri promotori di questo referendum e guardandoli negli occhi ri-riciterei l'ormai pluri-ri-ricitata frase di Moretti, che però per noi vetero-anarchici di sinistra è sempre, purtroppo, odiosamente attuale: "Va bene, continuiamo così, continuiamo a farci del male".
Faccio molta fatica a capirvi.
Qui non si tratta di una complicata questione ingegneristico-giuridica.
Si tratta di una cosa molto più terra a terra e - allo stesso tempo - iperurania.
Un diritto è un diritto è un diritto come - più o meno - a rose is a rose is a rose.
E non conosce limitazioni.
Come può non turbare il vostro senso etico il fatto che una cosa fosse garantita solo oltre una certa soglia numerica?
Chi se ne fotte di bertinotti che - fra l'altro - è solo uno dei proponenti di questo referendum?
(Così, tanto per fare chiarezza, c'è la FIOM, per es. e se vi sembra poco ... ah, ma già, la FIOM e retrò.)
Il quesito, quindi, era di una semplicità assoluta
e comportava una scelta etica assoluta.
Poi molti - quasi tutti - hanno cercato di oscurarne il senso tirando in ballo chi le anime belle piccoloimprenditoriali chi il dogma dll'Immacolata Concezione.
Perchè, invece di menare scandalo per una cosa così ovvia, non avete (è un "voi" retorico, ovvio) trovato di che stracciarvi le vesti quando
un paio di sindacati (FIM e UILM) nettamente minoritari all'interno della categoria dei metalmeccanici, hanno deciso di siglare un contratto generale che tutti li riguarda senza neanche sognarsi di sottoporlo - minimo - a referendum approvativo?
Di solito, quando si rifiutava questa scontata minima procedura democratica si ricorreva alla "democrazia rappresentativa" e si diceva: siete voi che ci avete eletti: aspettate le prossime elezioni e ci sbattete fuori dalle palle.
Ma, in questo caso, chi ha eletto quelli della FIm e della UILM?
Voi capite che è come se i DS, la Margherita,
e l'UDC firmassero, per conto loro, dei nuovi patti lateranensi?
Scusate la foga.
Posted by: tasca at 15.06.03 19:47"e poi, appunto, il nord-est ha fatto i soldi grazie all'elusione fiscale, il lavoro nero e i sindacati fuori dalle fabbriche"
"Non per nulla in quelle zone la Lega raccoglie vagonate di voti: raccoglie i voti degli imprenditori, che vogliono gli africani ma non vogliono che gli africani abbiano diritti; e i voti dei lavoratori, per i quali gli africani sono i concorrenti più temibili."
caspita, che analisi profonde.davvero degne. e soprattutto oggettive. complimenti
Posted by: umberto at 16.06.03 01:35Caro Umberto, la mia non è un'analisi sul nord-est: è la realtà della terra dove vivo e dove ho lavorato per più di dieci anni facendo il copy e quindi avendo a che fare con le piccole-medie imprese della zona.
Potrei portare vagonate di prove.
Tutto qui.
Per Umberto. 1. Ho lavorato per sette anni, come ho detto, in un'organizzazione datoriale veneta, al livello regionale. Ero nell'ufficio stampa. Ho visto con i miei occhi, se così si può dire, lo scambio politico. Mi ricordo il ministro delle finanze Visentini che, a tavola, dopo un convegno sulla semplificazione delle scritture contabili-fiscali, si mette a fare i conti con i segretari regionali della Confartigianato e della Cisl su quante "provvidenze di fatto" alle aziende venivano dispensate attraverso la non repressione dell'"illegalità diffusa"... Lui le chiamava (a tavola, non certo nelle dichiarazioni ufficiali) proprio così: "provvidenze di fatto", "illegalità diffusa". (Visentini era uno che se intendeva, di scambi. All'epoca lui era presidente - se non sbaglio - della Cir, l'holding che controllava l'Olivetti. Durante il suo ministero divenne obbligatorio lo scontrino fiscale. Quanti registratori di cassa ha venduti, l'Olivetti, quella volta?).
2. E allora, perché la Lega ha prese, e ancora prende in parte, vagonate di voti nella Bassa Padovana e, in generale, nelle aree "depresse" o, secondo il linguaggio burocratico,
"insufficientemente sviluppate"? Nel 1983 lavorai, nell'ambito dell'Iris (Istituto interventi e ricerche nel sociale: un'associazione di giovani studiosi alla quale partecipavo), a una ricerca sulla distribuzione e le motivazioni del voto. Nel 1983 la Lega (anzi, la Liga Veneta) si era affacciata per la prima volta alle elezioni, buscando un notevole 7% circa. Contrariamente a tutto ciò che si diceva in giro, scoprimmo che tre quarti di coloro che avevano votato Liga avevano votato, la volta precedente, Pci. Negli anni successivi la "base" della Liga/Lega si è allargata; ma una certa quota di voto di "poveri contro poveri" le rimane (non certo a Treviso; ma nelle "aree depresse" sì). Queste cose si vedono abbastanza bene anche nell'analisi del "voto differenziale" (cioè del voto dato a un partito nel proporzionale, e a un candidato d'altro partito nell'uninominale): i votanti Lega all'uninominale, quando nel proporzionale votano non Lega, vanno preferibilmente liste dell'Ulivo. Così da un lato esprimono una posizione razzista, dall'altro esprimono una richiesta di solidarietà sociale... ma solo per i Bianchi Padani! Ottimi articoli su questi argomenti si trovano nei "Quaderni dell'osservatorio elettorale" della Società di studi elettorali (http://www.studielettorali.it),disponibili gratis in rete all'indirizzo: http://www.regione.toscana.it/cif/quaossel/indicqua.htm.
Ovviamente un blog compilato giorno per giorno (e dedicato, per mia scelta, più alla perplessità che all'affermazione) non è esattamente la sede in cui uno si mette a scrivere le sue cose con tabelle di dati e appendice bibliografica. Si cerca di essere semplici e intuitivi. Il che significa, inevitabilmente, essere anche un po' imprecisi e non particolarmente profondi.
Il Corriere della Sera, il 18.04.2002, due giorni dopo lo sciopero generale di 8 ore,
proclamato perfino da Angeletti Luigi
e Pezzotta Savino, beh, il Corrierun pubblico` alcune interviste confezionate nei giorni precedenti all'ex Omnitel ora Vodafone.
Il titolo dell'articolo era:
"L'art.18? Roba del passato, un altro mondo.
Per noi del call center la flessibilita` e` la regola."
Tutte interviste a gente che non aveva scioperato. La triste cantilena dell'ambiente eternamente gggiovane, ecc.
L'articolo si chiudeva con le parole di un ventiquattrenne siciliano appena emigrato,
che naturalmente non aveva scioperato.
Lavorare nei week end non gli dispiaceva,anzi
"si guadagna di piu` ed e` meglio che stare a casa da solo."
Mi ha ricordato l'esergo de "La ragazza Carla" di Elio Pagliarani:
"Un amico psichiatra mi riferisce di una giovane impiegata tanto poco allenata alle domeniche cittadine che, spesso, il sabato, si prende un sonnifero,opportunamente dosato, che la faccia dormire fino al lunedì.
Ha senso dedicare a quella ragazza questa “Ragazza Carla”?"
Beh, adesso bisogna dosare meglio il sonnifero per il riposo infrasettimanale, durante
il quale, soprattutto, occorre consumare.
sabato notte rientro tardissimo, levo il trucco, scrivo (lettere e blog), infilo la camicia da notte, erano le treetrenta. il treno per votare era alle seiequaranticinque, con sveglia due ore prima. non sono mai partita, ho perso quello e il successivo e il successivo del successivo poi ho detto ai miei arrivo per pranzo ma erano arrabbiati, credo. non mi sono svegliata in tempo perchè la politica mi fa schifo, credo (e non è solo colpa di un referundum sbagliato o di una serata di bisboccia)
Posted by: Annarita at 16.06.03 10:50Dopo tre giorni "roventi" solo climaticamente, eccovi i risultati simbolici dell'espressione del voto dei miei concittadini del seggio 237
totale aventi diritto al voto 864
totale votanti ref. 1 371 ref 2 374 (circa il 43% degli aventi diritto)
totale SI ref 1 (art. 18) 332
totale NO ref 1 30
totale SI ref. 2 (elettrodotti) 312
totale NO ref 2 56
restanti schede bianche o nulle
Credo si commentino da soli.
Con la politica dell'astensione la DC avrebbe vinto i referendum sul divorzio e sull'aborto, ammettendo che il tasso di astensionismo abituale fosse stato paragonabile a quello odierno.
Ogni popolo si merita il proprio governo, senza nessuna eccezione a questa regola.
affettuosamente esausta una non più ventenne
Cecilia
P.S. giulio, per quel che conta concordo con quanto hai scritto
hmm...:?
Posted by: watch me at 01.09.05 02:22